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Pescara, 10/04/2026
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07/12/2011
Rassegna.it
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Il Decreto salva Italia (Le pensioni) - Pensioni: l'equità non c'è. Stop alle rivalutazioni, anzianità, contributivo, donne: ingiustizie per tutti. |
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Anche per i giovani: l'età del pensionamento di vecchiaia si spingerà oltre la soglia dei 70 anni
Il nuovo Governo, all'atto del suo insediamento, aveva proclamato che sulle pensioni non si sarebbe fatto "cassa" e si sarebbe seguito il criterio dell'equità. Il Decreto appena approvato dal Consiglio dei Ministri, invece, continua a "fare cassa" con le pensioni e dell'equità non c'è traccia. Si colpiscono, infatti, i pensionati con il blocco delle indicizzazioni superiori a due volte il trattamento minimo, si bloccano, di fatto, le uscite elevando considerevolmente il pensionamento di vecchiaia e superando la soglia dei 40 anni contributivi, si inaspriscono le norme per il pensionamento delle donne sia del settore pubblico che di quello privato. Vediamo in concreto di cosa si tratta. Avremo comunque modo di tornare su questi argomenti appena avremo esaminato con attenzione il testo definitivo del decreto.
In primo luogo, nel biennio 2012 e 2013 la rivalutazione delle pensioni è riconosciuta solo nella misura del 100% ai trattamenti di importo complessivo fino a due volte il minimo. Al di sopra, per due anni, non c'è alcuna rivalutazione. Si colpiscono così i redditi dei pensionati che da anni vedono ridotto il potere di acquisto delle loro pensioni.
Per accedere alla pensione di anzianità viene superata la soglia dei 40 anni di contributi versati: nel 2012 ci vorranno 41 anni e un mese per le donne, 42 e un mese per gli uomini. Nel 2013 tale requisito è aumentato di un mese e nel 2014 di un ulteriore mese. Ma su questo punto ci sono altre considerazioni da fare. In primo luogo, se da un lato viene accantonata la finestra a scorrimento, dall'altro viene confermato il legame automatico del pensionamento all'aspettativa di vita. Questo automatismo, come è noto, comporta un incremento, che scatterà nel 2013, di ulteriori tre mesi per il pensionamento.
Il secondo incremento scatterà nel 2016 e sarà di ulteriori 4 mesi. Nel 2013 l'incremento dell'età pensionabile legato all'aspettativa di vita diventerà biennale, così come la revisione dei coefficienti. Va rilevato che nell'attuale normativa il legame automatico con l'aspettativa di vita non si applicava ai lavoratori con 40 anni di contributi (41 con la finestra a scorrimento). Ora, invece, si applicherà anche a loro con il risultato evidente di spingere sempre più in alto l'età di pensionamento anche delle lavoratrici con 41 anni e 1 mese di contributi e dei lavoratori con 42 anni e 1 mese. Inoltre per queste lavoratrici e per questi lavoratori sono previste delle penalizzazioni del 2% per ogni anno di anticipo nell'accesso al pensionamento rispetto all'età di 62 anni. Come è del tutto evidente ciò rappresenta un ulteriore colpo per le pensioni di anzianità maturate dopo più di 40 anni di lavoro e di contributi versati.
Dal 1° gennaio 2012 l'età di pensionamento degli uomini viene fissata entro una soglia che va dai 66 anni ai 70 anni. Ciò ha come effetto immediato che un lavoratore che maturava i requisiti per il pensionamento nel 2012 con quota 96 (61+35) dovrà aspettare ancora ben 5 anni prima di andare in pensione. Per le donne del settore privato la soglia per la pensione di vecchiaia viene fissata fra i 62 e i 70 anni. La soglia dei 62 anni crescerà progressivamente fino ad equiparare nel 2018 quella degli uomini a 66 anni. Ciò può produrre una rincorsa continua, Ad esempio: una lavoratrice del settore privato che nel gennaio 2012 ha 60 anni di età e 36 di contributi avrebbe raggiunto la pensione di vecchiaia il 1° febbraio 2013. Con quanto previsto dal decreto potrà andare in pensione di vecchiaia a 66 anni e 1 mese nel 2018.
Particolarmente penalizzante è la condizione delle donne del settore pubblico. Con la normativa attuale sarebbero andate in pensione dal 1° gennaio 2012 a 65 anni, con un salto immediato di 4 anni rispetto ai 61 vigenti. Con il nuovo decreto si aggiunge un ulteriore anno portando così l'età del pensionamento a 66 anni.
Come abbiamo già rilevato viene confermato l'automatismo del legame automatico del pensionamento con l'aspettativa di vita. Tale automatismo farà si che nel 2021 l'accesso al trattamento pensionistico avverrà a 67 anni. Inoltre sarà adeguata agli incrementi della speranza di vita anche la soglia dei 70 anni. Ciò vuol dire che l'età del pensionamento di vecchiaia si spingerà oltre alla soglia stessa dei 70 anni. Fatto, questo, che riguarderà, in particolare, le generazioni più giovani.
Spingendo così in alto l'età di pensionamento si mettono a rischio lavoratori in mobilità lunga, in mobilità ordinaria, lavoratori del credito titolari di assegno straordinario di sostegno al reddito, cassa integrati a zero ore, disoccupati, prosecutori volontari, donne e uomini, cioè, in età anziana che rischiano di trovarsi senza lavoro, senza più ammortizzatori sociali, difficilmente ricollocabili, senza reddito, con tutto ciò che questo significa in termini di costi sociali.
Infine, se si fosse seguito davvero il criterio dell'equità si sarebbe dovuto procedere in ben altra direzione. Ad esempio, mentre il Fondo lavoratori dipendenti risulta in attivo, il fondo dei dirigenti di azienda presenta un deficit di 3 MLD e 495 milioni di euro. Mentre la gestione dei lavoratori parasubordinati è in attivo per 8 MLD quella del mondo del lavoro autonomo è in forte deficit. Così il fondo dei lavoratori dipendenti finisce con il ripianare il debito del fondo dei dirigenti di azienda e la gestione dei parasubordinati ripiana quella degli autonomi. In sostanza si fa solidarietà al contrario.
Un modo per fare davvero equità c'è: si alzino le aliquote contributive dei lavoratori autonomi che oggi versano solo il 20% e si chieda un contributo straordinario ai dirigenti di azienda. Quanto, a questo proposito, è previsto dal decreto per i lavoratori autonomi suona invece come una beffa: l'aliquota viene alzata dello 0,3 ogni anno fino a raggiungere due punti nel 2018. Una misura irrisoria. Noi abbiamo fatto un calcolo: nella prospettiva dell'allineamento delle aliquote del lavoro autonomo, a quella del lavoro dipendente se già oggi quell'aliquota la si portasse al livello di quella dei lavoratori parasubordinati vi sarebbe un gettito di oltre 5 MLD di euro. Sarebbero risorse consistenti e si farebbe davvero equità.
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