Marcegaglia: ora Monti convinca i partner europei
ROMA Due ore di sciopero generale, tanto per cominciare. Anzi quattro. Perché all'annuncio della protesta Cisl, Uil, Ugl contro la manovra del governo, ha risposto subito dopo la Cgil che ha raddoppiato: quattro ore con manifestazioni dinanzi alle prefetture dei capoluoghi di provincia. Tutte concentrate su lunedì prossimo. Un evidente botta e risposta, quasi una ripicca, come farebbe anche pensare una nota della confederazione di corso d'Italia e che la dice lunga sullo stato dei rapporti intersindacali: «Abbiamo proposto a Cisl e Uil di decidere insieme iniziative per cambiare la manovra e la risposta ci è arrivata tramite conferenza stampa con relative autonome decisioni». Tutte e quattro le confederazioni comunque scavalcate dalla Fiom perché il segretario generale, Maurizio Landini, si è impegnato a chiedere oggi alla direzione nazionale di far coincidere lo sciopero di otto ore contro la Fiat con una protesta per stoppare l'azione di governo. Via libera, invece, da Confindustria.
E' agguerrito il fronte sindacale: non ha digerito le misure su previdenza e fisco. Ma ancor di più non ha digerito il fatto che Monti e i suoi ministri non abbiano voluto aprire uno straccio di discussione. Altro che concertazione. «Il premier - è la testimonianza riportata da Bonanni e Angeletti in conferenza stampa - ci ha spiegato che non c'era tempo mentre ci ha promesso un confronto sul mercato del lavoro». «A Monti e alla Fornero - ha sottolineato il leader della Cisl - rispondo che il sindacato non esiste solo per licenziare la gente ed ha un ruolo come parte sociale solo per difendere i lavoratori». Come dire, ha proceduto senza consultarci per gli interventi sulla previdenza e sul fisco, si prenda allora la stessa responsabilità anche in tema di lavoro. Avverte Bonanni: «Se è stata commissariata la politica, il sociale non si farà commissariare». La Cgil ritiene che «la manovra contenga novità positive (crescita e infrastrutture) e molte parti gravi che non la configurano come equa, ma che carica su lavoratori e pensionati (già colpiti dalle precedenti manovre) un onere pesantissimo». E ancora «la non indicizzazione per le pensioni più basse è una tassa sulla povertà, l'anzianità a 40 anni diventa impraticabile, addizionali e accise spostano sui soliti noti la tassazione». E chiede al Parlamento di correggere la griglia degli interventi. I segretari generali si vedranno domani mattina.
«Se la Cgil sarà con noi - assicurano Bonanni e Angeletti - ne saremo felici, altrimenti andremo avanti da soli. La Cgil deve dimostrare di voler condividere le nostre strategie». Il timore, per la verità fatto soltanto immaginare, è che la Cgil preferisca coagulare il malcontento e, successivamente, farlo decantare in una protesta di otto ore a tutto campo. Per fini magari immaginabili. Al di là delle tattiche e delle strategie, i sindacati giudicano le misure «ingestibili, senza equilibrio, servono solo per fare cassa sulle spalle di lavoratori e pensionati». Per Angeletti l'intervento sulle pensioni è una autentica beffa: «Le donne saranno costrette a lavorare di più per guadagnare di meno dopo l'introduzione del sistema contributivo. Il governo dovrebbe sapere che noi le pensioni ce le paghiamo perché quando firmiamo i contratti li firmiamo al lordo, contributi compresi». Secondo il leader della Uil il nuovo esecutivo avrebbe dovuto dare il buon esempio tagliando la spese della politica: «Avremmo recuperato cinque miliardi». Una valutazione non condivisa da Confindustria. Il presidente, Emma Marcegaglia, conferma il giudizio positivo sulla manovra: «Capisco che certe scelte forti provochino sacrifici e cambiano le aspettative di vita di alcune persone, ma la riforma delle pensioni andava fatta perché avevamo un sistema sbilanciato. Non sarà più necessario intervenire. Adesso Monti deve convincere i partner europei che noi i sacrifici li abbiamo fatti e tocca a loro salvare l'euro. Siamo ancora in pericolo. Non è che abbiamo risolto tutti i problemi». Per Confcommercio la manovra cerca di perseguire «rigore ed equità», ma è «pesante» perché lega agli aumenti dell'Iva la garanzia sui 16 miliardi di maggiori entrate.