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Data: 07/12/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
Per benzina e gasolio aumenti record delle accise. Considerata anche l'Iva scattano 10 e 13 centesimi in più

ROMA Nuovi aumenti per benzina e gasolio. A decretarli non è il prezzo del petrolio, che anzi in questo periodo è in flessione, ma il rincaro delle accise sui carburanti deciso con la manovra per finanziare il trasporto pubblico locale. Non sono aumenti di poco conto: per la benzina si tratta di 8,2 centesimi al litro, per il gasolio addirittura di 11,2 centesimi. Calcolando anche l'Iva, si arriva a 9,9 e 13,5 centesimi. Un record assoluto.
È, questa, la quinta volta che salgono le accise. Il governo Berlusconi ha già ritoccato le aliquote quattro volte nel 2011 per finanziare il Fondo unico per lo spettacolo (in aprile e luglio), per l'emergenza immigrati dopo l'escalation di sbarchi a Lampedusa (in giugno) e per il sostegno alle popolazioni alluvionate della Liguria (a novembre). In sintesi, l'aumento per la benzina è stato di 14,02 centesimi in otto mesi e di 17,02 centesimi per il gasolio. Un boccone pesante da digerire considerato che benzina e gasolio, in calo in questi giorni, viaggiano comunque su valori medi davvero super: 1,616 la prima e 1,587 il secondo, in base alle rilevazioni di Quotidiano energia. E che anche l'incidenza dell'Iva è cresciuta passando dal 20 al 21 per cento dopo la manovra di agosto. Una nuova, piccolissima correzione (rispettivamente 0,5 decimillesimi di euro al litro per la benzina e altrettanti per il gasolio) scatterà dal 1° gennaio 2013.
Questo prevede la manovra da poco approvata dal governo. Gli aumenti scatteranno con la pubblicazione del decreto sulla gazzetta ufficiale. Cioè subito. Ed è già rovente la polemica. Anche perché dal 1° gennaio 2012 altri ritocchi sono in arrivo, sebbene molto più modesti, per effetto delle decisioni già prese da quattro regioni: Liguria (5 centesimi al litro), Marche (7,5 centesimi), Toscana (5 centesimi) e Piemonte (5 centesimi). Alle quali ieri si è aggiunta anche l'Umbria (4 centesimi).
Insomma, la benzina è diventata una sorta di Bancomat a cui attingere per tutte le possibili esigenze di bilancio. In questo caso, sono state le Regioni, messe alle strette dal taglio ai trasferimenti statali decisi con le diverse manovre che si sono susseguite negli ultimi due anni, a chiedere il nuovo aumento per finanziare il costo del Trasporto pubblico locale (Tpl). Ma proprio le Regioni, alla presa con il rebus dei finanziamenti, sono in forte allerta. «Avevamo proposto al governo, Berlusconi prima e Monti adesso, di utilizzare la compartecipazione alle accise per garantire il trasferimento delle risorse necessarie ai trasporti, per consentirci di reggere una situazione difficilissima che richiederebbe comunque riorganizzazione e ristrutturazioni. Se questo non è possibile e si rinvia la fiscalizzazione al 2013 spiega Vasco Errani, presidente della Conferenza delle Regioni bisogna comunque reperire 1,2 miliardi aggiuntivi oltre ai 400 milioni resi disponibili dalle precedenti manovre. Nel decreto, però, ne abbiamo trovati solo 800. Per questo si rende necessario un incontro con il governo, per chiarire la questione del Tpl». Insomma, il timore è che manchino all'appello 400 milioni. Ma mentre gli italiani si stanno preparando ad un Natale di austerity e a stringere la cinghia nei prossimi due anni, quale contributo possono dare le Regioni per razionalizzare la spesa e contenere i costi del proprio funzionamento? «La situazione del trasporto locale è drammatica e questi soldi risponde Errani non vanno alle Regioni ma servono a pagare i contratti con le aziende di trasporto e con le Ferrovie. Senza di che si blocca un servizio essenziale. Comunque, le Regioni si sono impegnate a presentare un piano di risparmi e ad avviare una riforma che includa anche la soppressione dei vitalizi per i consiglieri regionali. Proporremo una standardizzazione dei costi commisurata al numero di abitanti e alla qualità dei servizi ma tutto ciò richiede tempo. Le esigenze del trasporto locale sono invece immediate».
Se queste sono le preoccupazioni dei governatori, è dai consumatori che arrivano le proteste più energiche. Il Codacons di Carlo Rienzi ha valutato in 130 euro per la benzina e 150 euro per il gasolio, l'aggravio annuo per gli automobilisti. Federconsumatori e Adusbef ipotizzano 120 euro in più l'anno. Preoccupati gli agricoltori che temono l'impatto sui prezzi dei prodotti alimentari. Ma il governo, è onesto precisarlo, ha previsto che l'aggravio dovuto alla manovra sulle accise sia rimborsato «agli esercenti del trasporto merci con veicoli fino a 7,5 tonnellate». I rincari, quindi, non si dovranno scaricare al pubblico.

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