Iscriviti OnLine
 

Pescara, 10/04/2026
Visitatore n. 752.990



Data: 16/12/2011
Testata giornalistica: Il Centro
Berlusconi gela Monti: «È disperato» E il Cavaliere cita Mussolini: aveva ragione

ROMA. Il governo ha posto la fiducia alla Camera sulla manovra «salva-Italia». Lo ha annunciato ieri il ministro per i Rapporti con il Parlamento Piero Giarda, mentre al premier Monti giungevano le previsioni nefaste di Berlusconi: «Monti è disperato, con il suo decreto sta facendo marcia indietro su tutto. E non è detto che duri». Frasi che non mettono in dubbio il voto di oggi del Pdl, ma certo non danno certezze per il futuro.
Camera bollente ieri, con i deputati leghisti che hanno inscenato una protesta - così come era accaduto in Senato - costringendo Fini ad espellere i deputati Bonanno e Rainieri dall'aula. Il Carroccio, malgrado le assicurazioni della vigilia, unico partito che ha scelto di stare all'opposizione per cavalcare l'ovvio malcontento generale, manovra, abbonda in ostruzionismo oltre che nelle sceneggiate in Aula. Così la notte scorsa (fino alle 4) i leghisti hanno impegnato la Camera in un dibattito sui loro interventi elaborati ad hoc per rallentare l'iter della manovra. Monti a domanda diretta sulla Lega ha tagliato corto: «Ci sono cose che non devono farmi effetto altrimenti non sarei in grado di adempiere alla funzione che mi è stata attribuita». Indifferenza dunque verso le intemperanze, ma muro contro l'ostruzionismo con la fiducia. I tempi sono stretti e il premier li vuole rispettare. Quindi nessuna discussione sugli emendamenti, solo dichiarazioni di voto dei partiti sulla fiducia. Il decreto legge sulla manovra approda infatti questa mattina alla Camera, il voto finale sul provvedimento è previsto nella tarda serata. A seguire ci sarà il via libera definitivo del Senato. Tempi rispettati. A Palazzo Madama, invece, clima più disteso ieri, e approvazione del testo che introduce in Costituzione il principio del pareggio di bilancio: 255 a favore, 14 gli astenuti. Fra tre mesi Camera e Senato esamineranno di nuovo l'art. 81 della Costituzione.
Giornata piena quella del premier, che ha incontrato i presidenti delle Regioni del Sud, per poi affrontare la conferenza stampa. Quindi ha riunito gli ambasciatori alla Farnesina, e in giornata è stato ricevuto da Napolitano. «Ho l'impressione che gli italiani stiano capendo che l'alternativa non è la vita senza quei sacrifici, ma la vita con sacrifici molto più grandi» ha detto il premier, ribadendo che senza questi sacrifici «l'Italia non ce l'avrebbe fatta a mantenere una stabilità monetaria». Monti ha ammesso che nella manovra «c'è più rigore rispetto a equità e crescita, ma ci saranno altre misure per la crescita». Anche sulle liberalizzazioni fallite a metà con taxi e farmacie che sono riusciti a sfilarsi, ha ribadito che si possono fare «con la tenacia». E sull'equità: «E' falso dire che pagano i soliti noti. Ci sono dei nuovi noti che sono invitati a pagare e lo faranno». Quindi una precisazione: «E' rideterminata l'aliquota da accisa del tabacco da fumo». Cioè nessun aumento per le sigarette, ma solo per il tabacco sfuso.
Nei lavori parlamentari in primo piano lo scontro con la Lega che ha visto nell'arena un presidente della Camera particolarmente combattivo. Dopo aver espulso i due leghisti, Gianfranco Fini non ha usato mezzi termini contro i contestatori. A Pini che gli aveva dato del «cialtrone», ha risposto ironico: «Non le consento di insultare la presidenza. Ma è proprio vero che ogni botte dà il vino che ha». E ricevuta una salva di fischi ha commentato: «Sono i pecorari che fischiano, non i deputati».
E mentre il Pdl è sempre più balcanizzato al suo interno, e l'Idv annuncia con Donadi che non voterà la fiducia (ma il deputato Renato Carbursano annuncia il voto favorevole e l'abbadono dell'Idv), Bersani cerca di mantenere la barra dritta. Ieri il segretario del Pd, archiviati per ora gli importanti risultati su indicizzazione delle pensioni e sgravi Ici-Imu sulla prima casa, ha spostato la sua attenzione sui temi del lavoro. La premessa: «Il Pd sosterrà il governo e la manovra ma non rinuncerà a mettere nero su bianco le sue richieste». Manovra che al Pd piace «perché molte delle modifiche recano la nostra impronta. Ma diremo anche quello che non va, c'è ancora lavoro da fare». Chiaro anche il riferimento al «deludente dietrofront» sulle liberalizzazioni. «Serve al più presto una riforma degli ammortizzatori sociali dopo la riforma delle pensioni. Il ministro Fornero lo sa bene. Cosa diciamo a chi ha 55 anni e si trova senza lavoro?». Avverte: «Quando si parla di riforma di mercato del lavoro non si intende l'art. 18». Poi affonda anche sui lavoratori precoci, coloro cioè hanno cominciato a lavorare molto giovani: «Devono essere tutelati, un fatto più simbolico che reale per quanto costa, che per noi va assolutamente risolto», riportando nei ranghi anche i due deputati che su questo punto avevano minacciato di non votare la fiducia.

E il Cavaliere cita Mussolini: aveva ragione
«Inutile governare gli italiani». Gelo con Bossi. Il Senatùr: se lo vedo mi viene da ridere


ROMA. Silvio Berlusconi attacca le misure sulle pensioni, quelle sui capitali rientrati con lo scudo fiscale e cita Mussolini: «Aveva ragione quando diceva che non è difficile governare gli italiani ma è inutile». Il Cavaliere torna al Tempio di Adriano per la presentazione dell'ennesimo libro di Bruno Vespa («Questo Amore») ma, a differenza del passato, questa volta le sedie vuote sono tantissime. Non è certo un bel segnale per chi già si trova a fare i conti con il no di Bossi ad un eventuale faccia a faccia. «Se vedo Berlusconi mi metto a ridere perché appoggia un governo che fa tutto il contrario di quello che faceva lui prima» affonda il leader della Lega, che a ricucire non ci pensa proprio. Ma l'ex premier non si dà per vinto, assicura che l'alleanza non è finita («Se vanno da soli alle amministrative non vincono») e spiega che la Lega, in cerca dei molti voti persi, è semplicemente tornata al suo carattere: «Quello che io ho cercato di contenere. E se Bossi dice che lo faccio ridere, potrei rispondere che lui mi fa piangere. Ma non lo dico».
Al Tempio di Adriano non si parla solo del difficile rapporto con l'ex alleato. I riflettori si accendono sulla manovra economica e Berlusconi coglie l'occasione per attaccare le misure sulle pensioni e sui capitali scudati.
«Non è bello difendere gli evasori, ma sullo scudo fiscale lo Stato ha negato la sua parola e invece doveva dire "pacta servanda sunt"» dice l'ex premier, che fa capire che l'appoggio del Pdl a Monti è a tempo e non affatto scontato: «Non c'è nessuna certezza che questo governo arrivi al 2013. Se una parte politica dovesse vedere dei sondaggi che le consegnano una sicura vittoria potrebbe avere la tentazione di farlo cadere prima...».
Oltre a stroncare la manovra, con un annuncio shock l'ex premier si schiera al fianco del primo ministro inglese, David Cameron, che non ha sottoscritto il patto fiscale tra i paesi Ue sui vincoli di bilancio. «Mi sono sempre battuto contro l'obbligo assoluto di puntare alla parità di bilancio eliminando il deficit. E' una misura assurda e depressiva. Se ci fossi stato io, non sarebbe passata» assicura Berlusconi.
Ma a dare un dispiacere al Cavaliere ci pensa anche Letizia Moratti che ieri ha incontrato a Montecitorio Gianfranco Fini e Italo Bocchino. L'ex sindaco di Milano si prepara a lasciare il Pdl per approdare nel Terzo Polo ma in quota Fli.

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it