ROMA Anche nel 2013, le pensioni di importo superiore a tre volte il minimo Inps avranno l'adeguamento all'inflazione al 100 per cento. Prima di passare il decreto salva-Italia all'aula, la commissione Bilancio della Camera ha prolungato l'ampliamento della rivalutazione, che originariamente era previsto solo per il prossimo anno. Il testo approvato, che probabilmente sarà quello su cui si voterà la fiducia, conferma poi che le eccezioni per il 2012 alla stretta su anzianità e vecchiaia, con la possibilità di uscire a 64 anni, non riguarderà i dipendenti pubblici ma solo il settore privato.
Rivalutazione. Lo schema già definito per il 2012 varrà anche l'anno successivo. Dunque se da gennaio spetterà il pieno adeguamento all'inflazione per le pensioni al di sotto dei 1402 euro al mese, dal 2013 lo stesso meccanismo si applicherà fino ad un valore leggermente più alto (tre volte il minimo rivalutato), intorno a 1440 euro. Il tasso di rivalutazione - contrariamente a quanto accade normalmente - non è stato ancora definito in modo ufficiale ma dovrebbe aggirarsi intorno al 2,6-2,7 per cento. Per i trattamenti pensionistici superiori alla soglia non ci sarà alcun adeguamento per tutto il prossimo biennio.
Eccezioni 2012. Il governo ha modificato il testo originario del decreto per alleviare almeno parzialmente la situazione di quei lavoratori (soprattutto nati nel 1951-52) che sarebbero stati colpiti in modo più drastico dalla riforma, con uno slittamento anche di cinque-sei anni del momento della pensione. La scappatoia si applicherà però solo ai lavoratori del settore privato, escludendo i dipendenti pubblici. Dunque coloro che entro il 2012 avrebbero maturato il diritto alla pensione di anzianità in base alle precedenti regole (quota 96, ossia 61 anni di età e 35 di contributi oppure 60 e 36) potranno lasciare non appena compiranno i 64 anni, in media con un paio d'anni di anticipo. Stessa possibilità è offerta alle lavoratrici che entro il prossimo anno compiranno i 60 anni, avendone almeno 20 di contributi, e dunque avrebbero maturato la pensione di vecchiaia.
Penalizzazione. Leggero aggiustamento anche per la norma che stabilisce una penalizzazione economica nel caso di accesso alla pensione anticipata, con il solo requisito contributivo. Nel caso ciò avvenga prima dei 62 anni, la riduzione sarà dell'1 per cento l'anno invece che del 2; la decurtazione più pesante si applicherà solo sugli ulteriori anni di anticipo rispetto ai 62, dopo il secondo.
Mobilità. Viene riformulata la clausola di salvaguardia per i lavoratori coinvolti in crisi aziendali, che con l'inasprimento dei requisiti rischierebbero di ritrovarsi senza né pensione né stipendio: per una parte di loro resterà la possibilità di usufruire delle norme in vigore fino a fine 2011. Nell'ultima versione non c'è un tetto numerico (il decreto originario parlava di 50 mila persone) ma viene indicato il limite di spesa, crescente dal 2013 fino al picco di 1,2 miliardi nel 2013. I possibili beneficiari sono coloro che alla data del 4 dicembre scorso risultavano in mobilità, mobilità lunga, o a carico di fondi di solidarietà o ancora autorizzati al versamento dei contributi volontari oppure in esonero dal servizio. Una norma comprensiva che però non aiuta in nessun modo gli ex lavoratori che attendono da disoccupati l'età della pensione di vecchiaia. Toccherà all'Inps fare il monitoraggio delle domande.
Autonomi. Sarà più stringente l'aumento contributivo per artigiani commercianti e altri lavoratori autonomi. La loro aliquota passerà dal 20 al 24 per cento con un primo scatto dell'1,3 per cento nel 2012 e dello 0,45 l'anno nei successivi. La novità non farà ovviamente piacere agli interessati, anche se nel sistema contributivo che scatterà per tutti dal 2012 i maggiori versamenti contributivi garantiranno una più congrua pensione futura.
I 70 anni. Confermate le norme finalizzate ad incentivare il proseguimento dell'attività lavorativa oltre il limite della vecchiaia, fino ai 70 anni ed oltre. Il beneficio è dato, oltre che dal più generoso coefficiente di trasformazione nell'ambito del pensionamento contributivo flessibile, anche dal fatto che fino alla soglia dei 70 (poi crescente con l'aspettativa di vita) avrà piena validità l'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori: dunque non potrà essere licenziato chi intende restare in azienda.