ROMA La manovra ridurrà moltissimo il tenore di vita delle famiglie italiane non solo nel 2012 ma almeno per i prossimi tre anni. Salvare l'Italia (e i propri risparmi) dal baratro del fallimento costerà salato al signor Rossi che vedrà assottigliarsi il proprio reddito, a partire dal prossimo gennaio, in una gigantesca operazione di trasferimento di risorse dai portafogli familiari al tesoro dello Stato.
Di quali cifre stiamo parlando? Ovviamente il contributo sarà diverso per ognuno dei 40 milioni di singoli contribuenti italiani. A grandi linee (vedi le tabelle in alto) si può parlare di un costo personale che oscillerà tra i 100 euro annui che finiranno per pagare i precari a basso reddito fino ai 3.500 euro, sempre all'anno, sottratti a chi dispone di discrete fortune.
Una sforbiciata senza precedenti. Per tutti. E la proporzione dell'emorragia si capisce meglio considerando le famiglie italiane nel loro insieme. Ecco le stime dell'effetto di tutte le manovre (tre approvate dal Parlamento sulle sei proposte dai governi Berlusconi e Monti) del 2011: calo del 5% del reddito medio del 2012; riduzione dell'8% nel 2014 (sempre rispetto al 2011); diminuzione del reddito disponibile di 2.000 euro annui, in media, per ognuna delle famiglie italiane. «Grosso modo gli italiani avranno a disposizione circa 150 euro al mese in meno», conferma Fedele De Novellis, economista del Ref (Ricerche di economia e finanza). Secondo De Novellis, infatti, i tagli e le maggiori tasse fissati dalle manovre estive ed invernali sposteranno la bellezza di 51 miliardi dalle famiglie allo Stato. Un'operazione che si ripeterà anche nel 2013 e nel 2014. Con l'inevitabile effetto di assorbire la gran parte del cuscinetto di grasso accumulato dalle famiglie italiane.
Un cuscinetto per la verità ben fornito. Secondo la Banca d'Italia alla fine del 2010 la ricchezza delle famiglie italiane sia immobiliare che finanziaria ammontava a 9.525 miliardi di euro (il debito pubblico è a quota 1.900 miliardi) pari ad una media di 400 mila euro per ogni nucleo. Se questo dato fa tornare in mente il famoso pollo di Trilussa diviso a metà, nella media, fra chi lo aveva mangiato per intero e chi era rimasto a digiuno, va detto anche che nel confronto internazionale le famiglie italiane fanno una bella figura. Nel 2009 - dice sempre Bankitalia - la ricchezza familiare italiana era pari a 8,3 volte il reddito disponibile, contro l'8 del Regno Unito, il 7,5 della Francia, il 7 del Giappone, il 5,5 del Canada e il 4,9 degli Stati Uniti). Le nostre famiglie, inoltre, sono poco indebitate perché mutui e prestiti vari sono pari all'82 per cento del reddito disponibile (i nuclei familiari francesi e tedeschi sono a quota 100 per cento, americani e giapponesi al 130 per cento e gli inglesi al 170 per cento).
Già, ma in che misura i signori Rossi parteciperanno allo sforzo collettivo? Facendo due conti sulla punta del naso (e con i conteggi del Centro Studi della Cgia di Mestre) è evidente che il peso maggiore graverà su chi possiede immobili nelle grandi città perché il loro valore catastale, già molto più alto delle case dei paesi e delle città piccole, con il meccanismo del moltiplicatore salirà ulteriormente del 60% circa. Un grosso sforzo sarà chiesto anche ai possessori di seconde case di pregio. Difficile fornire al momento calcoli precisi perché per sapere quanto ci costerà l'Imu, la nuova imposta immobiliare federale che sostituisce la vecchia Ici, molto dipenderà dalle decisione dei sindaci. La legge prevede che sulla prima casa l'Imu parta dal 4 per mille ma i sindaci hanno la facoltà di elevarla al 6 per mille. Anche i tre milioni di proprietari di seconde case saranno chiamati a sforzi pesanti visto che l'Imu potrebbe salire dal 7,6 per mille di base anche al 10 per mille.
Basta dare un'occhiata alle tabelle per capire poi che non va sottovalutato l'effetto di provvedimenti solo in apparenza minori come il prelievo patrimoniale dello 0,1% per chi dispone di quantità di azioni e titoli di Stato superiori ai 5 mila euro.
Se l'aumento dell'Irpef statale non c'è stato, tuttavia crescono dello 0,33% le addizionali regionali. Questo vuol dire che i redditi medio alti pagheranno fino a 450 euro per redditi dell'ordine dei 150 mila euro annui. Inoltre il signor Rossi dovrà muoversi con estrema attenzione nella giungla dei ritocchi «minori». L'aumento della benzina, ad esempio, è micidiale. Per chi fa 20 mila chilometri l'anno - e gli italiani usano moltissimo l'automobile - si tratta di un maggiore esborso di 200 euro annui. Che si aggiungono ai 140 già incassati ad agosto dal governo Berlusconi.
Per gli autonomi aumentano anche i contributi Inps che significano 2/300 euro disponibili in meno per redditi anche modesti. Se poi il nostro signor Rossi è in pensione allora avrà poco da festeggiare. Se la sua rendita è superiore ai 1.400 euro mensili non gli verranno riconosciuti gli aumenti della scala mobile. E' un calo del reddito vicino al 3% che per un pensionato con 30 mila euro lordi di reddito (1.700 euro al mese netti) equivalgono a 700 euro in meno all'anno. Una cifra notevole.