Iscriviti OnLine
 

Pescara, 11/04/2026
Visitatore n. 753.021



Data: 17/12/2011
Testata giornalistica: Il Centro
Monti a Berlusconi: «Non sono disperato». La Camera dice sì al decreto "salva-Italia", ma la maggioranza sulla fiducia perde 61 voti

ROMA. Mario Monti e il suo governo tecnico lasciano per strada 61 voti (nel voto di fiducia), ma il Presidente del Consiglio non perde fermezza e humor: «Non mi sento affatto disperato - dice nelle sue comunicazioni rispondendo dopo 24 ore a Berlusconi -, non c'è per quanto mi riguarda, ma soprattutto non c'è motivo di disperazione per quanto riguarda le istituzioni civili, politiche, economiche e il Paese». Il Cavaliere mostrato la sua irritazione allargando le braccia, mentre diversi deputati pidiellini si radunano intorno al loro leader. «Una caduta di stile», commentano. «Così contribuisce a convincere molti dei nostri a non partecipare al voto finale». Alla fine, nel voto conclusivo, la manovra passa con 402 sì, 75 no e 22 astenuti. Ma qui si evidenzia tutta l'insofferenza del Pdl: su 130 assenti 70 sono suoi (gli astenuti da 4 diventano 12).
Il Professore però quel sassolino dalla scarpa se l'è voluto togliere. Come aveva probabilmente già messo nel conto che una maggioranza così larga non avrebbe retto a lungo. Troppo forte nell'aria la tentazione politica di cavalcare la protesta che monta, così come aveva fatto la Lega, seguita ieri dall'Idv, passata all'opposizione.
Alla Camera ieri l'esecutivo ha affrontato un'altra giornata di grande nervosismo da parte dei partiti, con duri scambi di accuse, ma anche contenuti importanti come gli ordini del giorno che sono stati approvati su frequenze tv, Imu per la Chiesa e pensioni. Su tutto un'atmosfera da pre-campagna elettorale, di pronostici (soprattutto da parte di Lega e Pdl, ma anche del Pd) sulla durata del governo. I partiti insomma mostrano sempre più insofferenza verso il governo «dei professori».
La prima prova Monti l'ha affrontata ieri mattina con il voto di fiducia, preceduto da un aspro dibattito, soprattutto tra il Pd e la Lega. Il Carroccio ha proseguito sulla sua linea di contestazione plateale nei confronti del governo, tanto da far sbottare Dario Franceschini (Pd), che ha accusato i leghisti di fare ora i «guerrieri padani» dopo essere stati «soldatini ubbidienti» per dieci anni al governo. La Lega non ha rinunciato al colpo di teatro, quando ha preso la parola la deputata Emanuela Munerato che si è mostrata in tuta da operaio: «I lavoratori sono gli unici a pagare i costi di questa manovra» ha detto, festeggiata da tutto il gruppo del Carroccio. Ma nel corso del dibattito le dichiarazioni dei leader dei partiti hanno evidenziato la distanza che aumenta tra Lega e Pdl. Maroni: «Difficile parlare di dialogo quando le posizioni sono così distanti». Ma poco dopo Umberto Bossi, che ha pronosticato una fine prematura del governo, ha ribattuto: «Il Pdl al momento giusto saprà fare la sua parte». Una divisione interna che non sembra ricomposta. Maroni ha insistito: «Alle amministrative da soli? Potremmo farlo se il Pdl non dovesse rivedere le proprie posizioni».
Più nella sostanza durante il dibattito alla Camera sono stati accolti o votati alcuni ordini del giorno molto importanti. Come quelli presentati da Pd, Lega e Idv contro il beauty contest sulle frequenze tv. Uno sgambetto del Carroccio a Berlusconi, che probabilmente dovrà partecipare a un'asta e spendere soldi per ottenere quelle frequenze che il precedente (suo) governo gli aveva regalato. Accolto dal governo anche un ordine del giorno di Gabriella Giammanco (Pdl), che impegna l'esecutivo a valutare l'estensione dell'Imu sugli immobili anche parzialmente utilizzati a scopo commerciale di proprietà della Chiesa. E il governo è stato anche battuto su un odg della Lega cui aveva dato parere contrario su una esenzione del 50% sulla prima casa per i soggetti disabili o non autosufficienti. Altri odg bipartisan importanti sul lavoro a tutela dei lavoratori licenziati, o che si sono licenziati nella previsione di un trattamento pensionistico vicino. L'altro riguarda i lavoratori precoci: il governo è impegnato a cancellare la penalizzazione pensionistica a carico di coloro che lasciano il lavoro con 42 anni di contributi non avendo ancora 62 anni di età.

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it