Iscriviti OnLine
 

Pescara, 10/04/2026
Visitatore n. 752.990



Data: 11/12/2011
Testata giornalistica: Il Centro
Stipendi deputati, frenata sui tagli. Fini: «Li ridurremo». Adeguamento retribuzioni alla media Ue entro aprile

LA MANOVRA Spunta un emendamento di modifica alla norma Renzi: «I parlamentari non vogliono fare sacrifici»

ROMA. Si blocca il taglio degli stipendi dei parlamentari annunciato nella manovra "salva-Italia". Solo uno «slittamento» di date, rassicura il relatore del decreto Pier Paolo Baretta (Pd), l'ennesima «vergogna» per i detrattori della casta. Secondo quanto stabilito nel comma 7 dell'articolo 23 contenuto nel provvedimento Monti, le indennità dei deputati sarebbero state quasi dimezzate a partire da gennaio 2012 per adeguarsi alla media degli stipendi dei colleghi del resto dell'Unione Europea.
Apriti cielo: gli onorevoli italiani si sono ribellati, e dopo aver dovuto ingoiare la cancellazione dei vitalizi e il passaggio al sistema contributivo della pensione, ora di vedersi la busta paga alleggerita di circa 5mila euro (su quasi 12mila) non ne vogliono sapere. La Commissione affari costituzionali della Camera ha bocciato il comma 7 e il presidente della Camera Gianfranco Fini è intervenuto dicendo che non è il Governo ma il Parlamento competente a decidere. Così ieri è spuntato un emendamento alla manovra che potrebbe essere presentato dai due relatori del testo. L'impasse tecnica che manda in stallo il taglio di gennaio è questa: la norma prevede che l'esecutivo possa ricorrere per decreto legge al taglio degli stipendi dei parlamentari nel caso in cui la commissione guidata dal presidente dell'Istat, Enrico Giovannini, non depositi entro il 31 dicembre il previsto studio di comparazione sugli stipendi degli altri parlamenti Ue.
«Ridurremo gli stipendi, ma la norma, inopportunamente inserita, è stata scritta male - ha spiegato Fini - perché non è possibile intervenire per decreto nell'ambito di questioni che sono di competenza esclusiva delle Camere». D'accordo con il leader di Fli, anche Beretta e Massimo Corsaro (Pdl): «Presenteremo un emendamento che cancelli la norma del governo e fissi un termine entro il quale la commissione Istat dovrà presentare lo studio comparativo». Corsaro ha poi aggiunto che «non è vero che slittano i tempi per tagliare le indennità: fissata la data certa del taglio, il Parlamento avrà 30 giorni di tempo per adeguare i nostri stipendi a quelli del resto d'Europa». Il punto è proprio la data certa: il termine dei lavori della commissione Istat era fissato a fine anno, ma è probabile ci vogliano almeno 2-3 mesi in più. Quindi le retribuzioni dei deputati non verrebbero tagliate prima di aprile 2012.
Per capire di che cifre si tratta: il trattamento economico degli onorevoli italiani è di 11.704 euro mensili (poi ci sono rimborsi per le segreterie e contributi vari che portano il totale a 23mila euro). Nel resto d'Europa, la media è di 5.339 euro. Il taglio dunque sarebbe di oltre il 50 per cento. Un «incentivo» al suicidio secondo Alessandra Mussolini (Pdl) in prima fila contro la dieta dello stipendio insieme a Lamberto Dini. Una rivolta condannata da Idv, verdi e dal sindaco di Firenze Matteo Renzi. «E' davvero possibile - scrive Renzi su Facebook - che i parlamentari italiani stiano cercando di far saltare dalla manovra la parte che riguarda il loro (piccolo) contributo ai sacrifici?». Per Bonelli (Verdi) «nella drammatica crisi che vivono le famiglie è indecente la rivolta di alcuni parlamentari-. In questo modo la politica dà un segnale pessimo che mette una distanza siderale tra i cittadini e le istituzioni».

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it