«Nell'ottobre del 2004 devo riconoscere di aver commesso un grave errore, iniziare la mia relazione sentimentale con la Marsiglia, con la moglie del capo della mobile Nicola Zupo».
Sono le 13 di ieri mattina quando l'ex sindaco, Enzo Cantagallo, accusato di aver preso tangenti quando era alla guida del Comune di Montesilvano, inizia la sua esplosiva dichiarazione spontanea davanti al collegio giudicante nell'ennesima udienza del processo Ciclone.
Per circa un'ora sviscera la sua storia con la moglie di chi aveva seguito le sue indagini e che, secondo la sua tesi, avrebbe viziato quell'inchiesta. Dichiarazioni forti che comunque non hanno colto di sorpresa nessuno perchè questa storia, mai uscita ufficialmente, andava in giro da mesi e mesi. «Per lei - prosegue Cantagallo riferendosi alla Marsiglia - era una cosa seria e voleva uscire dalla clandestinità, voleva addirittura lasciare il marito». Una relazione che, secondo l'ex sindaco, avrebbe minato alle fondamenta quella indagine che si era trasformata in una vendetta personale del capo della Mobile. «Non posso negare di aver ricevuto da lei regali di grandissimo valore. A Milano fui ospite nella sua casa sui Navigli. A Natale del 2004 mi regalò un Rolex che mi venne sequestrato dalla polizia come provento della corruzione. Qualche tempo dopo mi regalò un orologio molto più costoso, un Patek Philippe da 11 mila euro per il quale la Marsiglia si fece aiutare dal mio capo di gabinetto, Lamberto Di Pentima visto che non si riusciva a trovare». Orologi considerati dalla procura oggetto di corruzione e che divennero l'elemento portante della seconda ordinanza di custodia cautelare per Cantagallo.
«Poi arrivò quella lettera anonima recapitata a Zupo - aggiunge Cantagallo - per la quale la Marsiglia mi disse che il marito minacciò di spaccarmi la faccia. Di fronte a questa situazione ero terrorizzato e andai a parlare con il questore Dante Consiglio, con il Prefetto e con il procuratore Trifuoggi». Cantagallo ricostruisce anche la storia relativa all'assunzione della Marsiglia quale dirigente della polizia municipale di Montesilvano. Delle pressioni dell'allora questore, della delibera che il sindaco dell'epoca, Renzo Gallerati, portò in giunta per l'assunzione della Marsiglia e della sua opposizione. «Il mattino successivo mi si presentò Zupo che non conoscevo e mi chiese perchè ero contrario: «Ma lei lo sa - mi disse - che questa se non riceve la nomina si fa la valigia, si prende la figlia e se ne torna a Vigevano?». Dopo circa due ore nel mio ufficio venne l'ispettore Salvatore Colangelo accompagnato da mio suocero e mi chiese di rivedere la mia posizione e fu in quella occasione che gli chiesi se era vero che la squadra mobile stava facendo indagini sul mio ufficio». Ma Cantagallo si riferiva ad altro: aveva saputo di un esposto firmato dall'attuale sindaco Pasquale Cordoma per l'utilizzo delle utenze telefoniche del Comune per la campagna elettorale, inchiesta vera dalla quale ne uscì con una archiviazione.
L'ex sindaco accenna anche a una intercettazione telefonica con la Marsiglia che sarebbe sparita, dice che poteva essere utile per la sua difesa, si parlava chiaramente del loro rapporto sentimentale. Una telefonata che fece seguito ad una manifestazione pubblica dove la Marsiglia non si presentò: «Avevamo litigato e lei non venne - dice Cantagallo - così la chiamai. Ricordo perfettamente la data e l'ora della chiamata. Le dissi che non doveva comportarsi in quel modo: fu una discussione accesa. Ma quando dopo, prima del processo, per sei mesi ascoltai in procura tutte le telefonate, questa non aveva audio anche se il tracciato era presente». Il resto dell'udienza, passa in secondo piano dopo questo sfogo del principale imputato, che avrà un seguito con le altre testimonianze in programma da parte della difesa.