LANCIANO - Nella Sevel di Val di Sangro parte una raccolta di firme per promuovere un referendum abrogativo del nuovo contratto Fiat, siglato il 13 scorso a Torino, senza la partecipazione della Fiom. Se n'è parlato ieri nel corso di due affollate assemblee che il segretario nazionale Fiom, Maurizio Landini, ha tenuto nella fabbrica del Ducato, che è il sito più grande d'Europa del gruppo Fiat, con 6.200 dipendenti diretti e altri 3 mila occupati nell'indotto. Landini ha pure tenuto una conferenza stampa a Lanciano, confermando il percorso del referendum, oltre che il ricorso ad altre strade, tra cui quello legale, contro la norma del nuovo contratto che non riconosce la rappresentanza sindacale in azienda alle organizzazioni che non hanno firmato l'accordo. «Un trucco - commenta Landini - che Marchionne ha tirato fuori, con il beneplacito degli altri sindacati, per mettere la Fiom fuori dalle fabbriche». Con Landini c'erano i responsabili regionali e provinciali del sindacato: Nicola Di Matteo, Marco Di Rocco e Davide Labrozzi.
«Mi ha confortato - dice Landini - la massiccia presenza dei lavoratori all'assemblea, segno della consapevolezza che si sta giocando una partita importante. Ho illustrato come questo accordo comporti un peggioramento delle condizioni di lavoro. In Sevel, come altrove, dal primo gennaio, gli operai saranno penalizzati per la gestione degli straordinari che diventano obbligatori per 120 ore; la clausola di responsabilità, che non permette di scioperare negli straordinari prestabili; i 18 turni settimanali; la riduzione delle pause da 40 a 30 minuti; scompare la Rsu, rappresentanza sindacale unitaria, e nasce la Rsa, rappresentanza sindacale aziendale solo per le organizzazioni firmatarie del contratto, che di fatto cancella la libertà sindacale. In più, a fronte del peggioramento delle condizioni di lavoro e dell'esclusione della Fiom, non c'è nessuna certezza sugli investimenti e sul futuro degli stabilimenti, non vengono presentanti nuovi modelli e la Fiat perde quote di mercato».
Il segretario regionale Nicola Di Matteo stigmatizza «il comportamento dei Sindaci del territorio che hanno lasciato soli gli operai della Sevel e del governo regionale che mai ha chiamato la Fiat ad aprire un tavolo di trattativa sulla più grande fabbrica d'Abruzzo: c'è stato e c'è solamente un silenzio assordante».