Nel 2012 sconto di sei mesi per gli autonomi: costa 240 milioni
ROMA Più di trecentomila lavoratori l'anno, in media, dovranno ritardare l'uscita dal lavoro per effetto delle nuove regole previdenziali. Altri 25-30 mila avranno invece nel 2012 la sorpresa di poter andare in pensione un po' prima. I grandi numeri certamente non rendono l'effetto delle riforme sulle vite e sui progetti personali dei singoli, ma permettono almeno di farsi un'idea generale dell'impatto sociale, oltre che di quello finanziario.
Partiamo proprio dai soldi. Per le finanze pubbliche il beneficio è ingente, ma graduato nel tempo. I risparmi crescono progressivamente toccando il massimo intorno al 2020 (quando varranno l'1,4 per cento del Pil) per poi ridursi e azzerarsi intorno al 2045. La sorpresa però sta nel fatto che nel primo anno di applicazione, il prossimo, lo Stato non solo non guadagnerà nulla ma andrà anche in leggera perdita.
La maggiore spesa, pari a 240 milioni, si spiega con il fatto che dal 2012 viene cancellato il meccanismo delle finestre, quello per cui i lavoratori una volta conseguito il diritto alla pensione devono attendere ancora un anno (se dipendenti) o un anno e mezzo (se autonomi) per poter lasciare il lavoro. Questi mesi aggiuntivi ora vengono di fatto incorporati nell'allungamento dei requisiti di età, e di quello contributivo dei 40 anni, per cui dal prossimo anno il momento del diritto alla pensione coinciderà con quello dell'uscita effettiva, salvo eventualmente dover attendere il primo giorno del mese successivo.
Nel ridisegnare la procedura, il ministero del Lavoro ha però deciso, per così dire, di abbuonare agli autonomi quei sei mesi in più di attesa: ora i loro requisiti sono allineati a quelli dei dipendenti. Questo vuol dire che nel 2012, prima che si dispieghino i successivi effetti della riforma, una parte di loro andrà a riposo prima. E la stessa cosa accadrà alle lavoratrici autonome che vanno in pensione di anzianità con il requisito elevato per loro a 41 anni, dunque con uno sconto ancora di sei mesi rispetto a quello effettivo precedente (40 anni più un anno e mezzo).
Infine, la soppressione delle finestre avrà un effetto migliorativo anche per i lavoratori, dipendenti compresi, che avevano già superato i requisiti per la vecchiaia ma lavoravano ancora per poter raggiungere il requisito contributivo minimo (venti anni) richiesto per l'accesso a questa prestazione. Tagliando il traguardo dei contributi nel 2012 potranno uscire subito, senza attendere l'anno o anno e mezzo della finestra.
Nel complesso l'anticipo della pensione riguarderà 25-30 mila persone, per un importo medio di 15 mila euro. La Ragioneria generale dello Stato mette poi nel conto, anche se con un'incidenza molto contenuta, un altro piccolo vantaggio inserito nel decreto per una particolare categoria di lavoratori, quelli con carriera spezzettata o precaria. Viene infatti abolito il limite minimo di tre anni finora imposto ai periodi contributivi che possono essere totalizzati (ossia messi insieme gratuitamente ai fini della pensione). Così anche versamenti per periodi piccoli potranno aiutare a maturare il diritto al trattamento previdenziale.
Fin qui i pochi beneficiati. C'è poi invece la grande massa di coloro che dovranno rinviare la data del pensionamento, anche di vari anni. A partire dalle lavoratrici del settore privato, toccate dal brusco riallineamento dell'età con gli uomini. Nel primo triennio saranno in media circa 110 mila l'anno: l'importo medio annuo delle pensioni che lo Stato risparmia è di 10.200 euro per le dipendenti e 8.100 per le autonome.
Invece i lavoratori maschi coinvolti nell'allungamento del requisito dei 40 anni saranno 135-140 mila nel 2013, numero destinato poi a crescere: l'importo medio della pensione è più elevato, 27.800 euro l'anno. Infine la cancellazione del canale delle quote per l'anzianità toccherà circa 70 mila persone nell'anno medio (2014): l'importo della pensione stimato è di 25 mila euro, per ottenerla gli interessati dovranno però attendere in media 2,5 anni in più.