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Data: 17/12/2011
Testata giornalistica: Il Centro
Assenti, astenuti, no: il Pdl si divide. Tra gli altri manca Tremonti. Anche nel Pd affiorano malumori

Il futuro dell'esecutivo. Bersani: «Siamo leali, ma nel nostro orizzonte ci sono le elezioni»

ROMA. 495 sì, 61 in meno del voto di insediamento. E' in questi numeri il crinale del governo Monti, un esecutivo ingoiato dai partiti "obtorto collo" e che rischia di diventare settimana dopo settimana figlio di nessuno. Un governo che, sia che arrivi a scadenza nel 2013 sia che cada prima, avrà scardinato alleanze fini qui solidissime: quella tra Pdl e Lega, e quella tra Idv e Pd.
Sia Di Pietro che Lega hanno bocciato la manovra del professore e sono all'opposizione. Dicono no anche i due rappresentati della Svp. Sono però soprattutto i mal di pancia del Pdl a pesare. In due (Mussolini e Stracquadanio) hanno votato no. Quattro gli astenuti, ben 23 gli assenti. Tra questi Tremonti, ancora convalescente per una frattura, gli altri ex ministri Romani e Brambilla, Crosetto e Martino.
«La durata del governo la diranno i fatti», pronostica Berlusconi. E sulle assenze minimizza il malumore dei suoi peones, furibondi per aver dovuto accettare per disciplina di partito quanto è stato risparmiato ai trenta dissidenti. Una manovra che l'elettorato pidiellino considera un cedimento alla sinistra. Il Pdl è diviso? chiedono al Cavaliere ringalluzzito per i suoi sondaggi che lo danno in recupero di 3 punti. «Alcuni deputati ci hanno chiesto la possibilità di dare un voto di astensione, alcuni anche il no e abbiamo acconsentito perchè non c'erano pericoli per la maggioranza», dice. Ma Amadeo Laboccetta, deputato campano filoberlusconiano, chiede l'intervento di Alfano. «Non è un semplice mal di pancia ma un virus che potrebbe sfociare in un'epidemia pericolosa», avverte.
Ma le prese di distanza non sono solo a destra. Il Pd, salvo in due casi tra cui l'ex operaio Thyssen Group, Boccuzzi, ha votato compatto la manovra. Tuttavia Pier Luigi Bersani ha ribadito la linea che prevede il voto non appena sarà possibile. «Abbiamo votato una manovra molto pesante, non intendiamo inseguire manovre su manovre perchè così si va contro il muro», avverte il segretario. Bersani giovedì ha richiamato all'ordine l'ala dissidente, vicina alla Cgil: «Considererò un voto contro di me il voto contrario», ha detto, promettendo battaglia sulle misure per il lavoro e la crescita. Ora però, a manovra approvata almeno alla Camera, dichiara: «Questo non è il nostro governo, nel nostro orizzonte c'è un appuntamento elettorale».

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