PESCARA - L'umiliazione inflitta da Trenitalia a Pescara è grande: stazioncina di periferia. Il progetto della Grande Pescara lanciato da Carlo Costantini, e che ha nel presidente della fondazione Pescarabruzzo, l'economista Nicola Mattoscio, un solido sostenitore, puntava proprio ad evitare schiaffoni simili.
Che amarezza per Pescara, Mattoscio.
«Premetto che quel progetto non è tanto per una Pescara grande bensì per una nuova. Quel che è accaduto è l'ulteriore dimostrazione di come il Paese non abbia consapevolezza di quale grande nodo sia l'Adriatica e di come Pescara perda forza».
Una Pescara che non riesce a farsi capire.
«Per forza, se si continua a perdere tempo con le parole inutili sul piccolo che è bello. Ma scherziamo? In questa fase geo-politica ragionando così si è totalmente fuori. Occorre invece parlare di efficienza del Paese, di governance del territorio, di piattaforme urbane organizzate. Basta con il provincialismo, con diatribe lessical-sociologiche da anni '60 e '70, bisogna guardare ai tempi. Serve un soggetto nuovo, protagonista nel contesto attuale. Nuovo, forte, robusto, competitivo con le altre realtà».
E sostenuto da politici e politiche meno timorosi.
«A Pescara manca peso specifico, manca la massa critica per contare a livelli alti. Serve un'istituzione forte nella nuova geo-politica, che possa rappresentare Pescara e quest'area metropolitana. Invece non c'è, non c'è uno snodo organizzato, c'è solo anarchia. Se foste un satellite osservereste l'Adriatico dall'alto e cosa vedreste? Venezia, Bologna più all'interno, poi Bari. In mezzo, il nulla tranne questa mini-potenza che è Ancona, che basta e avanza per battere Pescara, anche sul piano della ferrovia. Pescara non ha forza nè identità. Mentre il nostro progetto punta proprio a darle questo, è una sfida vera, di grande rilievo. Basta con il campanilismo, guardiamo a una città utile a un'intera regione, a una nuova governance territoriale, altrimenti si soccomberà sempre e di nuovo».
Una regione che ha anche altri territori in crisi.
«Già. Ma l'Abruzzo meridionale, il basso Chietino, se si organizza può crescere e cambiare il Mezzogiorno, altrimenti perderà altro terreno. E la Val Vibrata? Il piccolo che è bello è ormai finito. E L'Aquila? Lì serve un discorso unitario con il cratere, altrimenti non se ne esce. Servono soluzioni di livello europeo, e Pescara sia l'area metropolitana di tutta una regione. Altrimenti resteremo tagliati fuori, come è accaduto con Trenitalia».