La Cei invita a fare accertamenti e a valutare caso per caso
CITTA' DEL VATICANO - Sull'Ici la Chiesa ora tratta. Il problema si stava facendo ingombrante persino per il governo. E così, previa consultazione con la Santa Sede, la Cei ha fatto sapere di essere disponibile a rivedere la norma; è giusto versare il dovuto e verificare eventuali illeciti. «Se ci sono dei casi concreti nei quali un tributo dovuto non è stato pagato, che l'abuso sia accertato e abbia fine». Una mossa a sorpresa decisa dai vertici dell'episcopato per mettere a tacere l'ampio fronte (trasversale) di coloro che stanno protestando per la mancata applicazione dell'imposta. Non sarebbero pochi coloro che all'interno del mondo religioso finora hanno approfittato di una zona grigia per non pagare il dovuto.
Il messaggio del cardinale Angelo Bagnasco che non poteva essere più chiaro, è andato in due direzioni. Dentro e fuori la Chiesa. Da una parte si è rivolto al mondo della politica: «Da parte nostra non ci sono preclusioni pregiudiziali circa eventuali approfondimenti volti a valutare la chiarezza delle formule normative vigenti con riferimento a tutto il mondo dei soggetti non profit, oggetto dell'attuale esenzione». Dall'altra al vasto arcipelago cattolico formato da fondazioni, enti, congregazioni, movimenti di spiritualità, associazioni culturali. Le attività commerciali, come per esempio gli ostelli o le case d'accoglienza, spesso gestiti dalle suore se fino ad oggi non hanno sborsato un euro, sono tenuti a mettersi in regola.
Al tempo stesso Bagnasco ha fatto presente che la Chiesa non gode di particolari privilegi. E' sì esentata dall'Ici, ma esattamente come succede agli altri culti. Dalla tassa sugli immobili è escluso il settore sociale, la sfera pastorale, dunque le parrocchie, le mense, le Caritas e gli edifici di culto. «In linea di principio, la normativa vigente è giusta, in quanto riconosce il valore sociale delle attività svolte da una pluralità di enti non profit e, fra questi, degli enti ecclesiastici. Questo è il motivo che giustifica e al tempo stesso delimita la previsione di una norma di esenzione».
Senza l'intervento del vertice della Cei la campagna in atto sui privilegi cominciava a creare imbarazzi diffusi. Persino il premier Mario Monti, interpellato per la seconda volta in poco tempo, ha ripetuto da Bruxelles che non ha ancora avuto il tempo di prendere decisioni in merito, benchè sia perfettamente a «conoscenza di una procedura sugli aiuti di Stato da parte dell'Ue». Il riferimento fatto dal presidente del Consiglio riguarda l'indagine formale promossa l'anno scorso sulle esenzioni fiscali concesse dall'Italia alla Chiesa. Secondo i calcoli europei il risparmio fiscale si avvicinerebbe ai due miliardi di euro. Ma è tutto da verificare.
I primi a condurre l'offensiva sono stati i Radicali. Un tempo erano solitari in questa battaglia, ma in tempi di crisi e di malumori serpeggianti, il fronte si è allargato e ha fatto proseliti. In poco tempo ai radicali si sono affiancati diversi parlamentari del Pdl (Beccalossi, Faenzi, Biava, Bianconi che puntano all'Ici anche per le parrocchie e gli edifici di culto), del Pd (Nanni, Marino) e quelli del Psi (Bobo Craxi e Nencini che ha persino scritto una lettera a Bertone). Altri, invece, plaudono all'apertura di Bagnasco. Giovan Paolo rammenta che a 150 anni dall'unità d'Italia sono ancora una volta i cattolici a di mostrare di voler partecipare al bene comune, mentre Pierferdinando Casini commenta che vale più un atto di trasparenza come questo, che la difesa di qualsiasi privilegio.