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Data: 11/12/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
Ici e pensioni, partiti in pressing. Il premier cauto: solo ritocchi. Mini aumenti per la previdenza, più sconti sull'Imu

Le proposte di Pdl, Pd e Terzo Polo valgono cinque miliardi

ROMA - Il pressing dei partiti che lo sostengono è forte, ma non è il numero di emendamenti, tanto meno il volume delle correzioni (quasi cinque miliardi), ad impressionare Mario Monti quanto la persistente difficoltà di Pdl e Pd nel trasmettere ai cittadini e ai propri elettori la drammaticità del momento e l'esigenza del Paese di avviare rapidamente un quadro di riforme in grado di far ripartire la crescita. Soprattutto sembra esserci poca consapevolezza del fatto che l'Italia continua ad essere molto esposta sui mercati anche perché dal Consiglio europeo di Bruxelles di ieri l'altro non è uscita nessuna misura aggiuntiva e il fatto che la Bce abbia spuntato qualche margine di manovra in più, non autorizza a ritenere scongiurato il pericolo di nuovi assalti e tanto meno di poter contare su meccanismi di protezione.
Il presidente del Consiglio rientrerà oggi a Roma, ma già ieri il ministro Giarda lo ha informato sui contenuti degli incontri avuti con i rappresentanti di Pdl, Pd e Terzo Polo insieme a relatori della manovra Pier Paolo Baretta del Pd e Maurizio Leo del Pdl. I margini per mettere in discussione un quarto della manovra non ci sono e il presidente del Consiglio lo ha ripetuto anche a Bruxelles sostenendo che «non vanno salvaguardati solo i saldi» ma anche «la struttura» delle riforme. Come dire, non basta trovare i soldi per un anno o due, le modifiche dovranno essere anch'esse strutturali. Comunque, in attesa che i partiti di Alfano, Bersani e Casini individuino anche dove andar a prendere i soldi per attenuare l'impatto dell'Imu e per rivalutare le pensioni sino a 1400 euro, il governo non chiude la porta a possibile e «contenute» correzioni. Così come potrebbe aumentare alcune voci di entrata come la tassa sui capitali scudati che diventerebbe una tassa sull'anonimato e non sull'importazione.
Fatto sta che la valanga di emendamenti e la cifra delle correzioni, quasi cinque miliardi, non rappresentano per il premier un gran segnale dato all'esterno. E' per questo che Monti ha voglia di chiudere in fretta anche questa trattativa prima che i mercati interpretino il pressing dei partiti come segno di debolezza di un governo appena nato. La convocazione a palazzo Chigi di Cgil, Cisl, Uil e Ugl per questa sera ha analoga motivazione. L'eventualità di un duro conflitto sociale, sul modello greco, rischia di produrre conseguenze ben più gravi degli emendamenti dei partiti. E' probabile che l'invito a rinviare lo sciopero generale di domani cada nel vuoto, ma Monti è consapevole che su ben altri argomenti, oltre ai contenuti della manovra, sono centrate le preoccupazioni della ritrovata Triplice più uno. A cominciare dalla riforma del mercato del lavoro sulla quale il premier potrebbe fare questa sera più di un'apertura al dialogo e al confronto.
Il nodo della ripartizione «equa» dei sacrifici, sollevato dal sindacato e dai partiti, è un problema che lo stesso Monti si è posto nella stesura della manovra che, come ha ricordato il premier a Bruxelles, sarebbe stata più equa se non avessimo avuto solo quindici giorni per metterla a punto. Messi in sicurezza i conti ed evitato all'Italia il rischio del default, ora viene per il presidente del Consiglio il momento del varo di un pacchetto di riforme che permettano al Paese di liberare risorse per la crescita e per le nuove generazioni. Sempre nel nome dell'equità, è probabile - fanno capire a palazzo Chigi - che il governo si occuperà molto presto sia dell'Ici su alcune attività profit della Chiesa (dopo la disponibilità data dal cardinal Bagnasco e il martellante pressing dei Radicali), che della vendita delle frequenze radiotelevisive.
L'attesa maggiore, e qualche cenno potrebbe arrivare già dall'incontro di questa sera con i sindacati, è però sul Piano Nazionale per la Crescita che conterrà un corposo pacchetto di liberalizzazioni.


Mini aumenti per la previdenza, più sconti sull'Imu
Verso la scala mobile al 70% per le rendite, sconto a 250 euro sulla prima casa. Abolite le elezioni provinciali

ROMA Scala mobile riconosciuta in una percentuale variabile fra il 70% e il 100% per le pensioni fra i 950 e i 1.400 euro; salvataggio (ma con penalizzazioni) per coloro cui mancavano sei mesi al pensionamento di anzianità; l'Imu sulla prima casa eliminata sotto la soglia di 250 euro (adesso siamo a quota 200). Questi i principali addolcimenti alla manovra che il governo sta studiando in queste ore. Per coprire queste nuove spese - in ogni caso di molto inferiori a quelle ipotizzate dai partiti che avrebbero portato ad una riduzione di 5 miliardi della manovra - i tecnici del ministero dell'Economia stanno calcolando il gettito di un possibile contributo di solidarietà sulle pensioni più alte e/o su quelle baby. Gli altri inasprimenti riguardano l'abolizione del tetto della minipatrimoniale sui titoli custoditi in banca che nel testo attuale non sale più per i patrimoni finanziari superiori agli 800 mila euro e l'aumento al 3% della nuova imposta sui capitali scudati. Il Pd preme per nuove norme che mettano in sicurezza lo svolgimento dell'asta sulle frequenze tv.
Se queste sono le modifiche principali in arrivo, il governo sta lavorando alacremente ad altre novità solo in apparenza di minor portata. Fra tutte spicca quella che prevede, di fatto, l'abolizione delle elezioni provinciali a partire da quelle previste per il 2012.
Nel maxi emendamento alla manovra concordato fra governo e partiti e che potrebbe essere presentato domani dovrebbe essere scritto nero su bianco che non si svolgeranno le elezioni provinciali del 2012 per le Province di Genova, Ancona, La Spezia, Vicenza, Belluno, Como, Ragusa e Caltanissetta la cui legislatura scade la prossima primavera. Questa, almeno fino a ieri sera, era la linea di condotta concordata fra i partiti e il sottosegretario Piero Giarda, incaricato dal premier Mario Monti di seguire passo passo l'iter parlamentare della maxi-manovra. Giarda riscriverà quasi tutto l'articolo 23 che, appunto, delinea la sforbiciata dei tagli ai costi della politica a partire dalle Province. L'obiettivo è semplice: chiarire che gli attuali consigli provinciali continueranno la loro vita fino al termine del mandato dopo di che non saranno più rieletti e le province diventaranno una sorta di superconsorzi fra i Comuni compresi nel loro attuale territorio. Il superconsorzio provinciale - che menterrà il nome Provincia ma sarà privo del livello politico - sarà governato da 10 rappresentanti eletti dai Comuni che a loro volta eleggeranno un presidente di profilo amministrativo che ne governerà le competenze che non saranno state assegnate a Comuni o Province.
Il nuovo testo dovrebbe essere costituzionalmente inattaccabile. Anche perché si è scoperto che le Province, non venendo abolite, non possono fare ricorso alla Corte Costituzionale. Eventuali ricorsi potrebbero essere fatti invece dalle cosiddette Cal (Consorzi delle Autonomie Locali), ovvero dalle Regioni, che però farebbero un autogoal perché rinuncerebbero ad una parte delle compentenze che lo scioglimento delle Province finirà per attribuire a loro.

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