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Data: 15/12/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
Addizionale comunale, sale l'aliquota a Chieti. Deciso dalla Giunta l'aumento da 0,65 a 0,80. Opposizione all'attacco

Una strenna natalizia del Comune per i contribuenti teatini, ma non sarà gradita. La Giunta ha deciso l'aumento dell'addizionale comunale Irpef per il 2012. L'aliquota passa dallo 0,65 attuale allo 0,80, con un più 0,15 percentuale. Le opposizioni di centrosinistra si ribellano; nella maggioranza non tutti condividono la stangatina che porterà nelle casse dell'Ente nuove risorse economiche. La modifica dell'aliquota andrà al consiglio comunale nella seduta di domani mattina, insieme alla vertenza Burgo e al progetto In.Te. di ricollocazione dei 133 lavoratori in mobilità.
Alla vigilia dell'appuntamento, l'assessore al bilancio e alle finanze Roberto Melideo difende la decisione della Giunta Di Primio, alle prese con una situazione economica davvero difficile, con debiti «milionari ed ereditati da fronteggiare», come spesso è stato denunciato dallo tesso sindaco. «Il ritocco dell'addizionale comunale invariata dal 2008, si è reso necessario per fronteggiare i minori trasferimenti statali che per il prossimo esercizio 2012 ammontano ad oltre un milione di euro, per l'aumento dell'Iva che a metà anno 2012 passerà al 23 per cento, per assicurare tutti i servizi ai cittadini, per non incrementare le tariffe delle attività a domanda individuale. Un intervento che serve per mantenere in equilibrio il bilancio».
Netta la contrarietà delle opposizioni all'aumento dell'aliquota, ma anche in seno alla maggioranza ci sono dei contrari, al punto da far temere per il varo del provvedimento: si dice che domani i consiglieri di centrodestra faranno saltare la seduta. In commissione bilancio i rappresentanti della opposizione (Luigi Febo di Chieti per Chieti, Riccardo Di Gregorio di Fs-Rc, Marco Marino del Pd e Bassam El Zobhi dell'Idv) hanno votato contro l'aumento, mentre quelli di maggioranza si sono astenuti. Esito che Febo considera «una bocciatura».
Opposizione ferma, aggiunge Febo, perché l'incremento dell'aliquota «andrebbe a colpire tutti i redditi, senza nessuna esenzione per quelli più bassi e le somme che derivano dall'applicazione dell'addizionale non hanno nessuna destinazione: in poche parole, permettono mal Comune di fare cassa. Un provvedimento non solo non equo, ma riteniamo che la mancanza di liquidità dell'amministrazione comunale non può essere motivo valido per tassare i cittadini». Febo intende poi «ricordare al consigliere Di Labio che la proposta di non applicare l'addizionale ai redditi inferiori a 28 mila euro è stata presentata dai rappresentanti di centro sinistra e che Di Labio con gli altri di centro destra si sono astenuti».

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