Clima paradossale. Mentre si scopre che saltano persino i collegamenti sulla percorrenza breve (per venire a Bari da Sud, i pendolari si sono visti sottrarre il treno delle 8 e sono costretti da qualche giorno a una levataccia), ecco che Regione e Rfi (Rete ferroviaria italiana) promettono, firmando l'ennesimo accordo degli ultimi 40 anni, una Puglia futuribile in cui il trasporto su ferro diventerà talmente capillare, coerente ed economicamente conveniente per i cittadini-clienti, da non temere para goni. Il sogno: da Apricena a Gagliano del Capo con un'unica linea ferroviaria, un unico biglietto ferroviario, un unico gestore per l'intera rete. La realtà: in attesa che, come da tutti auspicato, si realizzi quello che è stato disegnato (ne riferiamo ampiamente in un altro articolo di questa pagina), ieri i passeggeri in partenza dal Sud Est barese, impossibilitati a salire sul treno per lo sciopero dei trasporti, si sono riversati sui bus e qui hanno dovuto rifare il biglietto nonostante treni e bus, da quella parte di Puglia, siano garantiti dallo stesso gestore. Non certo le migliori premesse per una Regione, che giustamente punta su politiche di mobilità sostenibile, garanzia di u n'alta qualità del servizio, dissuasione dei residenti dall'utilizzo del mezzo a motore privato (inquinante). E che la fiducia dei cittadini-viaggiatori vada riconquistata lo dimostra il fatto che, dopo il taglio di quattro coppie di treni sulla lunga percorrenza da parte di Rfi, il traffico viaggiatori rischi seriamente e pericolosamente di spostarsi (già in parte si è spostato) dal ferro alla gomma piuttosto che procedere in senso i nve r s o. Di tutto questo complesso meccanismo che inevitabilmente innesca sfiducia si fa carico l'assessore regionale alla Mobilità, Guglielmo Minervini quando, proprio riferendosi alo scippo delle coppie di treni da e per la Puglia (particolarmente sentito il taglio del treno notturno per Roma) e all'aumento delle tariffe che in alcuni casi è del 63%, annuncia: «La Puglia non molla la presa e già la prossima settimana intende tornare a Roma per un incontro con i ministeri competenti, perche la partita è solo politica. Pensavamo fosse solo la beffa, invece c'è anche il danno. L'a m m i n i s t r at o re delegato di Trenitalia, Moretti, aveva garantito che questa riduzione del servizio sarebbe stata coperta da un mantenimento delle tariffe, invece scopriamo che c'era anche l'inganno di questo insostenibile incremento. Sostanzialmente - spiega l'as sessore - Rfi omologa la tariffa a quella che ha sul Tirreno. Ma questo intanto significa che il servizio pubblico non c'è più, perchè esiste solo quel servizio che può reggersi autonomamente sul mercato. E in più c'è l'inganno, perchè da noi non viene offerto lo stesso standard di qualità. Siamo davvero di fronte ad una pervicace politica che Trenitalia sta portando avanti ai danni del Mezzogiorno, prescindendo da qualsiasi indirizzo degli organi parlamentari e del governo nazionale. Chiederemo immediatamente a Moretti spiegazioni. Investirò anche la commissione Infrastrutture tra le Regioni del nostro Paese. E immagino che sia necessario anche un intervento forte del Consiglio regionale, mi auguro all'unanimità».