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Pescara, 10/04/2026
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14/12/2011
La Repubblica
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Monti: "Ora c'è più equità nella manovra". Scontro su liberalizzazioni, poi il via libera. Il premier, in commissione, sferza la politica: "Perché non avete fatto voi la manovra?". |
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E a proposito della lettera della Bce il professore dice: "Non sarei stato lieto di averla ricevuta, o forse invocata". Sullo sfondo anche la battaglia delle lobby: vincono i tassisti, le farmacie minacciano la serrata. Niente decreto legge per la riduzione dei compensi di deputati e senatori. Oggi le misure arrivano in aula
ROMA - Dopo continui rinvii, provocati da dissidi in particolare sulle liberalizzazioni e sulle coperture finanziarie, alle 22 il premier Mario Monti si presenta davanti alla commissione bilancio della Camera che all'1 di notte darà il via libera alla manovra che approderà oggi alle 10 in Aula. E difende la sua manovra economica 1. Ma anche il suo governo dalle tante critiche ricevute nelle ultime ore. "Ora c'è più equità nella manovra, anche grazie ai suggerimenti dei partiti", ha esordito. "Senza queste misure ci sarebbe stata la crisi del debito sovrano", ha ricordato. Ma poi è passato a sferzare la politica: "Perchè non le avete fatte voi queste cose? Perchè il sistema politico un pò incartato in un bipolarismo ad alto tasso di conflitto era paralizzato" dai veti incrociati su pensioni, liberalizzazioni, patrimoniale e ici. "Sennò non saremmo arrivati noi, non ci avreste chiamati". E ancora: "Vi rivolgete a me come se io avessi voluto un governo dei tecnici. Ma io non l'ho mai voluto, altri lo hanno voluto: non mi sono mai candidato per trovarmi in questa posizione". "Non è vero che pagano sempre i soliti", aggiunge. A chi l'ha rimproverato di non aver fatto la patrimoniale risponde: "Ci sarebbero voluti due anni, avremmo abbaiato e non morso". E alla ex maggioranza dice: "Ho sentito con interesse considerazioni sull'insufficienza delle liberalizzazioni. Noi abbiamo agito in due settimane, e le critiche provengono da una parte politica che ha fatto parte della maggioranza di governo negli ultimi tre anni".
E, a proposito del governo precedente, Monti si concede qualche punzecchiatura. "L'Italia - ha detto - sta perdendo deliberatamente quote di sovranità come gli altri Paesi Ue. L'Italia, in più, ha perso involontariamente qualche quota di troppo di sovranità negli ultimi tempi, perchè si è messa in posizione di debolezza rispetto agli altri Paesi. Io non sarei stato lieto, se fossi stato membro del governo italiano, di vedere comunicati del presidente della Repubblica francese o del cancelliere tedesco Merkel che indicano all'Italia che cosa dovrebbe fare. Non sarei stato lieto, se fossi stato membro del governo italiano, di ricevere, e forse di avere invocato, una lettera firmata da banchieri centrali dell'Europa. Sono a favore dell'Europa, sono a favore di una perdita consensuale di sovranità in una maggiore integrazione, ma non della cessione di sovranità da debolezza". La battuta su una richiesta di una lettera dalla Bce è avallata anche dal capogruppo leghista Reguzzoni che commenta: "Nelle parole di Monti c'è un fondo di verità. Ma non fu Berlusconi ad invocare la lettera della Bce. Fu un ministro il cui cognome somiglia molto a quello di Monti...".
Insomma, un professore in versione battagliera dopo una giornata molto convulsa, vissuta in commissione e fuori in contatti frenetici tra il governo e le forse politiche che lo sostengono. Solo in serata è arrivato lo sblocco sulle liberalizzazioni, che partiranno all'entrata in vigore della manovra. Le Commissioni Bilancio e Finanze della Camera hanno infatti tolto il rinvio previsto dall'emendamento dei relatori che le facevano scattare dalla fine del 2012, quindi dal 2013. Il calendario dei lavori delle commissioni Bilancio e Lavoro oggi alla Camera ha subito continue interruzioni, con relatori (e ministri) che entravano e uscivano per passare a incontri con il premier e fra i capigruppo. Gli emendamenti più attesi erano quelli sulle pensioni 2 (alla fine, almeno per il 2012 quelle fino a tre volte il trattamento minimo Inps, circa 1.400 euro, saranno indicizzate al 100%) e sulla tassazione degli immobili (la detrazione per la nuova Imu sulla prima casa sale a 200 euro ai quali si aggiungeranno 50 euro per ogni figlio convivente sotto i 26 anni fino a un massimo di 400 euro). Novità anche sui capitali scudati: arriva un'imposta di bollo del 4 per mille (dovrebbe garantire un gettito di 1,461 miliardi nel 2012 e 1,461 mld nel 2013).
La manovra, comunque, sarà approvata in tempo record. Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera alla fiducia, la commissione bilancio della Camera si è riunita in seduta nottura e oggi il decreto approderà in aula.
Lobby in azione. A bloccare la situazione è in particolare lo scontro che si è consumato sulle liberalizzazioni. La tenaglia delle lobby sembra essere riuscita infatti a frenare il governo. Un emendamento di Palazzo Chigi ha già fatto saltare quella dei taxi, mentre la minaccia di serrata delle farmacie - annunciata da Federfarma come possibile già da lunedì - rischia di far naufragare anche quella per la vendita delle medicine di fascia C. Il Pdl vorrebbe limitare questa liberalizzazione, mentre il Pd vorrebbe accentuarla. La mediazione proposta è quella di rinviare a un decreto ministeriale della Salute la definizione dei farmaci da liberalizzare. Il ministro Renato Balduzzi garantisce che su questo punto il governo non farà passi indietro. In tarda serata arriva l'ultima modifica: aarà l'Aifa, d'intesa con il ministero della Salute, ad individuare entro tre mesi un elenco, aggiornabile, dei farmaci che verranno esclusi dalla vendita in ambito commerciale diverso dalle farmacie.
Tagli agli stipendi parlamentari - L'altra decisione che ha sollevato polemiche riguarda i tagli agli stipendi dei parlamentari e l'emendamento con il quale il governo ha deciso di rinunciare a procedere con decreto legge, immediatamente esecutuvo. Sarà invece il Parlamento a provvedere "rapidamente" già a gennaio, al taglio degli stipendi di deputati e senatori, appena avrà concluso il suo lavoro la Commissione Giovannini che sta calcolando il modo per uniformare il trattamento dei parlamentari italiani a quello dei colleghi europei. La nuova norma non fissa però un termine preciso. Anche su questo punto è intervenuto Fini: "Parlo anche a nome di Schifani - ha detto - Se la Commissione Giovannini non avrà concluso i lavori dal primo gennaio e nel più breve tempo possibile, procederemo autonomamente alla riforma prevista. Serviranno almeno 15 giorni e comunque entro fine gennaio daremo corso alle modifiche dei meccanismi relativi alle indennità".
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