ROMA - Se c'è una città in cui la forza d'urto dei tassisti non passa mai inosservata, è Roma. Ogni qual volta si è parlato di liberalizzazioni, ma anche del rilascio di nuove licenze o semplicemente dell'installazione del Gps per verificare il rispetto dei turni, le piazze si sono riempite di auto bianche e il traffico è impazzito, perfino nel cuore pulsante di piazza Venezia. Dopo il rilascio di 2.000 licenze della giunta Veltroni nel 2007, non si è mosso più nulla, e Roma è ancora sotto quota 7.800 taxi. Quando Alemanno, che appoggiò le proteste, fu eletto sindaco di Roma a festeggiare sotto il Campidoglio c'era una folta rappresentanza dei tassisti. Ultimo tassello: la giunta sta per varare l'aumento della tariffa (per la verità ferma dal 2003), pari al 12,5 per cento, dopo che è andato a vuoto un primo tentativo del Campidoglio di concedere aumenti addirittura del 50 per cento per le corse brevi. Il nuovo sistema prevede l'adeguamento all'indicatore Istat, che sarà automatico ogni due anni. Dal Campidoglio assicurano che la nuova tariffa aiuterà la trasparenza: non ci sarà più la divisione fra le corse dentro e oltre il raccordo, che consente trucchetti ai tassisti disonesti. Ma non c'è solo Roma: la forza d'urto dei tassisti è analoga in altre città, come Milano. A maggio, poco prima della sfida con Pisapia, l'allora sindaco Letizia Moratti siglò un accordo con dei tassisti del capoluogo lombardo che prevede un blocco del rilascio delle nuove licenze fino all'Expo 2015.
A Roma non si è sorpreso nessuno quando dal decreto Salva Italia alla voce liberalizzazioni sono stati esclusi i taxi. E il sindaco ha commentato: «Bene escludere i taxi dalle liberalizzazioni». L'effetto a favore delle auto bianche è doppio: il decreto prevedeva l'eliminazione dei vincoli territoriali, ne avrebbero beneficiato anche gli Ncc (noleggiatori con conducente, vetture con autista) con licenza non romana. A Roma le licenze di Ncc sono poco più di 1.000, una cifra sottodimensionata rispetto alla richiesta. Così ogni giorno gravitano su Roma almeno il triplo di Ncc, con licenze non romane, e questo scatena l'ira dei tassisti. Se fosse passata la norma che abbatteva i vincoli territoriali, i noleggiatori di fuori Roma avrebbero avuto vita facile. Ora tutto è azzerato e per gli Ncc di fuori Roma c'è lo spettro della regolamentazione più severa decisa dalla giunta Alemanno. Mentre il governo accoglieva le richieste dei tassisti, l'assessore alla Mobilità del Comune di Roma, Antonello Aurigemma, annunciava: «Gli Ncc dovranno essere in grado di produrre una documentazione che comprenda la certificazione sul controllo dei gas di scarico, l'iscrizione al ruolo, la copia conforme del contratto di lavoro per i lavoratori subordinati e il documento unico di regolarità contributiva», ha elencato puntiglioso Aurigemma. Che ha aggiunto: «La Giunta ha anche approvato la delibera che stanzia cinque milioni e mezzo di incentivi in favore del rinnovo del parco auto dei tassisti». In sintesi, dal giorno dei festeggiamenti sotto il Campidoglio i tassisti hanno ottenuto: aumento della tariffa, guerra agli Ncc e soldi per cambiare l'auto. Eppure, ieri Loreno Bittarelli, leader storico (amato e odiato da una categoria frammentata) della sigla Uri taxi non abbassava la guardia: «Il pericolo non è scampato, di liberalizzazioni il Governo vuole riparlarne fra sei mesi, e tornerebbero nel mirino anche i taxi. Una follia». La pensano diversamente le associazioni dei consumatori (Adoc, Codacons, Movimento difesa del cittadino e Unione nazionale consumatori): «Sono anni che i cittadini aspettano la liberalizzazione dei taxi. La mancata attuazione ha portato nel tempo ad una crescita esorbitante delle tariffe, fra le più elevate al mondo. Il tutto mentre l'offerta, specie nelle grandi città, appare inadeguata».