L'AQUILA. Il Vaticano esamina il dossier D'Ercole. Nuove carte a Roma, nei sacri palazzi, sulle vicende della Fondazione Abruzzo solidarietà e sviluppo che vede il vescovo ausiliare indagato per false informazioni al pm e rivelazione di segreti inerenti a un procedimento penale.
GLI ATTI. Le carte del caso-D'Ercole sono approdate sia in Segreteria di Stato, dove il presule originario di Rendinara di Morino ha operato per 20 anni, sia alla Congregazione per i vescovi oltre che alla Cei, la Conferenza episcopale italiana. Del dossier fanno parte anche gli articoli di stampa sulla vicenda della tentata truffa per accaparrarsi i 12 milioni di euro di fondi destinati ad attività e realizzazioni di strutture di carattere sociale che ha portato agli arresti domiciliari (misura cautelare attenuata in una fase successiva) del professore romano Fabrizio Traversi e del medico aquilano Gianfranco Cavaliere. Lo stesso D'Ercole, poi, dopo una prima relazione, ha riferito a Roma le ulteriori novità dell'inchiesta rappresentate prima dall'iscrizione nel registro degli indagati e poi dal secondo interrogatorio reso davanti al pubblico ministero Antonietta Picardi titolare del fascicolo.
LE CONFERME. La conferma che il caso del suo ausiliare sia all'attenzione anche dei vertici dell'episcopato italiano arriva direttamente dalle parole dell'arcivescovo metropolita Giuseppe Molinari, il quale ne ha parlato, appena un mese fa, con il capo dei vescovi italiani, il cardinale Angelo Bagnasco, nel corso di una visita del porporato ad Avezzano in occasione del centenario dell'Azione cattolica. «Il cardinale mi ha chiesto: "ma che c'è di vero?". Questo», sintetizza Molinari, «fa capire che, per i vertici della Conferenza episcopale, questo non è il primo problema», come sostiene lo stesso arcivescovo nel corso di un'intervista rilasciata a Mario Narducci e trasmessa su TvUno.
«INGIUSTAMENTE». Nella stessa circostanza Molinari è tornato sulla solidarietà espressa all'indagato Silvano Cappelli nel corso della sua visita pastorale a San Demetrio ne' Vestini. «Per non essere frainteso ulteriormente», dice Molinari, «io rispetto la magistratura e mi auguro che possa arrivare il più presto possibile a dire una parola definitiva e chiara su questa vicenda. È vero, ho detto una parola di incoraggiamento al sindaco visto che anche lui è rimasto coinvolto in questa vicenda. Anche perché io mi sento responsabile nei confronti di tutti i sindaci che sono entrati in questa fondazione fidandosi della presenza dei vescovi e io, come loro, mi son fidato e tutti ci siamo fidati. Nelle mie parole non c'era nessun disprezzo della magistratura. C'era solo solidarietà umana a una persona che ingiustamente sta vivendo un momento difficile. Secondo me ingiustamente perché mi auguro che si arrivi al più presto a una chiarificazione. Non volevo sfidare la magistratura. Lontane da me queste intenzioni».