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Pescara, 11/04/2026
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Data: 19/12/2011
Testata giornalistica: Il Centro
Articolo 18, scontro Fornero-sindacati. Il ministro: «Non ci sono totem sul mercato del lavoro». No di Cgil, Cisl e Ugl

IL GOVERNO Ipotesi di contratto unico per garantire i precari «Paga bassa da aumentare con la produttività»

ROMA. Se la riforma del mercato del lavoro immaginata da Elsa Fornero ha tra i suoi capisaldi l'abolizione o la modifica dell'articolo 18, la strada del ministro appare in salita. Mentre il governo studia la «fase due», basta una sola frase di Fornero in una intervista a fare esplodere le polemiche: «Non ci sono totem, e quindi invito i sindacati a fare discussioni intellettualmente oneste e aperte» dice citando una frase del leader della Cgil Luciano Lama: «Disse: "Non voglio vincere contro mia figlia". Noi purtroppo in un certo senso abbiamo vinto contro i nostri figli» sottolinea, riconfermando al contempo che la soluzione alla disoccupazione giovanile e femminile è «un contratto unico che includa le persone oggi escluse e che però, forse, non tuteli al 100 per cento il solito segmento iperprotetto». Un contratto, spiega, «dove parti con una retribuzione bassa che poi salirà in relazione alla produttività».
La Cgil non fa attendere la sua risposta, e davanti all'ipotesi che lo Statuto dei lavoratori sia scardinato nella parte che garantisce la riassunzione in caso di ingiusto licenziamento, la risposta è negativa. «Non abbiamo intenzione di rinunciare all'articolo 18, norma di assoluta modernità, invece vorremmo discutere di lotta alla precarietà» replica il segretario confederale Fulvio Fammoni. «L'articolo 18 era l'ossessione del precedente ministro, che ha impedito qualsiasi vera riforma» afferma, chiedendo invece che si apra la discussione sugli ammortizzatori sociali. Dai piani alti del sindacato, commenti negativi arrivano anche via Twitter e Facebook: «Contratto unico? Fornero cominci con il ridurre le 46 forme di precariato esistenti». «È ora di aiutare le assunzioni, non i licenziamenti». Ma l'idea è «sbagliata» anche per il leader della Cisl Raffaele Bonanni: «Non capisco come potrebbero stare meglio i giovani sottraendo tutele a chi già lavora».
Respinge l'ipotesi anche l'Ugl: «Se si comincia dall'articolo 18 la riforma parte già col piede sbagliato» commenta il segretario generale Giovanni Centrella, «non parteciperemo al derby "garantiti-non garantiti", è una mistificazione della realtà che serve a fare accettare la libertà di licenziare». Chiude anche il Pd: «L'articolo 18 non c'entra niente con la precarietà e con la crescita dell'economia» commenta il responsabile Lavoro del Pd, Stefano Fassina, mentre Cesare Damiano indica come priorità ammortizzatori sociali «che proteggano chi ha perso l'occupazione». «Il governo eviti di gettare acqua sul fuoco», dicono dall'IdV Antonio Di Pietro e Maurizio Zipponi, che chiedono a Fornero «perché toccare l'articolo 18 proprio ora che Confindustria ha dichiarato che dal prossimo anno salteranno quasi un milione di posti di lavoro?».
Ma in molti applaudono il ministro, definendola «coraggiosa». A partire dal presidente della Camera e leader di Fli Gianfranco Fini: «Se non si fa sì che la pletora di contratti a termine sia sostituita da un contratto unico, garantendo più flessibilità in uscita, se non si ha il coraggio di toccare questo totem, non si aiutano i giovani». Il ministro «pone sul tavolo questioni colpevolmente eluse da tutte le consorterie del Paese» commenta il leader dell'Udc Pieferdinando Casini, mentre per Giuliano Cazzola, del Pdl, «il ministro ha centrato il problema» e «bisogna rivedere le norme su assunzioni e licenziamenti in un quadro di nuove tutele sostenibili e di politiche attive del lavoro».

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