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Pescara, 10/04/2026
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Data: 14/12/2011
Testata giornalistica: Il Centro
La Cgil: azzerato l'Abruzzo dei parchi. Nel Dpfer non vi è più traccia di riserve e tutela ambientale. La Regione preferisce investire sul modello Roccaraso: solo funivie e seconde case

PESCARA. Abruzzo regione verde d'Europa e dei parchi? Uno slogan svuotato di contenuti. È la Cgil a denunciare che alla vigilia delle celebrazioni per i 90 anni del Parco nazionale d'Abruzzo, la prima grande area protetta a essere stata istituita in Italia, nel Documento di programmazione economica e finanziaria (Dpfer) 2012-2014 non esiste alcun riferimento al sistema delle aree protette regionali. Per la prima volta dopo un ventennio dall'approvazione della legge quadro sui parchi, la numero 394 del ?91, annota il più rappresentativo sindacato dei lavoratori, la rete dei parchi nazionali, regionali e delle riserve regionali, esce formalmente dalla programmazione della Regione. Cessano cioè di essere considerate, non solo come grande patrimonio naturalistico che ha delineato il tratto identitario che ci ha fatto conoscere l'Abruzzo nel mondo, ma soprattutto come fattore di crescita e sviluppo sostenibile in particolare per le aree interne montane. «La giunta Chiodi», è il giudizio della Cgil, «non riesce ad assegnare a parchi e riserve alcun ruolo nel rilancio di politiche che ci aiutino a uscire dalla crisi e costruire un nuovo sviluppo. Una politica suicida e autolesionista. Mentre nel mondo si cercano di individuare nuove strade che portino verso una economia verde, noi abbandoniamo quelle politiche che fummo capaci di anticipare venti anni fa investendo nella valorizzazione e la tutela ambientale sull'esperienza preziosa del Parco d'Abruzzo».
Da anni, la Cgil Abruzzo segnala una «deriva riscontrabile in tanti atti della politica regionale sui territori montani. Per tutti parla l'accordo di programma di Letta sul comprensorio turistico del Sirente-Gran Sasso». Nei Fas non viene previsto neppure un euro per progetti da realizzare nei parchi ma s'impegnano quasi 40 milioni di euro per sei progetti di nuovi impianti di risalita finalizzati a migliorare l'accessibilità e la mobilità nei centri abitati e nelle aree montane attraverso modalità di trasporto sostenibile (filovie, funivie). Per la Cgil, è la dimostrazione di un ritorno in piena regola «a quella politica degli anni ?60-?70 che individuava nel modello Roccaraso (impianti di risalita e seconde case) l'unica via da seguire per la rinascita delle aree montane. A tal proposito chiediamo ci venga spiegato a cosa serve un mega progetto di oltre 20 milioni di euro previsto nei Fas che dovrebbe collegare via funivia l'Aremogna con la stazione ferroviaria di Sant'Ilario, vicino a Castel di Sangro, dal momento che la linea Sulmona-Carpinone è stata chiusa con l'azzeramento di tutte le corse? Quanto sviluppo potrebbero creare le aree protette con quei fondi?». Sul fronte delle riserve le cose non vanno meglio. Nei Fas, prosegue la Cgil, sono previsti 4,6 milioni (il 10% dei fondi per impianti di risalita) ma da fondi regionali che saranno disponibili soltanto se si venderà il patrimonio immobiliare.

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