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Data: 17/12/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
Il Decreto salva Italia (Liberalizzazioni) - Negozi aperti la sera e i festivi, maggiori poteri all'Antitrust. Ma il governo frena su farmacie, taxi e ordini professionali

ROMA Il presidente del Consiglio Monti ha detto che le misure di liberalizzazione introdotte nel decreto salva-Italia rappresentano solo un primo passo di un percorso che riprenderà già a gennaio in occasione della legge comunitaria. L'esordio non è stato facile: l'esecutivo aveva previsto, oltre a principi di carattere generale, novità di una certa portata nel settori specifici del commercio, delle farmacie, dei trasporti, delle professioni. Solo una parte di queste misure è sopravvissuta intatta all'esame parlamentare.
Orari dei negozi. Non solo nei centri turistici e nelle città d'arte, ma su tutto il territorio nazionale, sarà possibile modificare liberamente l'orario di apertura oltre gli attuali limiti, comprese le domeniche e i giorni festivi.
Farmacie. Nei Comuni con popolazione superiore ai 12.500 abitanti i farmaci di fascia C, quelli che richiedono ricetta medica ma non essendo a carico del servizio sanitario nazionale sono pagati dai cittadini, potranno essere venduti anche al di fuori delle farmacie, nei supermercati o nelle parafarmacie. A differenza di quanto previsto nella prima versione del decreto questo passaggio non sarà però automatico: il ministero della Salute farà da filtro, compilando un elenco delle medicine che continueranno a essere vendute solo in farmacia.
Ordini professionali. Rispetto a quanto già previsto dalle manovre estive del precedente governo, viene precisato che ad agosto del prossimo anno, in caso di mancato adeguamento ai principi della concorrenza, verranno abolite le norme degli Ordini professionali in contrasto con quei principi, e non gli Ordini di tout court. Si tratta di un passo indietro che ha in parte tranquillizzato le categorie interessate, ma che almeno sulla carta non preclude una riforma incisiva.
Via i vincoli. In un articolo di portata generale, ma destinato ad incidere in profondità su singoli settori, il governo ha specificato gli ostacoli alla concorrenza che dovranno essere rimossi. Si tratta in particolare del divieto di esercizio in una certa attività geografica, dell'imposizione di distanze minime, dell'imposizione di prezzi minimi e commissioni per la fornitura di beni e servizi, del divieto di commercializzazione di alcuni prodotti per determinate categorie e di altri paletti attualmente esistenti nella legislazione. Sono esclusi settori particolari come banche e professioni che hanno normative proprie.
Taxi. Proprio nell'applicazione di questi principi sarebbero ricaduti anche i tassisti (in particolare per la possibilità concessa ad altri soggetti di venire ad operare nelle loro città). I rappresentanti della categoria sono però riusciti ad ottenere anche per loro l'esclusione. Il governo conta di tornare sul punto nella prossima riforma dei trasporti.
Edicole. Non sono state esclusi e dunque protestano gli edicolanti, allarmati dall'allargamento della possibilità di vendita di giornali e riviste in altri esercizi commerciali.
Autorità. Vengono rafforzati i poteri dell'Autorità Antitrust, che avrà ad esempio la possibilità di agire in giudizio contro gli atti amministrativi e i provvedimenti che violino le norme della concorrenza. E ci sarà un'Autorità anche per i trasporti, che avrà il compito di seguire la liberalizzazione del settore.

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