«Dopo la sconfitta nelle urne, volevano il taglio delle imposte al buio»
ROMA. «La manovra è troppo sbilanciata dal lato delle tasse e priva di altre cose che dovevano esserci. Il rigore poteva essere fatto riducendo la spesa pubblica e anche sulla crescita non ci siamo».
Dopo giorni e giorni di imbarazzato silenzio, Giulio Tremonti torna a farsi sentitre e subito attacca la manovra, il governo dei tecnici e i suoi (ex?) alleati del Pdl. L'occasione per togliersi qualche sassolino dalle scarpe è offerta all'ex superministro dell'Economia dalla trasmissione domenicale di Lucia Annunziata, In Mezz'Ora. Deciso a conservare l'immagine dell'algido professore interessato solo allo stato di salute dell'economia, Tremonti usa i trenta minuti che ha a disposizione per stroncare il lavoro del nuovo governo. Ma non solo. L'ex ministro, che tre giorni fa non ha votato la fiducia perché malato, ritiene «probabile» che ci sia un'altra manovra (ma il ministro Passera lo smentisce) e spiega che il rigore «poteva essere fatto riducendo la spesa pubblica e non aumentando le tasse». Ma non è finita. Sui burrascosi rapporti che alla fine lo hanno portato a rompere con il Cavaliere, Tremonti ammette che a partire da maggio, dopo le elezioni amministrative, qualcosa è cambiato. «Si era diffusa la convinzione che si potevano rivincere le elezioni riducendo le tasse al buio. Si diceva ci vuole coraggio e non prudenza. Ma essendo chiaro che la crisi stava diventando sempre più grave, era forse il momento di essere ancora più prudenti e di considerare il coraggio come incoscienza» affonda il ministro, che propone di dare il doppio voto ai giovani (fino a 40 anni), annuncia l'imminente uscita di un suo libro che conterrà un «programma politico» e dà il benservito a chi nella maggioranza appoggia il governo di impegno nazionale.
«Mi fa effetto vedere alcuni del Pdl che prima dicevano di no a certe cose essendo al governo e adesso dicono di sì alle stesse cose non essendo al governo. E' evidente che fanno penitenza», sibila Tremonti. L'attacco a tutto campo che arriva da chi fino a qualche settimana fa non accettava consigli da nessuno, fa infuriare non solo il Pd e il Terzo Polo ma anche e soprattutto gli esponenti del Pdl. Nessuno, insomma, lo difende. La replica più ruvida è quella di Fabrizio Cicchitto che contesta la politica dei"tagli lineari" e non solo: «Tremonti bloccò anche le iniziative di singoli ministri che avrebbero consentito di combinare rigore e crescita e questa» accusa il capogruppo del Pdl alla Camera «fu l'autentica punizione alla quale egli sottopose il governo del quale faceva parte». Ma anche l'ex ministro Galan non è tenero: «Sono veramente felice di di verificare che, come sempre, Tremonti non è con noi. La coerenza è una grande virtù, anche nella menzogna».
Le critiche più dure arrivano dal centrosinistra e dal Terzo Polo. Tranciante è il commento di Bersani: «Da parte di Tremonti era più dignitoso il silenzio degli ultimi giorni che le parole di oggi. E' davvero incredibile che chi ci ha portati in questa situazione si rimetta a favoleggiare come se nulla fosse». Tremonti è «senza vergogna» e «spocchioso» anche per Savino Pezzotta (Udc) e per il responsabile economico del Pd, Stefano Fassina: «L'ex ministro sa benissimo che l'aumento delle tasse è dovuto al fatto che lui, Bossi e Berlusconi hanno lasciato un buco di 20 miliardi».