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18/12/2011
Il Messaggero
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La fase due: tagli alla spesa e accordo anti-evasori. Passera lavora allo sblocco di un pacchetto infrastrutture. Liberalizzazioni per vendita dei farmaci, professioni, trasporto pubblico locale. Taxi compresi. |
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ROMA - «Le elezioni anticipate? Ma va là». Mario Monti non dedica neppure un minuto a parlare della tentazione elettorale che serpeggia nel Pdl e in parte del Pd. I suoi collaboratori lo descrivono «concentrato sul lavoro», impegnato «a disegnare la fase due» dopo il varo della dolorosa manovra economica da 30 miliardi. Soprattutto sicuro di durare «fino al 2013». Spiegazione: «E' semplicemente da irresponsabili pensare a ipotesi diverse, una campagna elettorale in primavera sarebbe una tragedia. I mercati colpirebbero duro e crollerebbe tutto». Italia ed euro compresi. Dopo la prima esperienza parlamentare qualche piccola correzione di metodo, però, il professore l'ha messa in cantiere. Le misure per la lotta agli evasori, le liberalizzazioni, il mercato del lavoro, le opere pubbliche, la scuola, gli enti locali, saranno approfondite «con più tempo». E grazie al maggior tempo a disposizione («abbiamo dovuto fare una manovra ciclopica in appena 20 giorni»), Monti è convinto di riuscire ad evitare altri agguati o trabocchetti nelle Commissioni parlamentari: «Dobbiamo ottenere più consenso e più condivisione, spiegando meglio i provvedimenti. In questo modo potremo ottenere dalle forze politiche dei sì non solo formali ma anche di sostanza, che ci mettano a riparo da brutte sorprese». Considerata quasi chiusa la pratica della «manovra salva-Italia» - venerdì il Senato licenzierà il decreto probabilmente con un nuovo voto di fiducia in modo da bloccare l'ostruzionismo della Lega - Monti si concentra sulla «fase due». Che, come ha promesso, sarà rivolta quanto più possibile alla crescita economica. «Perché senza sviluppo non c'è sostenibilità delle politiche di finanza pubblica». Ma per la crescita e le riforme strutturali servono anche risorse e la pietra angolare del lavoro dell'esecutivo si basa sulla «spending review», l'analisi dei capitoli di spesa di tutte le amministrazioni pubbliche, il cui coordinamento è stato affidato al ministro ai rapporti con il Parlamento, Piero Giarda. Da questo screening dovranno saltare fuori nuovi fondi e il superamento dei dolorosi (e spesso ingiusti) tagli lineari alle singole amministrazioni. E risorse dovranno giungere nelle casse dello Stato anche da una reale dismissione del patrimonio immobiliare fatto di edifici in aree di pregio inutilizzati o sotto-utilizzati. I capitali all'estero. «Abbiamo già fatto tanto contro l'evasione», non si stanca di ripetere il premier. Ma aggiunge: «Altro faremo». E tra questo «altro» c'è l'intenzione di ricalcare le orme della Germania e di raggiungere un accordo con la Svizzera per tassare i capitali di cittadini italiani esportati nelle banche elvetiche. La stima è di oltre 150 miliardi di euro. Si tratta di un procedimento complesso che richiede tempi lunghi e alcuni delicati passaggi diplomatici. Ma Monti è intenzionato ad avviare quanto prima la procedura. Le liberalizzazioni. Sono il primo tassello, dopo lo smacco subìto alla Camera dove il governo ha dovuto rinunciare praticamente a tutte le misure. Giornalai esclusi. Così come ha annunciato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Antonio Catricalà, l'esecutivo cercherà di introdurre maggiore concorrenza (e dunque un calo dei prezzi) con un disegno di legge che verrà battezzato a inizio gennaio. I settori principali sotto esame: la vendita dei farmaci, le professioni, il trasporto pubblico locale. Taxi compresi. Poi strade e autostrade. Con un problema: il Pdl è tutt'altro che entusiasta. Il mercato del lavoro. E' la riforma strutturale più delicata, nervo scoperto del Pd. Ci lavora il ministro Elsa Fornero che ha coniato la formula «flex-security». Sicurezza flessibile. Insomma: una maggiore flessibilità in uscita per i nuovi assunti che in questo modo uscirebbero dal precariato tout court (ma la Fornero si guarda bene dal sostenere che questo sarà l'approdo: «La riflessione è appena cominciata»), dovrebbe essere accompagnata da una forma di ammortizzatori sociali più generosa. Il problema sono le risorse con cui riempire il «fondo» sollecitato dal ministro. Elsa Fornero ha intenzione di arrivare alla riforma «solo dopo un approfondito confronto» con le parti sociali e i partiti della maggioranza. Le opere pubbliche. Il Cipe la settimana scorsa ha stanziato 12 miliardi per le infrastrutture, alcune ferme da tempo a causa di pasticci amministrativi o legali. Ma il ministro Corrado Passera da qui a gennaio dovrà svolgere una ricognizione, «opera per opera, cantiere per cantiere», per individuare quelli incagliati. «Sono già previste una serie di riunioni del Cipe», dicono a palazzo Chigi. Poi c'è l'intenzione di Passera, vista la scarsità di fondi pubblici, di ampliare il ricorso al project-financing con una semplificazione normativa e snellendo le procedure grazie a un «nuovo codice-appalti». I pagamenti alle aziende. Ammontano a circa 100 i miliardi che la pubblica amministrazione deve ad imprese private che hanno realizzato opere o prestato servizi. Per Passera «è la principale causa di morte delle aziende». Il problema è che il governo non può permettersi di sborsare tutto questo denaro, pena il default. L'ipotesi che sta prendendo corpo è il pagamento dei debiti almeno in parte con titoli di Stato. L'edilizia scolastica. Nei prossimi tre mesi saranno individuati da un gruppo di lavoro coordinato dal ministro Francesco Profumo gli edifici a rischio. Già stanziato un miliardo di euro per riqualificare 1.620 scuole di Sicilia, Campania, Puglia e Calabria. Gli enti locali. A inizio gennaio il ministro Giarda convocherà gli enti locali per avviare il confronto sulla modifica del patto di stabilità. L'obiettivo è la semplificazione dei meccanismi in modo di permettere ai Comuni virtuosi di ripartire con i finanziamenti di opere pubbliche e servizi ai cittadini.
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