Di Cesare: la regione già da alcuni anni vive una situazione di freno dell'economia e del lavoro
PESCARA. «Con la manovra del governo Monti, l'Abruzzo rischia la terza recessione». Gianni Di Cesare spiega così le ragioni dello sciopero generale di tre ore proclamato da Cgil, Cisl, Uil e Ugl contro la manovra del governo. Il segretario regionale della Cgil parla di una «manovra iniqua e ingiusta, lo abbiamo detto più volte, che colpisce i soliti noti: i lavoratori dipendenti, i pensionati e i giovani precari».
Le manifestazioni si svolgeranno, questa mattina, davanti alle prefetture dei quattro comuni capoluoghi della regione. Allo sciopero hanno aderito anche partiti e singoli consiglieri, come nel caso del Pd. I consiglieri regionali del Partito democratico hanno firmato un documento comune di adesione alla protesta in cui si augurano che «il governo ed il Parlamento raccolgano le istanze dei sindacati per migliorare questa manovra», aggiungendo che «gli italiani si attendono più equità».
Alla protesta aderisce anche Rifondazione comunista. Secondo il segretario regionale, Marco Fars, «la manovra del governo è una stangata in totale continuità con le politiche di Berlusconi e colpisce sempre gli stessi, e salvaguarda sempre gli stessi».
Sempre a sinistra, Sel (Sinistra ecologia e libertà), organizza, oggi pomeriggio alle 17,30, nella sala del consiglio comunale di Pescara, un'assemblea regionale con Gennaro Migliore, della segreteria nazionale del partito. L'assemblea sarà introdotta dal coordinatore regionale Gianni Melilla e affronterà i temi della manovra economica del governo Monti.
«I contenuti della manovra economica del governo, sono negativi», dice Melilla. «La crisi scatenata dalla finanza globale e aggravata dall'inerzia del precedente governo Berlusconi non può ancora una volta essere pagata da lavoratori, pensionandi e pensionati.
Le riduzioni dei trasferimenti agli enti locali e alle Regioni determineranno nuovi tagli alla sanità, ai servizi alle persone e alle politiche sociali. L'aumento dell'Iva e delle tasse colpirà il potere d'acquisto delle famiglie».
Anche l'Idv abruzzese, ieri, ha fatto sapere di essere della partita. Ma secondo Alfonso Mascitelli, senatore e segretario regionale del partito di Antonio Di Pietro, «non basta aderire allo sciopero». «Con tutto il rispetto per Monti», aggiunge Mascitelli, «alcune misure per le pensioni e di aumento di tasse che colpiscono soprattutto le categorie sociali più deboli servono a fare cassa nel modo più semplice, salvando ancora una volta i grandi patrimoni e i redditi alti, i capitali scudati e le spese militari. Spero che l'adesione a questo sciopero per gli esponenti di alcuni partiti non sia solo un mettersi la coscienza a posto. Noi dell'Idv non siamo disposti ad accettare intimidazioni o ricatti a votare questa manovra. A saldi invariati, possono essere fatte misure più eque e sostenibili, perché allo stato attuale l unico reddito colpito è quello dei pensionati».
Di Cesare, segretario della Cgil, insiste su quelle che luii ritiene le ricadute negative in Abruzzo della manovra. «E' una manovra recessiva, che frena qualsiasi velleità di ripresa, riduce ulteriormente i consumi delle famiglie e aggrava una crisi industriale e del lavoro che già presenta un pesante segno meno. E' una crisi tuttavia che in Abruzzo rischia di avere un effetto tutto particolare e drammatico. E' un rischio reale perché la recessione potrebbe abbattersi in una regione che già da alcuni anni vive una peculiare situazione di freno dell'economia e del lavoro, dovuta prima ai debiti della sanità e al conseguente blocco di qualsiasi politica di investimento da parte della Regione e dopo alla tragedia del terremoto, con gli inevitabili riflessi sull'economia del cratere e il rallentamento dell'intero Abruzzo».
«Non sarebbe dunque la prima recessione», cocnlude Di Cesare, «ma la terza, quella che in pochi anni colpirebbe l'Abruzzo e gli abruzzesi in virtù delle scelte del governo Monti: davvero troppo per cittadini e imprese già spremuti e sui quali si abbatterebbe una nuova mazzata fiscale, l'ennesima tempesta dopo gli aumenti delle tasse operati in questi anni dal governo Berlusconi».