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Data: 06/12/2011
Testata giornalistica: Il Centro
Campo: a rischio anche una quota dei Fas. I sindacati bocciano la stretta sulle pensioni: nessun intervento su patrimoni e crescita

Da chiarire se il taglio ai trasferimenti delle Regioni comporti una riduzione del fondo per le aree sottoutilizzate

PESCARA. «L'Abruzzo rischia di perdere un pezzettino dei Fas. E' necessario chiarire, infatti, se il taglio di due miliardi e 100 milioni di euro ai trasferimenti verso le Regioni a statuto ordinario comporti anche una riduzione dei fondi per le aree sottoutilizzate, che nel nostro caso, in base alla chiave di riparto, potrebbe aggirarsi attorno ai 27 milioni di euro». E' questo, secondo il segretario regionale della Uil, Roberto Campo, uno dei rischi che l'Abruzzo corre con la manovra finanziaria varata dal governo Monti. Sono soprattutto i sindacati, sia pur consapevoli della necessità di un provvedimento drastico, a essere scettici.
Lo strumento economico presentato dall'esecutivo nazionale, quanto All'annunciato trinomio «rigore, crescita e equità» appare infatti tutto sbilanciato verso il rigore. «Sull'equità e la crescita» afferma Campo «non ci siamo proprio: pochi tagli ai costi della politica, minimo disboscamento dei privilegi, nulla è stato fatto per alleggerire il fisco rispetto a lavoratori e pensionati». La manovra, secondo il segretario Uil Abruzzo, presenta una serie di misure che sarebbero addirittura a carattere recessivo, «oltre che ingiuste», sostiene ancora Campo «come, ad esempio, quella del blocco dell'adeguamento delle pensioni all'inflazione».
Parole analoghe arrivano dal segretario della Cisl, Maurizio Spina, che annuncia iniziative di mobilitazione. «Volevamo una manovra rigorosa» dice Spina «in direzione dello sviluppo e dell'equità: troviamo il rigore, ma mancano l'equità e il confronto, con il rischio di mettere in discussione lo sviluppo. Il governo» prosegue il segretario Cisl Abruzzo, «non ha avuto il coraggio di fare i tagli necessari. È indispensabile che la Regione si attrezzi con tutte le iniziative possibili per mettere in campo le risorse disponibili».
Parla di una manovra «assolutamente iniqua» e annuncia la mobilitazione il segretario della Cgil Abruzzo, Gianni Di Cesare, secondo il quale «non può essere questa la strada. Siamo alla quarta finanziaria di emergenza, nessuno ha fatto un ragionamento strutturale. Che prospettive di sviluppo ci aprono per il 2012?» si chiede Di Cesare, «nessuna, anzi è facile ritenere che no non possa esserci alcuna crescita. L'Abruzzo, con tutte le sue debolezze strutturali, s'inserisce in un contesto di questo tipo. Mi domando cosa possa venire di buono da questa situazione».
Dal fronte politico arrivano i commenti più positivi alla stretta del governo Monti. «Per l'Abruzzo cambia relativamente poco», dice il vicepresidente del Consiglio regionale, Giovanni D'Amico (Pd), «ma può essere l'occasione per far uscire la regione dalle sue storiche emergenze e far ripartire lo sviluppo». Il politico del Pd trova però altri motivi di dissenso: «Ci sono state forti pressioni del centrodestra perché il governo non intervenisse con la patrimoniale».
Per Alfredo Castiglione, c'era da aspettarsi la nuova ondata di sacrifici. Il vicepresidente della Regione (Pdl) riflette sulla stretta del governo in tema previdenziale. «Modifiche», commenta «che solo un governo tecnico poteva affrontare. Personalmente però avrei limato i cambi sulle pensioni e avrei aggredito i grandi patrimoni». Quanto all'Abruzzo, per Castiglione «molto potrebbe cambiare in tema di liberalizzazioni nel commercio».
Esprime un giudizio complessivamente positivo, nonostante alcuni evidenti limiti, il presidi Confindustria Chieti, Paolo Primavera. «Mi sarei aspettato tagli più consistenti ai costi della politica e alla burocrazia», aggiunge il vicepresidente regionale degli industriali «erano necessarie azioni più coraggiose. E sarebbe stato opportuno cancellare completamente l'Irap, che penalizza la crescita, per rilanciare le imprese e l'occupazione».
Considerando la situazione del Paese, il direttore regionale di Confesercenti, Enzo Giammarino, dice di voler valutare positivamente la manovra nonostante presenti «aspetti sui quali non si può essere d'accordo. Ho apprezzato molto i barlumi di equità», osserva, «ma sono gocce in un mare di lacrime. La Regione, ora, modifichi la bozza del Documento di programmazione economica e finanziaria, che era priva di contenuti, perché l'Abruzzo è ben più febbricitante e debole del governo nazionale».

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