| |
|
| |
Pescara, 10/04/2026
Visitatore n. 752.990
|
|
|
|
|
|
|
17/12/2011
Il Messaggero
|
Frequenze, sì del governo all'asta, schiaffo della Lega a Berlusconi. Accolto un documento dei lumbàrd sulla gara per le televisioni. Il Cavaliere attendeva la botta: Mediaset non pagherà un euro |
|
ROMA - Grossa sorpresa sulle frequenze tv. Il governo ha accolto nell'aula della Camera due ordini del giorno analoghi, presentati da Idv e Lega Nord, che lo impegnano ad annullare l'assegnazione gratuita delle frequenze e a indire una successiva asta a pagamento. L'esecutivo ha accolto i differenti ordini del giorno sul tema per non correre il rischio che, messi ai voti, potessero raccogliere una maggioranza trasversale - Pd-Lega-Idv - isolando il Pdl. Fatto sta che ora l'assegnazione gratuita delle frequenze sembra assai improbabile. La novità arriva 24 ore dopo la «provocazione» di Michele Santoro che si è detto disposto a lanciare una sottoscrizione per partecipare all'asta. Sulla stessa lunghezza d'onda anche il patron di Telelombardia, Sandro Parenzo, secondo il quale anche gruppi stranieri sarebbero interessati alle frequenze per importi però non elevatissimi. Secondo le stime più attendibili la base d'asta dovrebbe oscillare introno al miliardo di euro. L'ordine del giorno della Lega, di cui il primo firmatario è l'ex ministro degli Interni, Roberto Maroni, fissa uno scenario opposto al cosiddetto «beauty contest», cioè al bando di gara per l'assegnazione gratuito delle frequenze in digitale terrestre deciso dal governo Berlusconi e contestato dalle opposizioni in quanto assegnava agli operatori telefonici, senza alcun onere, i canali analogici liberati. Il «beauty contest» era stato all'epoca votato anche dalla Lega che ieri, invece, ha scelto una strada esattamente opposta. Non solo. I leghisti nell'ordine del giorno sottolineano che «la recente gara 4G per il mercato delle telecomunicazioni ha generato un incasso superiore alle più rosee aspettative, garantendo una entrata di circa 4 miliardi». Di qui l'impegno chiesto al governo ad «annullare il bando di gara per l'assegnazione di diritto d'uso di frequenze in banda televisiva ed il conseguente disciplinare di gara, che finirebbe per implementare a titolo gratuito la già rilevante detenzione di frequenze di soggetti già operanti», e ad annullare conseguentemente le regole fissate dal «beauty contest». Il documento della Lega dà poi indicazioni tecniche per come impostare la nuova gara per l'assegnazione delle frequenze che, in ogni caso, dovranno essere «oggetto di asta a titolo oneroso». Ma dal fronte leghista sono arrivate ieri nuove bordate contro il governo. Il leader della Lega, Umberto Bossi, è tornato a pronosticare una vita breve per l'esecutivo. «Ma siete matti?», ha risposto Bossi ai cronisti che gli chiedevano se fosse credibile fissare al 2013 la durata del governo. Lapidario poi il giudizio sulla manovra: «Non crea nemmeno un posto di lavoro». Nel mirino di Bossi è finito poi anche l'ex alleato Silvio Berlusconi. «Per incontrarlo - ha detto Bossi - sarebbe bastato che non avesse votato la fiducia al governo. E poi continua a stare con i comunisti». Anche Roberto Maroni ha cannoneggiato ieri l'alleanza con il Pdl. «Potremmo correre da soli alle prossime amministrative e vincerle - ha sottolineato Maroni - perché essendo l'unico partito di opposizione ci farà guadagnare consensi» Interpellato sui rapporti tra Lega e Pdl, l'ex ministro dell'Interno ha osservato che il primo vota «no» al governo mentre il secondo «sì». «È difficile dialogare tra partiti con posizioni opposte. Il rapporto col Pdl è interrotto - ha spiegato Maroni - O meglio noi dialoghiamo con tutti, non siamo sull'Aventino; dialoghiamo con tutti dalla nostra posizione di unico partito all'opposizione». Una posizione sfruttata dall'ex ministro Roberto Calderoli per annunciare ai militanti leghisti di Bagnolo San Vito, in provincia di Mantova, che la Lega si rivolgerà all'Onu per ottenere l'autodeterminazione dei popoli padani.
Il Cavaliere attendeva la botta: Mediaset non pagherà un euro ROMA - «Il nostro appoggio è stato sempre fuori discussione ma qui c'è il problema della tenuta del Pdl». L'ex ministro è nel cortile di Montecitorio dove è più facile inviare sms per bloccare i molti deputati pronti a salire su un aereo o su un treno per rientrare a casa prima del voto di fiducia finale. In aula il partito di Alfano ha già perso pezzi nel primo voto e, soprattutto, ha lasciato che alcuni deputati votassero contro, come Stracquadanio e Mussolini, e altri si astenessero come Martino e Moles. «Non possiamo lasciare alla Lega il monopolio dell'opposizione. Così come non possiamo permettere che il Pd recuperi il dissenso grazie alla Cgil». Il ragionamento del Cavaliere sembra però più il frutto di una presa d'atto che di una strategia e sconta la matta voglia degli ex di An di votare contro. «Se toccavano i tassisti e le farmacie l'avremmo mandato sotto», insinua un deputato romano cresciuto in via della Scrofa. La decomposizione del centrodestra, si materializza in serata, quando la Camera vota un emendamento dell'Idv e della Lega che annulla la distribuzione gratuita delle frequenze e stabilisce l'asta. Un colpo basso che il disorientato gruppone guidato da Fabrizio Cicchitto, incassa con un sommesso brusio che taglia i banchi. Berlusconi non è in aula al momento del voto, ma si aspettava il colpo basso del Carroccio frutto, a suo giudizio, anche della guerra più o meno sotterranea che contrappone nella Lega il capogruppo Reguzzoni all'ex ministro Maroni che da tempo vorrebbe un suo uomo alla guida del gruppo leghista di Montecitorio. «L'asta non mi interessa e Mediaset non tirerà fuori un euro», continua a sostenere il Cavaliere poco o nulla turbato per il voto sull'ordine del giorno che di fatto non cambia nulla. La sfida lanciata dalla Lega è però solo la prima di una lunga sequenza di colpi sotto la cintura che mirano ad innervosire il Pdl, ma non scalfiscono l'accordo fatto da Berlusconi con Monti prima del primo voto di fiducia e che sostanzialmente, raccontano a palazzo Grazioli, impone al governo di non intervenire sul sistema radio-televisivo. Ieri sera Berlusconi si diceva «tranquillo» con i suoi. Al punto da sbracciarsi e spiegare che con quel «disperato non volevo offendere il governo e Monti. Anzi, era un modo per condividere difficoltà che ben conosco». Malgrado gli sforzi di Berlusconi e Bossi, l'alleanza di centrodestra, così come è stata sino al 2008, non c'è più e, viste le assenze in aula di ieri, potrebbero essere tutti in salita i prossimi appuntamenti in aula. A cominciare dal voto di giovedì prossimo sull'uso delle intercettazioni che riguardano l'ex ministro Romano e dal voto in commissione che dovrebbe autorizzare o meno l'arresto di Cosentino. La Lega è infatti pronta a schierarsi con Idv e Pd pur di dare un pesante segnale all'alleato. Non solo, ma incassata una manovra che alla fine scontenta più il Pd che il Pdl, Berlusconi teme che al prossimo giro, ovvero sul pacchetto crescita e liberalizzazioni, sia il centrodestra a dover pagare il prezzo più alto con un Pdl chiamato a dare prova di unità su tassisti, municipalizzate e farmacie. Uno scenario che solletica l'ala centrista del partito di Alfano che da tempo medita l'emarginazione degli ex An.
|
|
|
|
|