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Data: 14/12/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
Il Decreto salva Italia (Liberalizzazioni) - Si salvano per ora i taxi la rivolta dei farmacisti. Attacco di Federfarma che minaccia la serrata immediata. Confermata l'apertura del settore dei trasporti

ROMA Entreranno in vigore immediatamente (anzi in realtà sarebbero già in vigore con la pubblicazione del decreto legge) le norme dell'articolo 34 del decreto salva-Italia che hanno l'obiettivo di cancellare una serie di restrizioni all'attività economica in chiave di maggiore concorrenza. Norme di carattere generale, non riferite ad uno specifico settore, ma potenzialmente in grado di avere effetti visibili. Lo dimostra il fatto che le associazioni dei tassisti, avendone compreso la portata, abbiano chiesto e ottenuto la cancellazione del proprio settore da quelli inclusi nella riforma.
La battaglia parlamentare si è combattuta sulla possibile introduzione di un diverso termine, quello del 2013, per l'entrata in vigore. Possibilità che si era affacciata in un emendamento dei relatori e che nella serata di ieri pareva però di nuovo esclusa.
Dunque dovrebbero essere cancellati immediatamente, o quanto meno in tempi rapidi, una serie di divieti attualmente previsti da legge. Si tratta in particolare del divieto di esercitare un'attività al di fuori di una certa area geografica (è proprio questa la norma che ha messo in allarme i tassisti); dell'imposizione di distanze minime tra le sedi delle attività economiche; del divieto di esercizio di un'attività in più sedi; della limitazione dell'esercizio di un'attività ad alcune categorie; dell'obbligo di esercitarla in una determinata forma giuridica; dell'imposizione di prezzi minimi o commissioni per la fornitura di beni e servizi; dell'obbligo di fornitura di specifici servizi complementari all'attività svolta. Inoltre qualsiasi regime amministrativo che richieda un'autorizzazione per l'esercizio di un'attività non potrà essere arbitrario, ma giustificato sulla base di un interesse generale; toccherà all'Autorità Antitrust verificare che queste condizioni sussistano.
La portata di queste novità sta anche nel fatto che viene richiesto alle Regioni di applicare le proprie leggi ai principi della concorrenza; in passato è accaduto che norme nazionali con un forte impatto liberalizzatore (ad esempio quelle in materia di commercio decise sul finire degli anni Novanta) siano state in parte vanificate dall'intervento restrittivo di Regioni ed enti locali.
L'articolo 34 si chiude con l'elencazione dei settori esclusi: oltre a quello dei taxi, le professioni, i servizi finanziari e le comunicazioni. Va ricordato però che gli Ordini professionali sono coinvolti da altre norme, in parte già impostate in provvedimenti del precedente esecutivo, che prevedono tra l'altro la cancellazione delle tariffe minime e la possibilità di esercitare le attività professionali in forma societaria.
Uno specifico articolo del decreto è dedicato alla liberalizzazione del settore dei trasporti. Con le ultime modifiche questa dizione va a sostituire quella precedente, più ristretta, che parlava di «settore ferroviario, aereo e marittimo». Il riferimento più ampio potrebbe quindi includere gli stessi taxi, che dunque in qualche modo rientrerebbero dalla finestra dopo essere usciti dalla porta, e il settore delle autostrade.
Il testo affida al governo il compito di adottare entro sei mesi regolamenti che prevedano tra l'altro l'individuazione di una specifica Autorità che si occupi della materia, con l'obiettivo di garantire condizioni di accesso eque e non discriminatorie alle reti e alle infrastrutture, e stabilire le condizione minime di qualità delle attività dio servizio pubblico.
Il quadro degli interventi in favore della concorrenza è rafforzato da un deciso rafforzamento dei poteri dell'Autorità Antitrust.

ROMA - Le liberalizzazioni partiranno con l'entrata in vigore della manovra, vale a dire dal 2012. Al termine di una giornata convulsa, segnata da divisioni politiche, da veti incrociati e dagli scontri tra categorie contrapposte, le commissioni Bilancio e Finanze della Camera hanno infatti cancellato il rinvio, previsto dall'emendamento dei relatori, che le facevano scattare dal 2013. Si parte da subito, insomma. Ma non per tutti.
La ventata riguarda le farmacie, già sul piede di guerra e a un passo dalla serrata. Non i taxi, invece. Che ottengono il congelamento della misura che li riguarda grazie a un emendamento di Palazzo Chigi sull'articolo 34, che di fatto taglia fuori gli Ncc (servizio di noleggio con conducente) che puntavano sulla liberalizzazione per entrare con tutti e due i piedi sul mercato. Uno stop che ha infiammato la polemica. «L'emendamento del Governo che esclude il trasporto pubblico locale non di linea dalle liberalizzazioni previste nella manovra va nella giusta direzione» ha commentato il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, spiegando che «il rischio, altrimenti, sarebbe stato quello di un danno non solo per le categorie coinvolte e per gli utenti, ma anche per i Comuni».
Una eccessiva deregolamentazione del comparto, secondo il Campidoglio, avrebbe aumentato i fenomeni di abusivismo e di concorrenza sleale, che «creano problemi gravi alle amministrazioni locali e in particolare alle casse comunali, abbassando la qualità del servizio prestato».
Una presa di posizione salutata con soddisfazione da Fit Cisl Taxi, da Ugl Taxi e dalla Cna di Roma, secondo la quale l'emendamento, che esclude il settore degli autoservizi pubblici non di linea dalle liberalizzazioni, «salva la categoria dei taxi da una deregolamentazione selvaggia e protegge migliaia di famiglie che si sarebbero ritrovate, da un giorno all'altro, sul lastrico».
Rabbiosa, sul fronte contrapposto, la reazione dell'Associazione nazionale imprese trasporto viaggiatori che, difendendo il mondo Ncc, ha accusato il governo Monti di «piegarsi agli interessi di una piccola parte del mondo taxi che pare però essere una potentissima lobby trasversale». Secondo la categoria «si è deciso di fermare il processo di liberalizzazioni necessario alla crescita e alla salvezza del Paese e, caso unico in Europa, una categoria chiede la liberalizzazione ma non la ottiene per volere della concorrenza».
Agitatissimo, ma per ragioni opposte, il fronte dei farmacisti che minacciano una serrata contro la liberalizzazione dei farmaci con ricetta: «Non ci ascolta nessuno, non ci rimane che questa decisione senza precedenti ma inevitabile» ha detto Annarosa Racca, presidente di Federfarma, annunciando che, con ogni probabilità, nella riunione del consiglio della federazione dei farmacisti in programma oggi verrà presa la decisione. La chiusura potrebbe scattare a giorni, già all'inizio della prossima settimana. I cittadini dovranno cercare le farmacie di turno, che rimarranno aperte per garantire i farmaci piu' urgenti come se fosse domenica o notte. «Noi non vogliamo chiudere - ha fatto sapere ancora Federfarma - ma se il governo è capace solo di smantellare il servizio farmaceutico dobbiamo farlo sapere ai cittadini: si smantella l'unico presidio sanitario sul territorio, specie nei piccoli paesi. Se il governo non ci dà risposte siamo costretti a chiudere. Abbiamo lanciato vari appelli anche al ministro Balduzzi che, però, finora non ci ha voluto ascoltare».
Sullo sfondo di questa battaglia, l'inconciliabità tra i due maggiori partiti che sostengono il governo. Il Pdl vorrebbe limitare questa liberalizzazione, mentre il Pd vorrebbe accentuarla. La mediazione proposta, non ancora andata in porto, è quella di rinviare a un decreto ministeriale della Salute la definizione dei farmaci da liberalizzare. Il ministro Renato Balduzzi, ad ogni modo, garantisce che su questo punto il governo non farà passi indietro. E contro l'ipotesi serrata c'è la dura presa di posizione del Codacons. «Denunceremo alla procura - ha tuonato l'associazione dei consumatori - le farmacie che lo faranno». Non e' accettabile, infatti, che per difendere i propri interessi di parte si intimoriscano i consumatori con questi annunci, considerato che i farmacisti continuano ad essere una categoria garantita e privilegiata, i cui guadagni milionari sono stati appena sfiorati dalle precedenti liberalizzazioni».

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