ROMA. L'ultima correzione è arrivata nella notte tra martedì e ieri: le pensioni fino a 1.400 euro (tre volte il minimo) saranno indicizzate anche nel 2013. A questo punto la riforma previdenziale voluta dal ministro al Welfare Elsa Fornero è praticamente definita. Rispetto alla versione iniziale è stato inserito anche un contributo di solidarietà del 15% sulle pensioni d'oro.
Contributivo pro rata per tutti a partire dal primo gennaio, addio alle pensioni di anzianità (quelle ottenute in base agli anni di contributi versati, indipendentemente dall'età), aumento dell'età pensionabile, penalizzazioni per chi lascia il lavoro prima e armonizzazione delle aliquote contributive: questi i pilastri del nuovo sistema, reso un po' meno impattante dagli emendamenti al decreto salva-Italia.
Rivalutazione. Il blocco della perequazione, l'adeguamento degli assegni pensionistici all'inflazione, è stato uno dei punti di scontro maggiori. Non a caso le modifiche sono state continue: dalla prima data in diretta tv da Monti che, mentre il ministro Fornero scoppiava in lacrime, annunciava il salvataggio delle pensioni fino a due volte il minimo (e non solo le minime, come previsto nella bozza iniziale) fino all'ultima arrivata l'altra notte. Risultato: saranno rivalutati tutti gli assegni fino a 1.400 euro. O, detto diversamente: non ci sarà adeguamento all'inflazione nel 2012 e nel 2013 per gli assegni superiori a tre volte il minimo.
Penalità minori. La prima versione del decreto salva-Italia era stata una mazzata per la classe'52. Chi compie infatti 60 anni nel 2012 senza aver raggiunto almeno 36 anni di contributi, rischiava di dover lavorare fino a cinque anni in più. Con l'emendamento, l'adeguamento alle nuove regole sarà più soft: prevista infatti - in via eccezionale - la possibilità di andare in pensione con 35 anni di contributi per gli uomini e 20 anni per le donne, purché siano stati raggiunti i 64 anni di età (invece dei 66 previsti a regime). Ridotte anche le penalizzazioni per chi lascia il lavoro prima dei 62 anni: la riduzione dell'assegno sarà dell'1%per i primi 2 anni di anticipo e del 2% per quelli ulteriori.
Pensioni d'oro. Salvate nella prima versione, saranno colpite in misura più pesante le pensioni superiori ai 200mila euro annui. Nella manovra estiva era stato previsto un doppio scalino: contributo di solidarietà del 5% per la parte eccedente i 90mila euro e del 10% per quella eccedente i 150mila. Ora arriva la terza fascia: sulla parte eccedente i 200mila euro ci sarà un prelievo del 15%. La norma vale fino al 31 dicembre del 2014.
Autonomi. L'accelerazione per avvicinare le aliquote contributive di commercianti e artigiani, oggi del 20-21%, a quella dei lavoratori dipendenti che è del 33% è diventata ancora più decisa con l'emendamento al decreto salva-Italia: l'aumento sarà dell'1,3% nel 2012 e dello 0,45% negli anni successivi per arrivare a un'aliquota del 24% nel 2018.
Ultime esenzioni. Salvati in extremis anche i lavoratori messi in mobilità dopo il 31 ottobre, in particolare quelli dello stabilimento Fiat di Termini Imerese e di Alenia. L'emendamento alla manovra congela infatti gli effetti della riforma per 65mila lavoratori (e non più per i 50 mila previsti inizialmente) interessati da accordi sindacali sottoscritti entro il 4 dicembre (era il 31 ottobre).
Pensione in contanti. Rispetto a quanto si leggeva nella 1ª versione, il limite per i pagamenti in contanti della pubblica amministrazione sale da 500 a mille euro. La novità vale anche per le pensioni. (mi.m.)