A palazzo Chigi con il governatore di Bankitalia Visco
ROMA - Non ci sarà troppo spazio, durante l'iter del decreto alle Camere, per modificare la manovra salva-Italia. Mario Monti esclude che possano esserci grossi cambiamenti in particolare per le pensioni, pur sottolineando che «il Parlamento è sovrano». In ogni caso dice di comprendere il «disorientamento dei cittadini» ma è sicuro che poi finirà.
Il mondo del lavoro è in agitazione? In passato, ricorda, «ci sono stati scioperi, anche generali, per molto meno. Invito tutti a pensare che cosa sarebbe accaduto al lavoro e alle pensioni, senza quest'intervento». Il Paese era sull'orlo del baratro, come un treno che stava deragliando. «L'alternativa non era quella di andare avanti come niente fosse, ma quella che lo Stato non pagasse più stipendi e pensioni». Perchè il rischio di finire come in Grecia era reale, «noi la seguivamo a tre mesi di distanza».
Il professore va in tv, nel salotto di Porta a porta, per spiegare personalmente agli italiani la manovra economica. La cosa che più l'ha fatto «soffrire», rivela, è la stretta sulle pensioni anche basse. Aggiunge: «A quel punto ho capito che bisognava chiamare a contribuire anche quelli dello scudo fiscale». Il criterio che ha ispirato il governo, assicura, è stato quello dell'equità verso tutti, in particolare verso i giovani. «La spesa italiana è squilibrata sulle pensioni. In passato, la politica per motivi di consenso ha soddisfatto tutti caricando il debito sui giovani». Per questo, i prossimi provvedimenti riguarderanno lo sviluppo, le liberalizzazioni, «misure che non richiedono sacrifici» e sono finalizzate a «togliere le ingessature all'economia italiana».
Nel prossimo capitolo sarà compresa la riforma del mercato del lavoro. In ogni caso «la concertazione» con le parti sociali sarà «essenziale». Anzi, certe riforme del welfare non possono vedere la luce senza «un negoziato» con le parti. L'Europa, indica, va in questa direzione. Non si può cambiare strada. Se il dialogo con i sindacati è necessario per avviare queste riforme, non mancherà neppure quello con i partiti. E' convinto di riuscire «nell'equilibrismo» di conciliare «la richiesta di continuità che viene da metà del Parlamento», ovvero dal Pdl e da Berlusconi, e «di discontinuità che viene dall'altra metà», centristi e centrosinistra.
La manovra approda in Parlamento oggi. Alla commissione Bilancio della Camera inizieranno stamani le audizioni e gli emendamenti potranno essere depositati entro venerdì mattina. Sabato o domenica arriverà il voto. Il premier non indica se sul decreto sarà messa la fiducia, e se sarà trasformato in legge prima di Natale, come ha detto il presidente della Camera, Gianfranco Fini. Non si aspetta neppure modifiche sui contenuti al netto di un saldo immutato. «Saremo in Parlamento con occhi e orecchi spalancati». Non si dichiarerà soddisfatto se, «mi si dice, ti cambiamo il contenuto, purché il saldo non cambi». Chiede di «non modificare i carichi», distribuiti anche in base alle richieste delle parti sociali e dei partiti. Ieri, prima di andare in tv, Monti ha ricevuto a Palazzo Chigi, il governatore di Bankitalia, Ignazio Visco.
Quando Vespa gli ricorda che dopo la manovra la sua popolarità è calata soltanto dal 73% al 64%, Monti sorride e con tono ironico esclama: «Allora, potevo fare di più!». Ripete che vanno tassate le ricchezze e non la produzione, altrimenti «si rende poco competitivo» il made in Italy. L'aumento delle accise sulla benzina «era indispensabile», i soldi vanno al trasporto locale. L'Ici sulla prima casa? «Anche la casa consuma risorse pubbliche, ci vogliono infrastrutture intorno, in tutti i Paesi anche la prima casa contribuisce al mantenimento dei servizi pubblici». Riuscirà a fare il prelievo sui capitali scudati. Garantisce, non «alzeremo le aliquote Irpef». Dopo la manovra che ha permesso di non deragliare dai binari, anche «le politiche economiche europee» devono fare progressi. «L'area euro va ripensata rapidamente».