Treni, il clima si surriscalda. Dopo la politica, scendono in campo consumatori e pendolari, pronti a mobilitazioni e proteste contro i tagli annunciati con il nuovo orario delle ferrovie, che entrerà in vigore dal prossimo lunedì. Pochi giorni, dunque, sono stati sufficienti per ampliare il fronte di chi non intende subire l'ulteriore isolamento di una regione già gravata da una serie interminabili di sforbiciate. L'onda lunga del no prende il via dalle associazioni dei consumatori, da mesi sul piede di guerra per una situazione, come fa sapere Silvana Santinelli, Adiconsum Marche, "davvero insostenibile". Proprio loro, i consumatori hanno un diavolo per capello. "Se è vero ciò che dice il presidente Monti - attacca Santinelli - e cioè che ci sono in cassa nuovi fondi, si tratta a questo punto di rivedere con Trenitalia le soppressioni di corse previste, che alla fine porterebbero solo un aumento di costi e un maggiore inquinamento poiché costringerebbero molti cittadini a prendere l'auto anziché i mezzi pubblici. Altro che politica ecosostenibile, qui si va verso il peggioramento della qualità della vita". Non solo. I tagli di treni e corse anche sulla lunga percorrenza, secondo Adiconsum, "influnzerà i bilanci familiari senza contare i problemi di gestione che si causeranno a molte aziende del settore". La soluzione? "Da tempo la Regione - dice Santinelli - va annunciando la possibilità di realizzare un'agenzia unica di settore o un bacino unico che punti sull'integrazione tra ferro e gomma. Questa potrebbe essere la chiave giusta per affrontare il problema". In ogni caso, chiosa Adiconsum, "noi siamo pronti ad attuare forme di protesta: peraltro, fino all'altro ieri, Trenitalia non aveva reso noto ancora i nuovi orari sul sito. Ma come è possibile? Se la situazione non cambia, non escludiamo mobilitazioni con tutte le altre associazioni interessate". A partire dagli stessi pendolari la cui associazione presieduta da Luca Abeti è già in subbuglio. "Siamo senza parole - attacca Abeti -, con questi tagli torniamo indietro di vent'anni e si modifica lo sviluppo delle Marche. E' naturale che persone abituate alle auto blu non comprendano il danno che una simile riduzione di treni comporti per noi pendolari". E ancora: "E' una vera ingiustizia verso i lavoratori e gli studenti marchigiani. Per fortuna, la Regione ci ha dato ascolto e ha ripensato alcune scelte sui tagli, limitando, si fa per dire, i danni". Tuttavia, osserva Abeti, "rimane una forte penalizzazione della Civitanova-Macerata e la totale eliminazione della Pergola-Fabriano per le quali non c'è certo da stare tranquilli". A destare ancora più preoccupazione, secondo l'associazione dei pendolari, sono "gli eventuali nuovi tagli e le incertezze per il futuro. Fare ulteriori riduzioni significa infatti lasciare a piedi migliaia di persone". Quanto alla soluzione "ingenua" di "alcuni politici di sostituire le tratte ferroviarie con gli autobus ci lascia davvero sconsolati". Già, perché "il trasporto su gomma risponde ad altre esigenze di mobilità e non può mai essere sostitutivo del treno, sia per modalità sia per tempi". Non si comprende, dunque, "come a livello nazionale, in un momento come questo, si continuino a finanziare grandi opere come la Tav, mentre mancano i fondi per i servizi essenziali. E' come un padre di famiglia che acquista una Ferrari e lascia i propri figli morire di fame". Per Abeti, poi, "la scelta di togliere ulteriori fermate di Eurostar e Intercity nelle Marche, dopo i tagli continui negli ultimi quattro anni, è un grave errore del management di Trenitalia di cui sia l'azienda sia i cittadini pagheranno le conseguenze. L'idea è di velocizzare i treni facendo loro fare meno fermate possibili". Ma così, concludono i pendolari, "i manager di Trenitalia, per ridurre di dieci minuti la percorrenza di un treno tra Pescara e Bologna, si aspettano che un cittadino, ad esempio di Porto San Giorgio diretto a Bologna, vada fino ad Ancona per prendere un Eurostar".