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Pescara, 10/04/2026
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Data: 08/12/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
I sindacati scioperano insieme: lunedì tre ore, altre otto il 19. I sindacati: misure depressive. Confindustria: salveranno il Paese

ROMA Due? No, quattro. Anzi tre. Alla fine Susanna Camusso, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti hanno trovato un compromesso a metà strada: lo sciopero di lunedì prossimo sarà di tre ore. Appunto. E sarà unitario, rafforzato anche dall'adesione dell'Ugl: non accadeva da sei anni. Che possa essere anche il primo passo verso un ricompattamento delle confederazioni è prematuro dirlo anche se, francamente, la protesta sembra più dettata da esigenze contingenti che da una ritrovata unità di intenti. Quello di lunedì sarà uno sciopero quasi di avvertimento perché ben più pesante sarà la seconda tornata, fissata per lunedì 19 dicembre, quando si fermeranno - per otto ore - i dipendenti statali e gli addetti ai servizi e ai trasporti pubblici. Per cercare di essere più sintetici e, possibilmente, più chiari: il prossimo lunedì stop di tre ore nell'industria e nel terziario; lunedì 19 uffici pubblici chiusi e treni, bus, metro fermi. I metalmeccanici iscritti alla Fiom, in piena autonomia, incroceranno le braccia per otto ore lunedì prossimo.
Questa la griglia di partenza della protesta sindacale. Perché Camusso, Bonanni e Angeletti hanno avvertito che la corsa, cioè la battaglia per cambiare la manovra è appena iniziata. Non è escluso uno sciopero generale di otto ore prima di Natale. Su questo punto però i tre leader non sono esattamente in sintonia. Condiviso l'obiettivo: aprire una trattativa con il governo e/o mettere sotto pressione il Parlamento perché corregga il decreto. Soprattutto sul versante delle pensioni, dell'Ici e del fisco.
I segretari generali, al termine del vertice mattutino che ha prodotto l'accordo sulle tre ore di sciopero, hanno sottolineato in una nota «la preoccupazione per le conseguenze che la manovra determina su lavoratori e pensionati e sulle prospettive di sviluppo del Paese». Nel primo pomeriggio sono stati ascoltati, insieme al leader dell'Ugl Centrella, in Commissione Bilancio di Camera e Senato e Finanze della Camera. Hanno presentato alcuni «emendamenti unitari» al decreto. Tra essi l'innalzamento della soglia di detrazione prevista sull'abitazione principale dai 200 ai 500 euro rendendo progressiva l'imposta con l'introduzione di aliquote differenziate a partire dalla seconda casa. La tracciabilità dei pagamenti da 1.000 a 500 euro. Ancora, una maggiore gradualità nell'accesso all'anzianità e al pensionamento di vecchiaia delle lavoratrici. L'aumento di 4 punti percentuali dei contributi egli autonomi.
Pesanti le critiche sull'operato del governo: «A pagare sono sempre gli stessi». «Non è una bella ricetta dire salvo il Paese e ammazzo la popolazione. Questa è una manovra depressiva che avrà un effetto recessivo. Credo che Monti debba cambiare opinione», ha ribadito Camusso. Bonanni ha confermato il giudizio: «Manovra pesante ed iniqua, questa ingiustizia va fermata. Ci sono privilegiati che prendono pensioni da centinaia di migliaia di euro e fare assistenza per loro diventa un fatto diabolico». Per Angeletti il decreto «va modificato o tra 12 mesi servirà un'altra manovra». Secondo Centrella «qualcosa di buono, questa, lo ha prodotto: ha unito sindacati e lavoratori di quattro confederazioni». Via libera da Confindustria. In audizione, il direttore generale, Giampaolo Galli, ha sollecitato una approvazione spedita del decreto «che fa aumentare la pressione fiscale, ma è necessario per salvare l'Italia ed evitare scenari potenzialmente gravissimi. Il rischio non è ancora scongiurato».

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