PESCARA. «Il Regio decreto che sancì la nascita della ferrovia Roma-Pescara stabilì un centralismo dell'Abruzzo, così come lo stabilirono successivamente le autostrade. Furono scelte decisive per lo sviluppo strategico della nostra regione. Ora rischiamo invece un nuovo isolamento drammatico, ma sono scelte che si possono e si devono cambiare subito». A parlare è Giovanni Legnini.
Il senatore abruzzese del Pd è intervenuto con il vicepresidente di Palazzo Madama, Vannino Chiti, al dibattito promosso dal Partito democratico sui 150 anni della ferrovia Roma-Pescara, incontro fortemente voluto dall'ex senatore Nevio Felicetti. «Gli effetti più duri delle ultime tre manovre saranno l'abbattimento della capacità pubblica di investimento» afferma Legnini «e i tagli delle corse dei treni subiti dall'Abruzzo sono uno dei primi effetti delle manovre del governo Berlusconi. Ecco perché bisogna trovare risorse in altri canali. I grandi investimenti europei nelle infrastrutture passano per i cosiddetti corridoi e noi, a oggi, siamo drasticamente tagliati fuori: il corridoio più vicino parte da Helsinki e si ferma a Ravenna. Così come siamo fuori, assieme a pochissime altre regioni, dagli investimenti in Alta velocità e Alta conduzione. Non è accettabile e dobbiamo respingere un nuovo rischio di isolamento. Il corridoio europeo non deve fermarsi a Ravenna ma a Bari, ed è un risultato che possiamo e dobbiamo raggiungere anche con la Macroregione Adriatica, che deve diventare priorità del governo, come chiesto nella risoluzione da noi presentata al Senato, non lasciata alle sole Regioni». La situazione, secondo quanto emerso dal dibattito, è molto grave: «I tagli di Trenitalia sono pesanti e colpiscono l'Abruzzo e Pescara in maniera devastante» dice Franco Rolandi, segretario Filt-Cgil, «la reazione di Regione e Comune è stata debole».
«Eppure lo sviluppo passerà sempre più per le infrastrutture», spiega Chiti, «lo sviluppo delle ferrovie determina sostenibilità e qualità della vita. Siamo preoccupati per la piega presa in questi anni, dobbiamo premere sull'Europa perché cambi le decisioni anche se oggi 26 governi su 27 sono di centrodestra. Ma i progressisti hanno il dovere di tentare ogni strada».