«Bloccare il 12 dicembre, giorno di inizio del nuovo orario ferroviario, l'intero dipartimento ferroviario pugliese chiamando a raccolta il popolo pugliese sui binari ferroviari. Se questo non si farà, il nuovo orario entrerà in vigore com'è accaduto in precedenza. Passata la festa, gabbato lo santo....». Vittorio Angelici, ex deputato dei Popolari ed esponente del Pd, chiede la linea dura a proposito dei treni tagliati da Trenitalia. Angelici non condivide le conclusioni del vertice di Roma di qualche giorno fra tra i sindaci del Sud e gli esponenti di Trenitalia. «Il comunicato dei nostri rappresentanti istituzionali - dice l'ex deputato di matrice Cisl - si propone di tranquillizzare i cittadini rinviando all'ipotetico remoto incontro ministeriale la possibilità di rivedere le decisioni riguardanti l'isolamento ferroviario di Taranto. E' una palese sciocchezza e, se non fosse stata fatta, come sono certo, in perfetta buona fede, sarebbe anche un imbroglio. E' indelicato ricordare agli immemori nostri rappresentanti che solo un anno fa in sede ministeriale, in occasione di un precedente taglio, venne sottoscritto fra Governo, Trenitalia, Regione ed Enti locali tarantini, un protocollo di accordo con il quale le parti concordavano che i tagli decisi allora, sarebbero stati riassorbiti a partire dal 1 gennaio 2011. Il rispetto di quegli impegni è stato poi assolutamente disatteso da Governo e Trenitalia,nel silenzio (fatta eccezione di una vibrata protesta del presidente della Provincia Florido) dei nostri rappresentanti firmatari dell'accordo. Anzi - aggiunge Angelici - dopo quei tagli ne sono seguiti ben altri due, periferizzando e quindi penalizzando sempre più il capoluogo jonico». E ora, si chiede Angelici, «quale concreta possibilità abbiamo che, ove si faccia (cosa assai dubbia) l'incontro ministeriale, Trenitalia possa ripristinare le linee che ha tagliato? Onestamente parlando, nessuna. Assolutamente nessuna. Le battaglie si possono anche perdere; ma se ciò accade perchè non si sono combattute con la giusta determinazione, si rischia di perdere la credibilità di classe dirigente e di smarrire il senso del diritto e della dignità della nostra comunità».