«Il 7 dicembre 2011 la città viene colpita a tradimento, non da un uomo qualunque, non da un mercenario, ma dallo stesso uomo al quale sono affidate le poche spoglie della città. Il primo cittadino». Il 7 dicembre è il giorno della contestata deposizione di Massimo Cialente al processo Grandi rischi («Non uscii rassicurato dalla riunione» ha detto davanti ai giudici). Il guru del radon, Giampaolo Giuliani, ha atteso qualche giorno prima di diffondere una durissima lettera aperta contro il sindaco. «Nella sua deposizione - attacca il tecnico - omette proditoriamente di dire chi gli avesse riferito quella notte maledetta di chiudere l'indomani le scuole. Omette di dire chi, nei giorni del pericolo, gli abbia inviato messaggi, sempre il giorno prima delle scosse, per chiudere le scuole». Circostanze che Cialente, come già fatto davanti ai giudici, ieri ha smentito categoricamente. «Ricordo bene che la notte del 5 aprile lui mi tranquillizzò parlando della solita scarica da 2-2.5 gradi richter. L'ho dichiarato sotto giuramento, lo ribadisco. Decisi di chiudere le scuole non quella notte e solo dopo essermi consigliato con l'allora questore Filippo Piritore e con gli assessori Lisi e Riga. Se fosse stato per lui avrei dovuto rimanere tranquillo».
Giuliani, nella lettera, ha accusato Cialente di aver dimenticato, nella deposizione, una presunta telefonata «che suonava così: scusa Giampaolo se leggerai dichiarazioni contro di te rilasciate a giornali e televisioni, mi è stato imposto di prendere le distanze, per il bene della città». Anche su questo Cialente è stato perentorio: «Non ho mai fatto dichiarazioni su di lui, nè a favore e nè contro. Non ribatterò mai più al signor Giuliani. La città ha ben altri problemi di questa polemica che sta assumendo carattere ridicolo e parossistico».
Il guru del radon ha chiuso la sua lettera evidenziando ancora le presunte amnesie del sindaco: «Ha dimenticato di dire che quella notte avrebbe dormito in camper. Ha dimenticato di ricordare l'intervista rilasciata al Tg1 il 31 marzo nella scuola De Amicis nella quale lui testimonia alla giornalista dei continui allarmi ricevuti e i rispettivi terremoti che si verificavano. Come vedete la guerra non è ancora terminata». Una guerra, come dice Giuliani, che è esplosa anche sulla Rete, in particolare sui social network, presi d'assalto per sostenere l'una o l'altra tesi.