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Data: 14/12/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
Imposta di bollo, esentati 12 milioni di correntisti

ROMA Novità in arrivo anche per i conti correnti. E questa volta non si riferiscono alle spese che banche e Poste caricano sulla clientela, ma all'imposta di bollo che finisce tra le entrate del bilancio dello Stato. L'emendamento del governo alla manovra contiene una buona notizia per i risparmiatori, e un inasprimento della tassa per le imprese. Vediamo come cambia la situazione con l'anno nuovo.
Attualmente per i conti correnti intestati a persone fisiche l'imposta annuale di bollo è pari a 34,20 euro. Un addebito che le banche caricano sui conti con periodicità diverse, frequentemente ogni tre mesi con un addebito di 8 euro e 55 centesimi per quattro volte l'anno. Con l'approvazione del decreto del governo Monti i conti più piccoli, quelli che hanno una giacenza media fino a 5 mila euro, non pagheranno più l'imposta di bollo. Per quelli con una giacenza media superiore ai 5 mila euro non cambierà nulla, restano i 34,20 euro l'anno.
Con l'esenzione a favore delle persone più deboli e disagiate il Tesoro va incontro ad una perdita di gettito. Tra banche e poste in Italia ci sono circa 60 milioni di conti correnti, di cui circa 40 milioni intestati a persone fisiche. Stimando come fa la Relazione tecnica dell'emendamento che quelli con una giacenza media inferiore ai 5 mila euro (compresi quelli in rosso) siano circa 12 milioni, si arriva a circa 410 milioni di euro all'anno che mancherebbero all'appello. Ma lo Stato li recupera da un'altra parte. Dai conti correnti intestati non a persone fisiche, ma ad imprese, associazioni, spa, srl, comunque entità giuridiche diverse dalle persone fisiche.
Per tutte queste l'imposta di bollo sale di 26,2 euro l'anno, a 100 euro dagli attuali 73,8. L'aumento dell'imposta sui conti correnti intestati a questa tipologia di contribuenti porterà ad un maggior gettito di circa 524 milioni di euro su base annua. Il maggior prelievo sarà deducibile dalle imposte dirette quindi alla fine dei conti nelle casse dello Stato arriverà quello che mancherà per l'esenzione dei conti minori.
In sintesi, per 12 milioni di persone con i conti sotto i 5 mila euro o in rosso c'è un vantaggio. Per altri 28 milioni non cambia nulla, continueranno a pagare come prima, mentre l'aggravio si scaricherà sui 20 milioni di conti intestati non a persone fisiche. Ieri alla Camera il sottosegretario al Tesoro, Vieri Ceriani ha spiegato la logica di questa scelta. «Se facciamo la lotta al contante e chiediamo alle banche di non far pagare ai piccoli correntisti certe spese, allora dobbiamo togliere anche questo bollo».
In effetti l'abbassamento a 1.000 euro della soglia nell'uso del contante, introdotta come strumento di lotta all'evasione, avrà come conseguenza positiva per banche e Poste l'arrivo di un mare di nuovi clienti che ancora non hanno un conto corrente. Il governo spinge perché tutto questo non si traduca in un aggravio per i cittadini, e sta lavorando per arrivare a convenzioni che assicurino conti a costo zero almeno per i pensionati.
I buoni fruttiferi postali saranno tassati alla scadenza con l'aliquota dello 0,1% per il 2012 e dello 0,15% dal 2013, con un importo minimo pari a 34,2 euro, e solamente per l'anno prossimo, per un importo massimo di 1.200 euro. Anche nel caso dei buoni fruttiferi vale l'esenzione per quelli di importo fino a 5 mila euro. Inoltre, a partire dal 2013 sarà abrogato il tetto di 1.200 euro previsto per l'imposta di bollo applicata sulle comunicazioni relative ai prodotti e strumenti finanziari (fondi comuni per esempio), la cosiddetta «minipatrimoniale».

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