ROMA - Silvio Berlusconi si dice sicuro che l'eventuale asta per le nuove frequenze del digitale terrestre andrebbe deserta. Ma i primi movimenti, dopo l'accoglimento da parte del governo dell'ordine del giorno presentato da Lega e Idv per indire la gara, fanno pensare il contrario. L'imprenditore televisivo Sandro Parenzo e gli altri sodali di Michele Santoro hanno già dato la disponibilità a mettere sul piatto il milione di euro ricavato dalla sottoscrizione per il programma Servizio pubblico. Una società ben più solida, la Sky di Rupert Murdoch, segue con estrema attenzione l'evolversi della situazione. Sky si è ritirata dal beauty contest (l'assegnazione gratuita secondo graduatoria di merito decisa dal precedente governo con una decina di società ammesse alla gara) denunciando la mancanza di certezze della gara. E quindi l'impossibilità, per un network che chiedeva cinque canali gratuiti, di programmare investimenti e strategie di prodotto.
La pay tv di Murdoch ieri, nel suo tg, ha dato ampio spazio al tema frequenze. Il vice presidente italiani Andrea Scrosati conferma che «stiamo osservando la situazione per vedere se è il caso di ritornare su una decisione che al momento resta valida». Quella cioè di partecipare.
Secondo il leader Idv Antonio Di Pietro, protagonista della battaglia contro il beauty contest vinta venerdì in Parlamento, «la vendita delle frequenze può portare anche 16 miliardi nelle casse dello Stato». Una stima probabilmente eccessiva, valida per tutte le frequenze disponibili non solo per le tv. Ma l'asta, soprattutto se Sky sarà della partita (Mediaset e Rai invece con ogni probabilità non parteciperanno), secondo gli esperti, potrebbe fruttare un paio di miliardi. «Ora il ministro Passera deve procedere all'annullamento o almeno alla immediata sospensione della assegnazione gratuita delle frequenze, anche per impedire che si consolidino diritti acquisiti e posizioni di favore», dichiarano Beppe Giulietti, portavoce di Articolo 21, e Vincenzo Vita, senatore del Pd. Il riferimento è al fatto che, Mediaset e Rai (che pure ha dubbi sul beauty contest, come per altro Ti Media) hanno allo stato attuale la certezza di assicurarsi una frequenza. «L'asta sulle frequenze televisive è condivisibile purché sia fatta in modo tale da consentire la partecipazione ad una platea di soggetti il più ampia possibile», afferma la senatrice Adriana Poli Bortone, presidente di Io Sud e cofondatrice con Miccichè di Grande Sud.
Un'idea che potrebbe essere recepita ampliando il diritto dio partecipare a gruppi stranieri non direttamente impegnati nelle tv. Ma è difficile che il Pdl approvi. Intanto, se il beauty contest sarà trasformato in asta, si preannunciano ricorsi: quello di Prima tv di Tarak Ben Ammar in testa.