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Data: 17/12/2011
Testata giornalistica: Il Centro
Il Decreto salva Italia - Pensioni, fisco, casa: ecco cosa cambia. Il decreto salva-Italia ora passa al Senato: frenata su costi della politica e liberalizzazioni

ROMA. Rigore, equità e crescita. Erano state queste le tre parole d'ordine indicate da Mario Monti per illustrare il suo decreto salva-Italia. Se la prima versione della manovra era stata improntata soprattutto al rigore, con gli emendamenti si è cercato di recuperare qualcosa sul piano dell'equità. Per la crescita bisognerà invece ancora aspettare, a partire dalle liberalizzazioni, giudicate insufficienti da tutte le forze politiche. Dopo il sì della Camera, il testo ora passa al Senato.
La versione definitiva della manovra approvata ieri dalla Camera comporta novità soprattutto in materia di pensioni e fisco (in particolare sulla casa, ma non solo): il valore della manovra è di 20 miliardi per il 2012, ma con l'aumento dell'Iva previsto a partire dal prossimo ottobre salirà abbondantemente oltre i 30.
Pensioni. La riforma previdenziale (prima parte di un pacchetto che comprenderà anche quella del lavoro) è quella che ha subito le maggiori modifiche. La più importante riguarda la rivalutazione in base all'inflazione: inizialmente prevista solo per le pensioni fino a 936 euro, sarà invece garantita per gli assegni fino a 1.400 euro (tre volte il minimo). Introdotto anche un contributo di solidarietà per le pensioni più alte: alla parte eccedente i 200mila euro annui sarà applicato un prelievo del 15%. Ridotte le penalità per chi lascia il lavoro prima dei 62 anni (taglio dell'1% invece che del 2% per i primi due anni di anticipo) e previsto un ingresso più soft per i lavoratori classe 1952.
Casa e fisco. Il ritorno della tassazione sulla prima casa è stato attenuato per le famiglie. Alla franchigia di 200 euro si aggiunge un bonus di 50 euro per ogni figlio fino a 26 anni (per un massimo di 8 figli) che porta a un totale di 600 euro la detrazione massima consentita.
Il governo è venuto incontro alla richiesta di colpire maggiormente i capitali rientrati grazie ai condoni. Rispetto alla versione iniziale, il prelievo sale dall'1,5% al 2% e in più si aggiunge un'imposta di bollo speciale che a regime (dal 2014) sarà del 4 per mille ma che nel 2012 salirà al 10 e nel 2013 al 13,5 per mille.
Alleggerita la tassa sul lusso per barche, aerei e automobili: per finanziare lo sconto legato agli anni di utilizzo aumentano però le accise sul tabacco trinciato che colpiranno le sigarette "fai-da-te".
Liberalizzazioni. In parlamento lo hanno sottolineato tutti i partiti, pur con sfumature diverse: sulle liberalizzazioni si poteva fare di più. In realtà, la prima versione del decreto salva-Italia prevedeva un'accelerata importante nei settori del commercio, del trasporto pubblico e delle farmacie. Ma dopo le forti pressioni esercitate da tassisti e farmacie, l'unica deregulation rimasta in piedi accanto a quella delle edicole è quella del commercio, con l'eliminazione dei limiti per le aperture degli esercizi e agli orari. Esclusi dalla riforma i taxi, mentre i farmacisti portano a casa il risultato che volevano: evitare la vendita dei farmaci di fascia C nelle parafarmacie. Hanno vinto le lobby, è l'accusa di chi chiedeva più coraggio al governo, che però assicura: le liberalizzazioni sono soltanto rinviate.
Costi della politica. È l'altra grande incompiuta della manovra. Rispetto al disegno originario si frena sull'abolizione delle province (resteranno tutte in carica fino a scadenza naturale) e sui tagli ai parlamentari (il passaggio al contributivo e le penalizzazioni per le assenze di deputati e senatori sono state decise da Camera e Senato, ma non sono contenute nel testo della manovra). L'intervento più importante diventa così l'introduzione di un tetto massimo per gli stipendi dei manager pubblici, che non potranno superare quello del primo presidente della Corte di Cassazione (310 mila euro): anche in questo caso c'è stata un'attenuazione con la possibilità di «deroghe motivate» dalla quale però sono esclusi ministri e sottosegretari.

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