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Pescara, 10/04/2026
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Data: 07/12/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
Correzione da 20 miliardi, molte entrate e pochi tagli. Ma l'effetto della riforma previdenziale salirà fino all'1,4% del Pil

ROMA Molte entrate, poche tagli di spesa. Forse era difficile fare diversamente, ma il decreto salva-Italia condivide con le manovre precedenti una struttura finanziaria ben precisa, basata sul gettito di imposte e prelievi piuttosto che sui risparmi. La differenza, semmai, sta nel fatto che stavolta il salasso è programmaticamente concentrato sui patrimoni, grandi o piccoli che siano, a partire dalla casa per arrivare agli investimenti finanziari. Non è stata inserita un'imposta patrimoniale strutturale, come soprattutto il centro-sinistra e i sindacati chiedevano, ma la filosofia di fondo è abbastanza chiara.
Come al solito, tocca alla relazione tecnica preparata dalla Ragioneria generale dello Stato illustrare nei dettagli e soprattutto quantificare gli effetti dei provvedimenti. L'importo netto complessivo è pari per il 2012 a 20,2 miliardi, somma algebrica di entrate per 17,9 miliardi e uscite per 2,3. Le grandezze lorde in gioco sono maggior perché sia le maggiori entrate sia le minori spese sono compensate da voci di segno opposto destinate a spingere l'economia. Gli importi di questo tipo più rilevanti sono i 950 milioni del nuovo meccanismo di deducibilità Ace (950 milioni) gli sgravi Irap (oltre 1,6 miliardo) e il fondo per lo sviluppo da 1 miliardo. Tutte queste cifre sono destinate a crescere negli anni successivi; e contemporaneamente dovrebbe decrescere il peso relativo delle entrate, grazie alla graduale andata a regime dei provvedimenti sulle pensioni.
Per avere un'idea della portata quantitativa dell'operazione sulla previdenza è infatti necessario guardare nel medio periodo, anche oltre il triennio 2012-2014. All'inizio, il prossimo anno, le risorse arriveranno soprattutto dal blocco delle rivalutazioni: 3,8 miliardi di minori rate di pensioni, che diventano 2,9 netti per la corrispondente riduzione del gettito fiscale. Saranno coinvolti nella stretta il 76,5 per cento delle pensioni, quelle superiori a due volte il trattamento minimo Inps (circa 950 euro al mese). I risparmi per lo stato cresceranno nel 2013, per poi stabilizzarsi negli anni successivi introno ai 4,5 miliardi netti: anche quando le pensioni torneranno ad essere indicizzate, dal 2014, resterà perso lo scalino di questo biennio.
Invece l'impatto delle nuove regole sarà addirittura negativo nel primo anno per circa 200 milioni, per poi iniziare a crescere rapidamente a 3,2 miliardi nel 2014, a 9,1 nel 2016 e poi oltre i 15 dal 2016. In tutto i vari interventi avranno un effetto complessivo di oltre 20 miliardi a regime. L'effetto di riduzione dell'incidenza della spesa previdenziale sul Pil sarà massimo nel 2020 (1,4 per cento) per poi diminuire progressivamente ed azzerarsi intorno al 2045.
Sul fronte delle entrate, la parte del leone la farà la nuova imposta municipale (Imu) erede dell'Ici e dell'Irpef sui redditi degli immobili (esclusi quelli affittati). Insieme queste due imposte davano un gettito di 10,8 miliardi; l'Imu ne dovrebbe dare 21,8, dunque con un incremento di 11: 9 andranno allo Stato, i restanti 2 ai Comuni. Le sole entrate derivanti dal prelievo sull'abitazione principale sono stimate in 3,8 miliardi. Un miliardo arriverà invece (dal 2013) dal nuovo tributo sui servizi che si aggiungerà alla tariffa sui rifiuti.
Altre fonti di maggiori entrate sono le accise, il cui aumento vale 4,8 miliardi netti compresa l'Iva, e le nuove imposte di bollo. Quella su fondi di investimento e altri strumenti finanziari, che estende il prelievo già applicato sui depositi titoli, dovrebbe fruttare poco più di 1 miliardo nel 2012. Invece la nuova imposta dell'1,5 per cento applicata ai capitali rimpatriati nel 2009 dovrebbe valere 2,2 miliardi (con incasso spalmato su due anni): la base di calcolo sono 182,5 miliardi di attività emerse.




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