ROMA Il fisco si affaccia sul mondo del risparmio postale. La mini-patrimoniale introdotta con il decreto salva Italia colpirà con un'imposta di bollo gli investimenti che non necessitano di un deposito titoli, come fondi e polizze, ma anche libretti e buoni postali, storicamente esenti da qualsiasi prelievo sul capitale: ad essere tassati finora erano solo gli interessi. Per i risparmiatori affezionati al questa forma tradizionale di investimento sarà una piccola rivoluzione (in negativo) compensata forse dal fatto che buoni, libretti di risparmio e conti correnti postali, così come i conti bancari, potranno godere di un'esenzione dall'imposta di bollo per le giacenze al di sotto dei 5.000 euro, finora non prevista. Insomma chi usa questi strumenti per investimenti molto piccoli (caso abbastanza frequente per i libretti) non vedrà nemmeno un euro intaccato dal fisco, mentre gli altri dovranno pagare.
Le cifre del risparmio postale sono tutt'altro che trascurabili: complessivamente rappresenta circa il 10 per cento del risparmio totale delle famiglie italiane. I libretti aperti sono più di 27 milioni, per un valore di 97,7 miliardi di euro a fine 2010. Pressoché doppio è l'ammontare dei buoni postali, 198,5 miliardi. Complessivamente dunque siamo vicini a quota 300 miliardi, cui si aggiungono i quasi 36 di giacenza media sui circa 5,5 milioni di conti correnti sempre gestiti dalle Poste.
Si tratta di una scelta ben radicata nelle abitudini degli italiani, che però non dà segno di andare fuori moda. Anzi, i numeri sono in crescita: in due anni, dal 2008 al 2010, il valore degli investimenti in buoni è cresciuto del 7 per cento. E l'incremento è stato ancora più sensibile, toccando il 19 per cento, per i libretti, dei quali è aumentato, pur se in misura minore, anche il numero.Su questa realtà ora andrà a impattare per la prima volta l'effetto fiscale. Un effetto psicologico prima ancora che finanziario, visto che questi strumenti si sono sempre caratterizzati per la loro semplicità e chiarezza.
Per i libretti di risparmio, il prelievo sarà in cifra fissa, analogo a quello dei conti correnti postali o bancari: 34,20 euro l'anno, legati all'invio appunto annuale del rendiconto. La relazione tecnica al decreto, usando molta prudenza, valuta zero il possibile introito per le casse dello Stato. Infatti dividendo i quasi 98 miliardi di giacenza per i 27 milioni di libretti si ottiene una consistenza media inferiore ai 4.000 euro. Nella maggior parte dei casi quindi dovrebbe scattare l'esenzione prevista al di sotto dei 5.000 euro; è chiaro comunque che c'è anche una quota di risparmiatori, anche se piccola, che usa lo strumento per investimenti più sostanziosi.
Per quanto riguarda invece i buoni, il prelievo è allineato a quello delle altre forme di risparmio. Sarà applicato alla scadenza ma relativamente ad ogni anno e calcolato per il 2012 in misura dell'1 per mille del valore di rimborso, e dell'1,5 per mille a partire dal 2013. C'è comunque un minimo di 34,20 euro e un massimo di 1.200 che però vale per il solo 2012. Anche per i buoni si applica l'esenzione sotto i 5.000 euro. Ecco allora che per 10.000 euro investiti in buoni, un importo piuttosto contenuto, l'imposta annuale sarà a regime di 15 euro.
Per lo Stato il beneficio di questa singola voce non è trascurabile: 28 milioni nel 2012, destinati a crescere a 84 l'anno successivo e a 103 nel 2014.