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Pescara, 11/04/2026
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Data: 17/12/2011
Testata giornalistica: La Repubblica
Amt, saltano i prepensionamenti Effetto Monti, 48 dipendenti dopo la cassa rientreranno in servizio. Brutta tegola per l'azienda, alle prese con i conti in rosso. La Cgil: "Così nel 2012 si chiude"

QUARANTOTTO lavoratori dell'Amt, che sono oggi in cassa integrazione in base ad un faticosissimo accordo siglato pochi mesi fa tra azienda e sindacati, al termine dei due anni di cassa non potranno andare in pensione, come previsto dall'intesa, ma dovranno rientrare al lavoro. Una brutta sorpresa per loro, ma anche per i bilanci dell'azienda che dovranno fare i conti con un costo supplementare di circa tre milioni di euro l'anno. E' uno degli effetti perversi della manovra Monti, che ha riformatoi criteri per accedere alla pensione e sta facendo saltare i conti dell'accordo Amt. L'intesa prevedeva infatti una riduzione di personale di circa 200 persone da ottenere grazie all'applicazione, per la prima volta nella storia, della cassa integrazione in deroga anche all'azienda dei trasporti pubblici, cassa che sarebbe dovuta servirea raggiungerei requisiti della pensione in modo da arrivare ad una riduzione definitiva dell'organico. Invece così non sarà perché la riforma del sistema pensionistico li ha sorpresi in mezzo al guadoe 48 di quei 200 lavoratori nel periodo di cassa non arriveranno a maturare i requisiti per la pensione. Per fortuna per quei lavoratori una clausola dell'intesa tutela comunque il loro rientro in azienda al termine della cassa, ma tutti gli equilibri faticosamente raggiunti l'estate scorsa vanno ora a farsi friggere. Peraltro non è l'unica tegola che si sta abbattendo sui bilanci dall'Amt, già in grave difficoltà, tanto che secondo le denunce dei sindacati, oggi in sciopero, già a partire da febbraio si rischia di andare ad intaccare il capitale sociale. L'altra conseguenza negativa è quella derivata dall'aumento delle accise sui carburanti, che peseranno per circa oltre 3,5 milioni di euro l'anno, tutti costi supplementari che andranno a gravare su un bilancio già di guerra. Per il 2011 le previsioni parlano infatti di una perdita di sette milioni di euro, dopo un deficit di sei milioni chiuso nel 2010. E per il 2012? «Se la situazione non cambia non si arriva neanche a metà anno - denuncia Corrado Cavanna, segretario Filt-Cgil - servirebbero 40 milioni di euro per mettere in sicurezza l'azienda, ma sembra che nessuno si stia rendendo conto della tragedia che incombe. L'azienda unica regionale, l'unica via d'uscita per tentare di salvare in qualche modo il servizio, non va avanti e se per caso, come sembra, l'assessore Rossetti dirotterà i 20 milioni in arrivo per il trasporto pubblico locale, rischiamo che non ci sia neanche più il tempo per costruire l'azienda unica». Sui fondi per il trasporto pubblico si è innescato infatti un braccio di ferro in Regione. Solo negli ultimi giorni si è saputo che i fondi promessi dal governo arriveranno davvero e saranno circa 45 milioni: 25 andranno al ferro, che potrà quindi fare i conti con riduzioni del servizio, ma in qualche modo il contratto di servizio resterà in piedi anche nel 2012; gli altri 20 in teoria dovevano essere destinati al trasporto su gomma, ma visto che in fase di bilancio erano stati limati altri fondi, in particolare quelli per i servizi sociali, adesso l'assessore al Bilancio ha fatto capire che vorrebbe utilizzare quei soldi proprio per il settore del welfare, a sua volta in forte difficoltà. E subito si è scatenata la guerra. Anche per questo motivo la protesta del trasporto pubblico, che oggi fermerà treni e bus, proclamata a livello nazionale, in Liguria si tingerà di colori locali. «Se le istituzioni continueranno a fare orecchie da mercante - tuona Cavanna - da gennaio saremo costretti a mettere in campo iniziative che chiamino in causa non solo il governo, ma anche la Regione e le istituzioni locali».

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