Stretta sugli autonomi: l'aliquota contributiva salirà al 24%
ROMA Rivalutazione piena per le pensioni di importo mensile fino a 1.405 euro al mese, contributo del 15 per cento su quelle molto alte (applicato sulla fascia superiore ai 200.000 euro. Ma anche un piccolo aggiustamento delle regole di uscita a vantaggio dei nati nel 1952. E l'inasprimento della stretta sui contributi previdenziali dovuti dai lavoratori autonomi. L'emendamento del governo attenua la portata di alcune novità dell'articolo 34 del decreto salva-Italia, ma ne conferma sostanzialmente l'impianto, basato su incassi immediati realizzati con tagli agli importi delle pensioni e aumenti contributivi, e forti effetti strutturali nel medio periodo grazie ai nuovi e più severi requisiti di uscita.
Rivalutazione. Solo per l'anno 2012, l'adeguamento all'inflazione sarà totale per i trattamenti pari a 3 volte quello minimo Inps, e dunque fino a 1.405 euro mensili lordi. Nessun adeguamento, e dunque incremento zero nel 2012, per le pensioni di importo superiore, salvo il decalage a ridosso della soglia: a chi prende qualche euro in più sarà comunque riconosciuto l'importo di 1405 incrementato. Per il 2013 invece resta in vigore lo schema già previsto nella versione originaria del decreto: rivalutazione solo fino 937 euro mensili, ossia due volte il minimo. In questo modo, la mancata indicizzazione coinvolgerà circa il 54 per cento del monte pensioni complessivo.
Contributo. Viene potenziato il contributo di solidarietà già richiesto alle pensioni di importo alto (pari oggi al 5 per cento sulla quota di pensione eccedente i 90.000 euro e al 10 per cento al di sopra dei 150.000). Per la fascia che supera i 200.000 la riduzione della pensione lorda sarà del 15 per cento, dunque viene incrementata di cinque punti.
Anzianità e vecchiaia. Per limitare l'effetto delle nuove regole di uscita su alcuni coorti di lavoratori, in particolare i nati nel 1951 e 1952, che nei casi più sfavorevoli si sarebbero visti spostare in avanti il traguardo anche di cinque-sei anni, il testo prevede «in via eccezionale» una sorta di salvagente sia sull'anzianità che sulla vecchiaia delle donne. Lo sconto vale però solo nel settore privato; secondo la relazione tecnica riguarderà 55.000 persone, con un anticipo medio dell'andata a riposo di circa due anni. In particolare i lavoratori che avrebbero centrato nel 2012 i requisiti per l'anzianità (dunque con quota 96, 61 anni di età e 35 di contributi oppure 60 e 36) potranno uscire a 64 anni. Analogamente le lavoratrici che avrebbero raggiunto il diritto alla pensione di vecchiaia nel 2012, con 60 anni di età e almeno 20 di contributi, potranno andare in pensione a 64. A meno che, naturalmente, questi soggetti non maturino l'uscita prima con la sola anzianità contributiva. Un altro piccolo aggiustamento riguarda proprio quest'ultima casistica, che dal 2012 si chiamerà pensione anticipata: chi la ottiene prima dei 62 anni avrà una riduzione dell'importo pari all'1 per cento l'anno, e del 2 % solo prima dei 60.
Autonomi. Per compensare i minori risparmi il governo ha scelto di rendere più drastico l'aumento dei contributi previdenziali per artigiani e commercianti. L'aliquota passerà gradualmente dal 20 al 24 per cento (invece che al 22) con uno scatto dell'1,3 per cento nel 2012 e successivi scalini dello 0,45 % l'anno. La stretta vale a regime circa 1,5 miliardi l'anno.
Mobilità. Viene portato da 50.000 a 65.000 il numero dei lavoratori in mobilità che potranno essere esentati dalle nuove norme sull'uscita e sfruttare quelle in vigore fino al 2011: l'obiettivo è evitare situazioni di sofferenza legate alle crisi aziendali.