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Data: 07/12/2011
Testata giornalistica: La Repubblica
Liberalizzazioni e privatizzazioni - Gli autisti dell'Ataf fermano la città Il 99,8% aderisce allo sciopero. Poi inscenano la privatizzazione di "Re Renzi"

TRA le luci di Natale e la pioggia, in piazza Signoria, ieri alle 18, l'Ataf fa «il botto». Quello che gli autisti, in sciopero e presidio sotto Palazzo Vecchio, definiscono il botto che l'azienda dei bus farà appena sarà venduta ai privati. Lo prefigurano gli scoppi dei fuochi di artificio che si alzano al cielo e avvertono il consiglio comunale riunito nel palazzo che giù in piazza c'è chi vuol mandare un messaggio. «Noi in consiglio non saliamo, quello che l'avevamo da dire l'abbiamo detto. La giunta ha approvato la vendita. La parola passa ai consiglieri: quello che devono fare lo sanno», spiega il coordinatore della rsu Ataf, Alessandro Nannini. Convinto che «la privatizzazione non riguarda solo noi ma anche i passeggeri e non porterà nè soldi nè servizi a Firenze». Gli autisti Ataf scioperano per tutto il giorno, nel pomeriggio sono al 99,8% di adesione e, in tempi di crisi, sorprendono perfino gli organizzatori, la rsu con dentro Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti, Faisa Cisal, Cobas. «L'Ataf è nostra e non si tocca. La difenderemo con la lotta», gridano in corteo e sotto Palazzo Vecchio. Gridano anche «Matteo vaffa», cantano «A lavorare Matteo, a lavorare», sul ritmo di Guantanamera. Sono scatenati. Come i clacson degli automobilisti piantati, per via dell'amaro cocktail della sparizione dei bus, la pioggia e la frenesia prenatalizia, sui viali di circonvallazione. Peggio di tutto viale Lavagnini, e poi piazza della Libertà, la Fortezza, viale Belfiore, piazza Gaddi. Con sconfinamento del caos in via Baracca e code fino a Peretola incoraggiate anche dai lavori a un marciapiede che eliminano per 150 metri un tratto di carreggiata. La città arranca. Mentre gli autisti la attraversano da piazza dell'Unitàa piazza Signoria in un corteo sceneggiato, tra fischi e grida all'indirizzo del sindaco Renzi, raffigurato accanto a Cetto Laqualunque e impersonato da un autista - re, con scettro, mantello rosso e corona: «Sono il sire di Firenze, Matteo 1°, faccio come voglio. Ora vendo l'Ataf, poi i vigili, poi gli asili nido, poi, che so, anche voi». Dietro alla bara del bus, due vampire, la francese Ratp e l'italiana Trenitalia (i due supposti pretendenti di Ataf), che succhiano il sangue al tpl. Seguono gli altri otto sindaci soci di Ataf, oltre a Renzi, incatenati l'uno con l'altro. «La cittàè in difficoltà per l'irresponsabilità del sindaco e del presidente Bonaccorsi - accusano gli autisti - Si sono fatti fare sei scioperi e senza ancora chiarire se Firenze parteciperà o meno alla gara regionale». La gara è, secondo il segretario fiorentino della Cgil Mauro Fuso, «l'unico modo per recuperare in tagli fatti al tpl. Solo in quest'ottica discuteremmo di una privatizzazione che adesso suona come un ricatto». Renzi da lontano ribatte: «Abbiamo fato 16 riunioni con i sindacati e continuano a scioperare. Gli autisti Ataf lavorano meno dei colleghi di altre aziende e guadagnano di più. Siamo disponibili a discutere solo se accettano di lavorare 10 minuti in più al giorno». E solleva la reazione. «E' falso - ribatte Americo Leoni della Faisa - La verità è che ci hanno chiesto di rinunciarea tuttii contratti aziendali. Perderemmo, tra l'altro, 23 giornate di ferie e 5 mila euro all'anno».

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