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Data: 20/12/2011
Testata giornalistica: Il Centro
Le mafie sulla ricostruzione - L'Aquila, 4 arresti: in manette uomini della 'ndrangheta

L'AQUILA. Le mani della 'ndrangheta sulla ricostruzione pesante post terremoto: ora non è solo un teorema investigativo ma una realtà conclamata da quattro arresti fatti da Finanza e Polizia con l'accusa di concorso esterno in associazione di stampo mafioso. All'alba di ieri sono scattate le manette per Stefano Biasini aquilano, 34 anni, imprenditore edile, residente a Pianola, Antonino Vincenzo Valenti 45 anni di Reggio Calabria, Massimo Maria Valenti, (38) reggino ma residente all'Aquila in via Caprini 14 e Francesco Ielo (58) anche lui reggino ma residente ad Albenga. I tre calabresi sono imprenditori legati alla cosca Caridi-Zincato-Borghetto. L'operazione denominata «Lypas», dal nome da una delle aziende di costruzione in odore di 'ndrangheta, ha portato al sequestro delle quote di quattro società, di otto automezzi, cinque immobili, 25 rapporti bancari, riconducibili agli indagati e alle attività commerciali a loro facenti capo. Il valore complessivo è di oltre un milione di euro. Ci sono stati, infine, controlli su 31 persone.
Caridi, dunque, si sarebbe avvicinato ai soldi della ricostruzione puntando sui buoni uffici dell'imprenditore aquilano. E va anche detto che se nel mirino c'erano appalti per milioni della ricostruzione pesante (ovvero gli edifici classificati E) due appalti per circa 200mila euro erano già finiti nella mani della associazione malavitosa e altri 13 appalti erano sul punto di essere accaparrati, lavori molto molto consistenti sotto il profilo economico trattandosi di riparazioni di fabbricati assai lesionati classificati E. I lavori effettuati all'Aquila hanno riguardato dei palazzi in viale della Croce Rossa 119 lievemente lesionati dal sisma. Gli esiti dell'operazione sono stati esposti in una conferenza stampa nella caserma della Finanza alla presenza del procuratore antimafia dell'Aquila, Alfredo Rossini, che ha sottolineato l'importanza dell'operazione: intorno a lui, tra gli altri, il sostituto Fabio Picuti, il prefetto dell'Aquila, Giovanna Maria Iurato, il questore, Stefano Cecere, il comandante provinciale della Finanza Giovanni Domenico Castrignanò che ha fatto gli onori di casa con il collega Gianluca De Benedictis capo della polizia tributaria.
Tutti hanno sottolineato la sinergia tra istituzioni, autorità giudiziaria e forze dell'ordine e il valore di controlli preventivi sugli appalti fatti dalla prefettura. Il questore ha affermato che mai nella sua carriera gli era capitato di trovare uniti nello stesso tavolo i rappresentanti di tante istituzioni. Le indagini sono partite due anni fa, poi sono state rafforzate dalla operazione «Alta Tensione» della Procura di Reggio Calabria che ha portato all'arresto di numerose persone, tra cui il boss Santo Giovanni Caridi, sul conto del quale tra l'altro sono emersi collegamenti con società aquilane impegnate nella ricostruzione. Riguardo agli arresti è emerso che il commercialista del boss aveva acquistato il 50% della società di costruzioni «Tesi srl», di proprietà di uno dei quattro arrestati, Stefano Biasini. Secondo l'accusa, Caridi si sarebbe inserito nella ricostruzione attraverso Biasini, con la mediazione degli altri tre arrestati.
L'operazione Lypas è stata caratterizzata da investigazioni della squadra mobile, ieri rappresentata dal responsabile Fabio Ciccimarra e dal sostituito commissario, Sabatino Romano attraverso una larga messe di intercettazioni di cellulari e con l'ascolto di conversazioni ambientali: la polizia ha documentato fotograficamente e soprattutto con intercettazioni ambientali le fasi preliminari di un incontro avvenuto nel maggio 2010 in un albergo dell'Aquila tra gli arrestati e i componenti della cosca reggina. Il colonnello della Finanza Castrignanò ha spiegato il peso delle non meno importanti investigazioni economico-finanziarie fatte dal Gico, Scico e polizia tributaria attraverso accertamenti bancari, indagini patrimoniali e riscontri documentali che hanno integrato e ampliato gli esiti delle indagini tecniche consolidando il quadro accusatorio. Ciò ha indotto il giudice per le indagini preliminari del tribunale Marco Billi a firmare le richieste di arresto fatte dai pm. «C'è un'attenzione spasmodica sull'attività nel cratere» ha spiegato al riguardo il comandante provinciale della Finanza. Le indagini non sono certamente finite visto che ci sono ancora molti aspetti da sondare. Comunque entro la fine della settimana gli accusati compariranno davanti al giudice per gli interrogatori di garanzia assistiti dai legali di fiducia.

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