ROMA - I due presidenti, Fini e Schifani, premono a proposito dei tagli alla politica, in particolare per quanto riguarda gli stipendi dei parlamentari, e rassicurano: «Come dimostrano anche le recenti decisioni autonomamente assunte dal Senato e dalla Camera, sulla nuova disciplina dei cosiddetti vitalizi, il Parlamento è pienamente consapevole dell'esigenza di dar vita ad atti esemplari e quindi anche di adeguare l'indennità dei propri membri agli standard europei, secondo quanto già votato in Aula nei mesi scorsi sia a Palazzo Madama che a Montecitorio». Questo il succo della nota congiunta diramata ieri dai due presidenti. I quali fanno anche notare che hanno «sollecitato il presidente dell'Istat, dottor Enrico Giovannini, a concludere nel più breve tempo possibile i lavori dell'apposita commissione», che è quella appunto che sta monitorando la situazione retributiva dei parlamentari negli altri Paesi del continente, per poi adeguare quella dei nostri. «Non corrisponde pertanto al vero - concludono Schifani e Fini - quanto ipotizzato da alcuni organi di informazione circa la presunta volontà del Parlamento di non assumere comportamenti in sintonia con il rigore che la grave crisi economica-finanziaria impone a tutti».
Su questa lunghezza d'onda si muovono tutte le reazioni politiche alle polemiche di questi giorni sulle onorevoli buste paga. Pier Ferdinando Casini è nettissimo: «Non c'è uno stop, siamo indisponibili a difese corporative, oggi chi ha di più deve fare più sacrifici, per cui nei tempi previsti dal decreto del governo ci sanno tagli per i parlamentari». Italo Bocchino, sempre del Terzo polo: «La politica ha il dovere di dare risposte immediate alla pubblica opinione e fare subito quei sacrifici che vengono chiesti agli italiani. La commissione Giovannini trasmetta ad horas alle Camere lo studio sulla media delle retribuzioni dei parlamentari nei paesi europei, affinché l'adeguamento possa essere deliberato dallo stesso Parlamento entro fine anno. Riducendo le nostre retribuzioni sin dal prossimo gennaio». «Dobbiamo dare un buon esempio», osserva Di Pietro: «E questa sulla riduzione dei nostri stipendi è una battaglia etica e di legalità».
L'atmosfera nel Palazzo insomma è questa: la patria ci chiama, e non possiamo sottrarci ai sacrifici che tutti stanno facendo. Però c'è anche la reazione di autodifesa, del tipo: noi politici veniamo crocifissi, anche quando non ce lo meritiamo, come in questo caso in cui non è affatto vero che sugli stipendi stiamo facendo i furbi.
«La polemica in corso è sterile», assicura il pidiellino, vice-presidente della Camera, Lupi: «Per quanto riguarda i tagli ai privilegi è giusto che ci siano e si è deciso che entro il 31 dicembre la commissione deve dare i suoi risultati, tenuto conto delle differenze delle trattenute fiscali che in Italia sono diverse dal resto d'Europa. Questo va fatto in Parlamento. La democrazia non deve essere toccata, però, e non si può non essere chiari su ciò che si vuole fare. Se ridurre i costi della politica significa rinunciare al Parlamento, non va bene: questa sarebbe dittatura». Il finiano Lo Presti: «E' dannoso per il Paese fomentare l'odio verso la classe politica, invocandone in maniera chiassosa e, spesso, ignorando le leggi, visto che non può essere realizzato con un decreto l'abbassamento delle retribuzioni». «Sono perciò - conclude Lo Presti - favorevole ad un ritocco delle indennità, come ha annunciato il presidente della Camera Gianfranco Fini, insieme a quello del Senato Renato Schifani, tuttavia ritengo utile impegnarsi prima su un processo riformista che renda il Parlamento più snello e in grado di operare con maggiore efficacia».
Il Pd sul tema onorevoli stipendi si è sempre detto favorevole alla riduzione, ma nel partito la questione ancora viene agitata. Dal governatore toscano, Enrico Rossi, per esempio: «Franceschini è già intervenuto dicendo che gli stipendi vanno ridotti. Ma voglio di più. Chiedo che intervenga anche Bersani e faccia di questo tema una condizione per approvare la manovra». Ma Bersani ne ha parlato spesso, e sempre in maniera virtuosa.