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Pescara, 10/04/2026
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Data: 10/12/2011
Testata giornalistica: Il Centro
Ici alla Chiesa, l'apertura di Bagnasco. Il capo dei vescovi: «Disposti a discuterne». Visco (Bankitalia): pressione fiscale al 45%

ROMA. Sono 1.300 gli emendamenti alla manovra del governo Monti, quasi metà della Lega Nord, ma numerosi anche da esponenti del Pd (160) e Idv (134). Se non è proprio «l'assalto alla diligenza» che i partiti avevano escluso nei giorni scorsi, poco ci manca. Molte delle proposte di cambiamento delle norme sono state avanzate a titolo personale, anche perché Pd, Pdl e Terzo Polo, come partiti, hanno deciso di concordare gli emendamenti con i relatori del decreto legge, così da sveltire le pratiche. Da parte di tutti comunque, Lega compresa, arrivano assicurazioni che non vi sarà ostruzionismo in Aula. Il governo da parte sua non sembra intenzionato a porre la fiducia sulla votazione.
Ma la novità che maggiormente ha infiammato il dibattito politico è il pagamento dell'Ici da parte della Chiesa. Tra gli emendamenti infatti ve ne sono anche due a firma di quattro deputati del Pdl, che chiedono il pagamento dell'Ici-Imu per le parrocchie, gli oratori e gli edifici di culto, o in subordine di far pagare almeno a quegli oratori che affittano campi di calcio o sale per le feste di compleanno. Sempre dal Pdl è arrivato lo stop di Lupi, che ha ancora una volta agitato lo spettro dell'anticlericalismo, così come aveva fatto in giornata l'agenzia Sir della Cei: «La Chiesa paga quello che c'è da pagare, paga quello che è previsto, come tutti, e non gode di privilegi». A mettere un punto è arrivata l'apertura del cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei: «Non ci sono pregiudiziali da parte nostra a discutere su punti della legge che avessero bisogno di qualche puntualizzazione o precisazione».
Tornando agli emendamenti, di fronte alla massa delle richieste, il governo non sembra scoraggiarsi. La linea è «si discute di tutto, ma i saldi devono restare invariati», anche se «gli spazi finanziari sono assai limitati» ha detto il ministro Giarda. Stesso concetto espresso da Monti a Bruxelles.
Modifiche al blocco delle indicizzazione delle pensioni, all'Ici-Imu sulla prima casa (innalzamento della franchigia ora di 200 euro), imposta più alta sui capitali scudati, una norma per salvaguardare dalla riforma delle pensioni lavoratori in mobilità (tipo Termini Imerese e Alenia) che rischiano di restare senza coperture, la formale richiesta alle banche di rivedere le commissioni per i pagamenti elettronici: sono alcuni dei punti su cui Pd, Pdl e Terzo Polo contano di poter indurre il governo a intervenire. Ma ci sono anche le frequenze tv che stanno alzando i toni del dibattito. Pd e Idv insistono sulla necessità di procedere con un'asta pubblica (tra i beneficiari del beauty contest ci sarebbe anche Mediaset), il ministro Passera ha replicato che l'esecutivo sta esaminando la materia.
Intanto si fanno i calcoli sulla pressione fiscale. La manovra del governo Monti per centrare il pareggio di bilancio nel 2013 costerà un'ulteriore contrazione e una crescita della pressione fiscale che toccherà il 45%. Sono le valutazioni preoccupate del presidente della Corte dei Conti, Luigi Giampaolino e del governatore della Banca d'Italia, Ignazio Visco: la cura Monti, afferma il governatore, avrà un effetto restrittivo di mezzo punto in due anni. Dubbi e critiche sulla manovra pur considerata necessaria e ineluttabile, sono state espresse nel corso delle audizioni davanti alle Commissioni Bilancio e Finanze di Camera e Senato. Il rischio di cadere in una spirale negativa è, secondo Visco, il prezzo da pagare nei confronti di misure di bilancio che il governatore ritiene «indispensabili per scongiurare scenari ancora peggiori».

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