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Data: 20/12/2011
Testata giornalistica: Rassegna.it
Scoppia la polemica sull'articolo 18

Camusso: è una norma di civiltà. Bonanni: il governo aizza la protesta. Per Confindustria e Terzo Polo la riforma va fatta senza tabù. Vendola: la reazione sarà durissima. Fassina (Pd) a rassegna.it: assurdo facilitare i licenziamenti durante la crisi

La ricetta Fornero, con tanto d'intervento sull'articolo 18 per garantire una maggiore flessibilità del lavoro, spacca la politica e unisce i sindacati. A differenza della manovra, approvata senza un briciolo di concertazione, il governo ha promesso che nella 'fase due' consulterà in modo approfondito le parti sociali. La data del confronto non è stata ancora fissata (all'inizio di gennaio dovrebbe esserci il primo appuntamento), ma l'argomento è di quelli pesanti e già fioccano le polemiche.

"L'art. 18 è una norma di civiltà che dice che nessun imprenditore e nessun datore di lavoro può licenziare un lavoratore perché gli sta antipatico, perché ha un'opinione, o fa politica oppure fa il rappresentante sindacale. Ha un potere deterrente ed è per questo che si vuole togliere ma è importante che rimanga". Così il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, in occasione dello sciopero generale del pubblico impiego.

"Di annuncio in annuncio si fa la riforma del mercato del lavoro o meglio dire del licenziamento facile. Scendete dall'Empireo - ha detto rivolgendosi ai governanti - e venite nel mondo e guardate i disoccupati. Non ci sono salvatori della patria ma ci vogliono le ricette giuste. Questa ricetta di Monti ammazza i lavoratori, i dipendenti e i pensionati e non salva il Paese ma avvantaggia solo chi ha approfittato della crisi".

"Questa storia non la capisco proprio, sembra si voglia aizzare la protesta e, non è quello che doveva fare un governo tecnico", afferma il segretario della Cisl, Raffaele Bonanni, a proposito di possibili modifiche all'articolo 18.

Per il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia la riforma del lavoro "va affrontata con molta serietà, pragmatismo e senza ideologia serve e non deve esserci alcun tabù sull'articolo 18". Gli industriali chiedono al sindacato "grande spirito di collaborazione e atteggiamento costruttivo". L'articolo 18 "non è un falso problema. Secondo noi è un tema da affrontare, io mi auguro che aldilà delle dichiarazione ufficiali e pubbliche che ognuno di noi fa ci sia la volontà anche da parte dei sindacati di lavorare seriamente su questa tema".

"In una fase di recessione e depressione come quella attuale, è assurdo pensare a maggiori possibilità di licenziare i lavoratori. Dovremmo occuparci di come far ripartire la crescita", quindi del "sostegno alla domanda, della redistribuzione del reddito, e non di aspetti che nulla hanno a che vedere con la precarietà e con la crescita". A dirlo è il responsabile economico del Pd, Stefano Fassina, interpellato da rassegna.it sul tema dell'articolo 18. "Il contratto di apprendistato - aggiunge l'esponente dei democratici - può essere il veicolo principale e fondamentale per accedere al mercato del lavoro. Occorre disboscare la giungla contrattuale in essere e fare dell'apprendistato il 'contratto unico'. Non c'è bisogno di intervenire sull'articolo 18, che non ha nulla a che vedere con la precarietà".

Per Claudio Cicchitto (capogruppo del Pdl alla Camera), la modifica dell'articolo 18 è un tema "che sta nelle richieste dell'Unione europea che ci chiede di rendere il lavoro più flessibile. Il governo si deve misurare su questo problema". A chi gli chiede un commento sull'atteggiamento dei sindacati, Cicchitto risponde: "Il muro contro muro è sbagliato. Ricordo che una parte della manovra noi non la condividevamo, ma l'abbiamo approvata".

"L'idea di rimettere, ancora una volta dopo tanti anni, in scontro fra di loro lavoratori e imprenditori ci sembra davvero vecchia e pericolosa". Così è il leader dell'Italia dei Valori, Antonio Di Pietro. "La posizione dell'Idv in materia di lavoro - aggiunge l'ex pm - è molto chiara: invece di toccare l'articolo 18 si intervenga sui contratti di apprendistato".

Di diverso avviso Pier Ferdinando Casini, leader Udc: "L'articolo 18 non è un totem intoccabile, è ampiamente perfettibile". A suo giudizio il paese si salverò solo se le forze sociali "concorranno insieme al governo per contribuire a migliorare la situazione".

"Noi come Fli e Terzo polo sosteniamo il governo in modo convinto e sosteniamo il ministro Fornero anche nel progetto di una modifica delle norme sul mercato del lavoro che ha l'obbiettivo realistico di sconfiggere il precariato malsano, che è la regola della nuova occupazione giovanile, aprendo una discussione senza totem e senza tabu'". Lo dice a Radio Radicale il capogruppo di Fli Benedetto Della Vedova.

Nichi Vendola chiude invece a qualsiasi ipotesi di riforma. "L'art.18 non si tocca", ha chiarito il leader di Sel al termine di un incontro con i rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil. "È un argomento tabù perché riguarda la carne viva dei lavoratori e i diritti delle persone - ha insistito - se il governo pensa di mettere mano ad una riforma regressiva e di destra la risposta sara' durissima. Tutti devono stare molto in guardia sulla possibilita' di scardinare i diritti, la reazione non potra' che essere determinata e durissima".

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