«Conflitto d'interessi? Venderò le mie azioni di Intesa Sanpaolo»
ROMA - Il superministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera, va negli studi di Che tempo che fa, ospite di Fabio Fazio, e avverte: «Non c'è nessun altra manovra in arrivo», contraddicendo, pur senza nominarlo, un altro ex superministro, Giulio Tremonti, che lo aveva preceduto di qualche ora sugli schermi della trasmissione di Lucia Annunziata, In mezz'ora. «Non è che il governo - precisa il Passera - funzioni solo di manovre. Con quella già fatta abbiamo messo in sicurezza l'Italia ed evitato il rischio Grecia che era ad un passo, recuperando in credibilità. Prerequisito, questo, di tutte le altre cose. Adesso dobbiamo realizzare il piano che permetta di consolidare il rigore, che reinneschi la crescita dopo dieci anni di non crescita. Dovremo fare ancora tante cose per il Paese». Tra queste Passera elenca investimenti, infrastrutture, scuola, per le quali «certamente ci sarà bisogno di nuove risorse». Consapevole del brutto momento attraversato dall'economia, il ministro dello Sviluppo afferma che «però, dopo le misure dei primi dieci giorni andremo a trovare queste risorse con altre leve».
Tra le strade da battere, dice il ministro che mostra di essere del tutto a proprio agio nei frangenti dei talk-show, quella delle liberalizzazioni e della vendita delle frequenze tv. Sulla prima dice di essersi preso «un'arrabbiatura pazzesca», ma che non «finisce qui». «Il caso dei farmacisti - osserva Passera - è emblematico, perché si è trattato veramente di un grande peccato anche per loro. Era una liberalizzazione giusta, molto limitata che dava spazio alle parafarmacie, ai giovani. Questa è una di quel paio di cose che non sono state ancora messe dentro. E comunque ci torneremo».
Quanto alle frequenze tv, il titolare dello Sviluppo afferma che non tollererà la loro assegnazione gratuita: «Bisogna trovare il modo giusto per utilizzare al meglio queste cose. Non decido da solo. Ho preso l'impegno di fare delle proposte al governo. Probabilmente le ragioni di mercato e tecnologiche che hanno portato alla decisione del beauty contest si sono molto modificate negli ultimi due o tre anni e di fronte alla richiesta di sacrifici agli italiani pensare che un bene raro e prezioso, e comunque pubblico, possa essere dato gratuitamente verosimilmente non lo tollereremo». Quanto, però, al sistema di assegnazione delle frequenze, Passera tiene le carte coperte: «Su questa domanda posso giocarmi il jolly?» replica scherzando a Fazio, lasciando intravedere che «potrà essere una cosa un po' diversa» dall'asta ipotizzata, «dobbiamo trovare nuovi modi».
Le parole del ministro trovano un immediato, entusiasta riscontro nella dichiarazione del rappresentante dell'Udc in Vigilanza Rai, Roberto Rao: «Se in altri momenti ha suscitato perplessità e critiche, oggi una procedura come il beauty contest è del tutto illogica perché va nella direzione opposta alla politica di questo governo, fatta di risparmi, rigore e valorizzazione delle risorse. Bene ha fatto dunque Passera, dopo il voto della Camera sull'ordine del giorno, ad assumere una posizione chiara e in linea con i duri sacrifici che vengono chiesti agli italiani. Non è più il tempo di sostituire le gare con i concorsi di bellezza di cui si conoscono già le vincitrici».
Altro terreno di battaglia per il governo, indicato dal titolare del ministero di via Veneto, è quello dell'evasione fiscale: «Il nostro impegno è di non dare pace agli evasori. Si tratta di 120 miliardi rubati agli altri da andare a recuperare per fare investimenti per la crescita». E sulla questione del presunto conflitto di interessi che gli viene attribuito in quanto ex ad di Intesa San Paolo, Passera annuncia che venderà tutte le azioni della banca in suo possesso, anche se per la sfavorevole fase borsistica - spiega poi - «è una disgrazia, è sbagliato, ma così ci togliamo ogni dubbio e basta».
Fabio Fazio chiede poi lumi sul «futuro politico» di Passera, che sorridendo dribbla la domanda: «Chi lo sa? Certo - ammette però - che occuparsi del bene comune è il più bello dei lavori. Vedremo...». Naturalmente, alle sorti di uno dei suoi principali ministri appaiono legate anche quelle del governo, e Passera presagisce: «Prevarrà la saggezza e il buonsenso di utilizzare un'occasione un po' straordinaria di un governo in cui tutti insieme si lavora per le cose necessarie al Paese e quindi il tempo fino alla fine della legislatura ci sarà». «Comunque - aggiunge il ministro - è il Parlamento che decide e se dovessero decidere di fermarci prima non possiamo farci nulla. Anche se mi sembra inutile dare la sensazione al mondo che è un lavoro pronto per essere interrotto».