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Data: 13/12/2011
Testata giornalistica: Il Centro
In piazza contro la manovra di Monti. Camusso: il decreto fa male al Paese. Marcegaglia: serve per salvarci

Di Pietro: siamo con i lavoratori Bersani oggi incontra i leader di Cgil, Cisl e Uil

ROMA. Il no alla manovra correttiva compatta i sindacati che ieri sono scesi in piazza per la prima volta tutti insieme (Cgil, Cisl, Uil e Ugl) per chiedere al Governo cambiamenti in particolare sulle pensioni e sull'Ici.
Lo sciopero di tre ore proclamato ieri per il settore privato ha avuto, secondo i sindacati, buone adesioni, ma iniziative ancora più forti potrebbero essere messe in campo qualora il governo decidesse di tirare dritto e di non fare modifiche a un provvedimento che, come ha sintetizzato il leader della Cgil, Susanna Camusso, «fa male al Paese e ai lavoratori».
Questa mattina saranno presentati gli emendamenti dei relatori alla manovra, mentre alle 14 di oggi è previsto un incontro dei sindacati con il segretario del Pd, Pierluigi Bersani.
Ieri migliaia di lavoratori hanno manifestato davanti alle prefetture in 100 città e per lunedì prossimo è confermato lo sciopero di otto ore dei lavoratori del pubblico impiego e disagi potrebbero esserci soprattutto nel settore della sanità e della scuola.
Cgil, Cisl e Uil hanno ribadito al Governo la richiesta di rivedere le norme sul blocco della rivalutazione delle pensioni superiori ai 935 euro e sulla reintroduzione dell'Ici sulla prima casa.
«La manovra fa male al lavoro, ma fa male anche al Paese», ha detto Camusso nel suo intervento al presidio a Roma di fronte a Montecitorio tra le bandiere di Cgil, Cisl, Uil e Ugl. «Non vediamo equità né crescita. E anche il rigore non ci piace perché è solo sui redditi più bassi e non su chi non ha mai pagato».
«Non daremo tregua al governo fino all'ultimo», ha incalzato il numero uno della Cisl, Raffaele Bonanni, «e anche dopo. La manovra, così come è strutturata, è iniqua e squilibrata a danno di lavoratori e pensionati. Questo provvedimento istiga alla ribellione».
«La manovra correttiva dovrebbe salvare l'Italia», ha detto il leader Uil, Luigi Angeletti, «ma anche gli italiani che invece hanno avuto qualche colpo dal provvedimento piuttosto che prospettive di salvezza. Rischia di aumentare la disoccupazione e questo rischia di condurci a una nuova manovra».
«Se il governo non ci ascolterà», ha avvertito il numero uno dell'Ugl, Giovanni Centrella, «siamo pronti a uno sciopero generale di un'intera giornata e a una manifestazione a Roma».
Intanto, ieri, da Confindustria è arrivato un appello al dialogo. «La nostra posizione è' ovviamente che lo sciopero è un diritto ma il Paese nel suo complesso è in una situazione difficile, quindi credo che bisogna tener conto che qui o ci salviamo tutti o non si salva nessuno», ha detto il presidente di Confindustia, Emma Marcegaglia.
Nel centrosinistra, un appoggio deciso allo sciopero lo ha offerto l'Idv. «Noi dell'Italia dei valori», ha detto Antonio Di Pietro, «abbiamo partecipato, con la massima convinzione, alle varie mobilitazioni per lo sciopero, e siamo stati accolti ovunque con grande calore ed entusiasmo. Non per la nostra bella faccia, ma perché la contromanovra che abbiamo presentato ha saputo intercettare la domanda di giustizia e di equità, che è la vera anima di questo sciopero, e i lavoratori, i pensionati, i cittadini italiani l'hanno capito. Ieri notte, nell'incontro con i sindacati, il governo Monti ha perso un'occasione importante per ritrovare quella sintonia con i cittadini che sta perdendo, non per il rigore della manovra ma per la sua iniquità».
Nel Pd, il segretario Pier Luigi Bersani ignora l'accusa, mossa dall'ala moderata del partito, di tenere il piede in due scarpe e «benedice» la partecipazione alle manifestazioni dei sindacati, inviando una delegazione del partito e annunciando per oggi l'incontro con i leader di Cgil, Cisl e Uil. Una mossa per rafforzare il pressing sul governo, senza mettere in discussione il sì al Decreto-Salva Italia, e per mettere all'angolo l'(ex) alleato Antonio Di Pietro ormai sulle barricate. Stretto tra l'appoggio a Monti e la necessità di farsi interprete dei malumori degli elettori verso il decreto, il Pd cerca la via di uscita provando tutte le strade per migliorare alcuni punti della manovra, come l'indicizzazione delle pensioni fino a 1400 euro e una soglia più alta per l'Imu. Via libera, dunque, a contatti a ogni livello con il governo, in particolare con il ministro Piero Giarda, per ottenere, come dice Bersani, «qualche segnale» in più su patrimoniale, lotta all'evasione e asta delle frequenze tv. Ma non è un tabù neanche la piazza, anche a costo di scontare maldipancia interni perché, come dice Giuseppe Fioroni, «non si può essere contemporaneamente partito di lotta e di governo altrimenti alla fine si finisce per non essere né carne né pesce ed i pesci lessi non sono mai stati votati da nessun cittadino».

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